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Copertina Michail Antonio
, 28 Marzo 2022

Michail Antonio si è fatto da sé


L'attaccante giamaicano si è costruito una carriera lunga attraverso tanti momenti difficili.

È il 23 agosto del 2021 e Michail Antonio, in mezzo a una marea di bolle, solleva un cartonato di se stesso davanti a un London Stadium pieno e festante. A fine partita, rivelerà come la sua esultanza esultanza fosse ispirata alla celebre scena di Dirty Dancing in cui Johnny solleva Baby. Antonio aveva appena segnato il gol del 3-1 del West Ham contro il Leicester ma soprattutto era diventato il miglior marcatore in Premier League della storia degli Hammers. La cifra di gol non sarebbe stata neanche troppo esaltante se non fosse che Antonio a questo traguardo ci era arrivato dopo aver girato per tutta la piramide del calcio inglese e per tutti i ruoli del campo.

Il percorso che ha portato Michail Antonio a quel record è però abbastanza consueto per i giocatori inglesi che non sono della più ristretta élite, forse più di quanto non lo sia in Italia. Quando ha 14 anni, il Tottenham cerca di portarlo nelle sue giovanili ma sua madre decide di bloccarlo, spingendolo a proseguire gli studi. Come racconta lui stesso: "All’epoca non pensavo fosse la scelta giusta ma ora credo di sì; ho un diploma e questo mi ha permesso di imparare qualcosa prima di entrare nel mondo del calcio." Stando alle sue parole, insomma, l’istruzione sarebbe stata il paracadute della sua carriera; in particolare, Antonio racconta come avesse avuto anche la possibilità di diventare un insegnante di educazione fisica e di andare all’università se non ce l’avesse fatta nel calcio. Anche in queste parole si può intuire l'incredibile etica del lavoro che ha accompagnato la sua carriera fino alla Premier League.

Il viaggio di Antonio è iniziato tra i dilettanti, con il Tooting and Mitcham United, una squadra con un nome che sembra uscito da un libro di favole; anche se, come racconta il suo presidente di allora, era una e. Il suo presidente dell’epoca lo ricorda soprattutto per la sua tecnica e per la sua velocità e qualcuno alla fine lo nota. Il Reading, all’epoca in Championship, lo aggrega nelle sue giovanili dove trova anche un giovanissimo Hal Robson-Kanu.

Dal Reading, Antonio viene mandato prima in prestito al Cheltenham, in League One, e poi al Southampton, dove trova Alan Pardew, da sempre molto attento a ciò che viene dalla non-league e proprio Pardew ammetterà di averlo seguito a lungo. L'intuizione di Pardew si dimostra corretta, dato che nella South Coast arriva la sua prima vera stagione di spessore, culminata con il gol nella finale della coppa di lega di categoria.

Nella stessa partita, per il Southampton segnano Adam Lallana e Rickie Lambert, che con il Southampton arriveranno fino alla Premier League.

Dopo la sua prima stagione, con 7 gol e 3 assist in 39 partite, Antonio sarebbe ben propenso a rimanere a Southampton ma la situazione finanziaria del club glielo impedisce, costringendolo a tornare al Reading. Con i Royals, in Championship, Antonio trova nuovamente poco spazio, motivo per cui dopo appena un anno riesce a riottenere un prestito in League One. La League One sembra decisamente più la sua comfort zone, dato che ci torna prima con il Colchester e poi, soprattutto, con lo Sheffield Wednesday.

Quando Antonio arriva a Sheffield ha 22 anni e in League One ci sguazza: con gli Owls impiega due partite per segnare il suo primo gol e il suo inserimento diventa subito decisivo per la promozione. La pennellata finale la mette personalmente con il gol decisivo contro il Wycombe all’ultima giornata, regalando in un colpo solo il sorpasso ai cugini dello Sheffield United e la promozione diretta in Championship.

Il suo gol al Wycombe è inspiegabile: con il primo controllo, di petto, si porta avanti il pallone e manda a vuoto un tentativo di anticipo del primo difensore; quando rientra in possesso, con la spalla se lo allunga leggermente, evitando il ripiegamento del terzino, e quindi appoggia con l’esterno in porta sull’uscita del portiere.

È difficile etichettare questo gol, in cui confluiscono una tecnica e un uso del fisico fuori dal comune.

