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3 min

- di Danilo Budite

Considerazioni sparse post "Caos" di Fabri Fibra


Nella pletora di grandi album rap dell’ultimo periodo si guadagna un posto di rilievo “Caos”, il nuovo CD di Fabri Fibra.


- Partiamo col dire che questo è un grande momento per essere fan del rap in Italia. Il genere sta vivendo una fioritura eccezionale, passando dai contesti underground alle vette delle classifiche e contaminandosi sempre di più con una musica cantautoriale che ha in Italia una tradizione fortissima. Negli ultimi tempi abbiamo assistito all’uscita di album di livello eccezionale, dal doppio capolavoro di Marracash con “Persona” e “Noi, loro gli altri” a quelli di Gué e di esponenti più giovani come Paky e Bresh. Mancava solo Fibra a unirsi al coro, l’ha fatto dopo tutti quanti, ma nel suo modo inconfondibile. Parafrasando alla lontana una famosa massima del leggendario calciatore Gary Lineker, potremmo dire che il rap è quel genere musicale dove tanti artisti sfornano rime, ma poi Fabri Fibra lo fa meglio di tutti. “Caos” è una perla, che s’inserisce in un contesto di genere eccezionale e lo rifinisce e suggella allo stesso tempo;

- Già, perché Fibra è stato uno dei primi a portare il rap a un livello superiore, a mandarlo in alto in classifica e a ispirare tutta quella generazione di giovani artisti che ora sta consacrando il rap come genere principe in Italia. Ora, l'artista di Senigallia mette la propria firma nel periodo di massimo splendore del genere, come a chiudere un cerchio sia a livello personale che generale. Fabri Fibra mostra quella maturità che hanno manifestato anche altri esponenti della vecchia guardia come Marracash, Salmo o Gué e ribadisce il proprio ruolo di spicco all’interno del panorama collettivo;

- Sono tantissimi i passaggi infatti in cui Fibra sottolinea la sua longevità, il suo essere fonte d’ispirazione per le nuove leve, anche se spesso non gli viene riconosciuto. Fibra è consapevole del suo percorso, di aver “seppellito” chiunque abbia osato sfidarlo, di essere ancora il migliore (o uno dei migliori comunque) a fare “sta roba”. Lo ostenta fieramente e non possiamo che rendergliene atto, nonostante una ripetizione forse a tratti forzata. Con “Caos” Fabri Fibra si riprende il suo scettro, ma tira anche le fila di una carriera di altissimo livello. Riconosce che ci sono stati lavori migliori e altri meno buoni, ma che la musica è sempre stata al primo posto nella sua attitudine. “Caos” è il disco della consapevolezza, un album che sia di essere un album e non un’accozzaglia di brani, come troppo spesso capita al giorno d’oggi. Il salto di qualità del rap è avvenuto quando gli album hanno cominciato ad avere una forte identità proprio e “Caos” è uno di quelli che ha piena consapevolezza del proprio valore artistico.

- Dal punto di vista musicale, “Caos” è un CD che arriva a tutti, con sonorità che spaziano dal rap più stretto a quello più melodico, con punte anche di musica elettronica e similpop. È un disco per tutti, ha un incedere impressionante, scorre alla grande perché varia nei ritmi, ma mantiene la propria coerenza a livello narrativo. Esteticamente è un lavoro perfetto, che si arricchisce poi dell’elemento concettuale che lo eleva da buon disco a grande disco;

- Il successo di “Caos”, infine, è garantito anche dalla qualità dei featuring. Pochi dubbi chiaramente su Gué e Salmo