Fino a questo punto la sua carriera era stata molto ondivaga; se in League One sembrava poter spostare, in Championship ancora era sostanzialmente un oggetto misterioso. Dopo questa stagione, però, gli Owls lo riscattano portandolo con loro in Championship, stavolta per rimanerci. Stavolta, in effetti, il salto di categoria non lo penalizza; grazie ai suoi sette gol e undici assist, lo Sheffield Wednesday si salva e lui diventa un pezzo gradito anche per la categoria.

Basta vedere i suoi gol per capire come Antonio sia un pezzo unico per la realtà della Championship: in alcuni sembra una versione su piccola scala di Cristiano Ronaldo per il modo in cui, pur avendo un fisico imponente, riesce a mantenere un passo e un controllo del pallone ingestibile per gli avversari; in altri sembra solo un passante che si trova sulla traiettoria del pallone per caso. In Antonio, insomma, confluiscono varie forme del gioco in un modo molto peculiare e controintuitivo. La sua qualità però viene riconosciuta da molti e soprattutto dal Nottingham Forest, che lo mette sotto contratto nell'estate 2014.

"Non è bravo solo a correre: sa come e quando dialogare coi compagni, sa usare il suo fisico e sa quando è il momento migliore per saltare e colpire di testa. È un giocatore che eccelle in quattro o cinque aree del gioco," racconta il suo tecnico a Nottingham, Dougie Freedman. Con il Forest, Antonio segna sedici gol; uno di questi, contro il Fulham è inspiegabile per il modo in cui fa perno sul difensore, in modo da girarsi fronte alla porta e aprire il piatto. Un pattern che tornerà anche in futuro.

Sempre Dougie Freedman, che nel Palace aveva allenato due ali profondamente dribblomani come Bolasie e Zaha, userà questi due come termine di paragone per lui. Effettivamente, vedendo che tipo di giocatore è stato Antonio nel Forest il paragone non è così malsano.

La stagione dominante con la maglia del Forest gli vale le attenzioni di diversi club; all'inizio della stagione 2015/16, arrivano delle offerte sia dal West Brom che da altri club di alta Championship e bassa Premier. Alla fine, la possibilità di salire ancora di categoria gliela dà il West Ham, che lo prende a fine mercato per allungare la rosa. Gli ci vuole qualche settimana per inserirsi nella rosa titolare ma da lì, cambiando ruoli e compiti, non lascia mai più il suo posto.

Tutti gli allenatori che lo avevano visto fino a quel momento parlano di Michail Antonio come di un giocatore sorprendente per le sue qualità. A portare tutto al livello successivo però è Slaven Bili‌ć, che riesce anche a circoscrivere e incasellare il suo talento fino a portarlo a giocare in difesa. Mettendo insieme tutto ciò che è stato detto fino a questo punto, questa scelta non dovrebbe sorprendervi troppo; per un giocatore con la sua capacità di gestire il campo e il pallone, un cambio di ruolo è quasi ininfluente. In realtà il suo abbassamento sulla linea difensiva è parzialmente forzato dall’infortunio di Joey O’Brien ma lo stesso Bilić finirà per rivendicarlo: "Può diventare un grande terzino come Valencia del Manchester United." Per quanto i risultati siano stati abbastanza positivi, la sensazione che dà vedere un esterno potente ed elegante come Antonio a fare il terzino poteva risultare effettivamente strano, tanto che i tifosi del West Ham finiranno per creare una petizione per toglierlo da lì.

Come spiega Jonathan Liew sul Guardian, Michail Antonio è un giocatore che non può essere ascritto a una sola categoria, in quanto ha qualità tecniche, atletiche, fisiche e di lettura del gioco che lo rendono ideale per qualsiasi ruolo in campo. In tal senso si spiega come mai nei suoi sette anni da giocatore del West Ham abbia occupato quasi ogni ruolo. È partito alto a destra, è stato abbassato, poi ha cambiato fascia, poi è andato al centro dell'attacco.

Quella che porta Antonio al West Ham è una delle sessioni di mercato più ambiziose della storia del club, che poco prima si è assicurato anche lo sconfinato talento di Dimitri Payet. In quella tornata di acquisti e in quelle altrettanto ambiziose che seguiranno, l’unica sostanziale difficoltà per gli Hammers sarà trovare un centravanti che rispecchiasse veramente le ambizioni del club. Ironia della sorte, a risolvere questo problema sarà sempre David Moyes, che nella sua prima gestione porta Marko Arnautović a giocare in quel ruolo, venendo poi emulato da Manuel Pellegrini l'anno successivo, salvo poi tentare di compensare la sua cessione con un nove più convenzionale come Haller. Il francese diventa quindi il giocatore più pagato della storia del club, ma il suo impatto si limita giusto alle prime partite. Per il resto, il West Ham arriva a implodere e a fine dicembre, si trova in zona retrocessione, con la dirigenza che decide di licenziare l'ingegnere e richiamare proprio Moyes.

Dopo lo stop per la pandemia, Moyes decide di replicare quanto fatto con Arnautović due anni prima, spostando proprio Antonio come centravanti. Nelle ultime 9 partite della stagione, l'inglese segna 8 gol – di cui quattro contro il Norwich – e si rivela decisivo per la miracolosa salvezza gli Hammers. Tanto basta per valergli una conferma anche negli anni successivi.

Di tutti i gol segnati in quel segmento post-apocalittico di calcio, non ce n’è uno che ricordi il giocatore che Antonio è stato in gioventù. La maggior parte sono tocchi intelligenti in area, uno è un rigore e un altro è una spizzata da angolo. A 30 anni, Michail Antonio è diventato un centravanti minimalista, con un gioco asciutto e ottimizzato quasi esclusivamente per la finalità di segnare.

In particolare, il primo di questi otto arriva contro il Chelsea ed è un manifesto della sua carriera: Antonio riceve al limite dell’area e cerca di girarsi ma viene tirato per terra da Rüdiger; nel rimpallo Fornals recupera il pallone e scarica sulla destra per Bowen che appoggia appena fuori dall’area di rigore dove Antonio, appena rialzatosi, gira in caduta. Il gol non è più il tocco morbido con cui aveva punito il Wycombe nel 2011 ma sembra uscito da un incontro di lotta greco-romana.

L'evoluzione che Antonio compie nel suo percorso al West Ham è ben spiegata dal fatto che in Premier League abbia segnato solo da dentro l'area. Pur non comprendendo neanche un gol da fuori, il suo campionario è vastissimo e denota la sua qualità sia con che senza palla. Nel corso della sua carriera Antonio mette in mostra una grande varietà di soluzioni anche non ortodosse. Tuttavia, con gli anni, i gol in cui passa in mezzo ai difensori come un pattinatore di velocità iniziano a venire meno, sacrificati sull'altare di un'efficienza estrema. La forma finale di Michail è un giocatore ultra-funzionale, che legge il tempo e lo spazio attorno a sé meglio e prima degli altri.

Nel primo anno da centravanti titolare e indiscusso del West Ham, Antonio segna 10 gol e offre 5 assist in 26 partite, il volume non è spropositato ma il peso è sempre importante; spesso infatti le sue giocate sono quelle che rompono l'equilibrio della gara. A fine stagione gli Hammers tornano in Europa mettendosi dietro due squadre come Arsenal e Tottenham.

Nella stagione in corso Antonio è diventato ancora più centrale; ha accettato definitivamente il suo status di centravanti, mettendosi il numero 9 sulle spalle. Con quattro gol nelle prime tre partite ha superato prima Mark Noble e poi Paolo Di Canio per diventare il miglior marcatore in Premier League della storia del club. Quasi per coerenza, il gol del record è un gol da centravanti nel senso più vero del termine.

Qui il pallone gli arriva dalla sinistra; Antonio riceve in posizione leggermente allargata e controlla il pallone con il sinistro, mentre Soyüncü accorcia su di lui. Quando il difensore turco arriva a toccarlo, Antonio sembra in procinto di cadere all'indietro ma con uno slancio, e con il braccio, riesce a recuperare il controllo e a disegnare una specie di ricciolo con cui si porta la palla sul destro prima di scagliare un tiro semplicemente troppo forte per tutti.

I momenti che seguono ci riportano all'inizio: Antonio corre verso la panchina, prende il suo cartonato e lo solleva circondato dalle bolle di sapone. Un'immagine strana, quasi poetica ma al tempo stesso cringe, specie considerando che quell'esultanza arriva forse nel momento più importante della sua carriera.

Il gol della storia è il numero quarantotto, ma ne seguiranno altri; il quarantanove arriverà pochi minuti dopo, quando stopperà male una palla di Coufal, facendo una sorta di sombrero al difensore e calciando in scivolata la palla che sta ricadendo. Gli ci sono voluti quasi vent'anni e una carriera lunga e mai veramente lineare, ma Michail Antonio è riuscito a ritagliarsi il suo spazio nella storia degli Hammers, da cui probabilmente non uscirà più.

  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal,
    dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

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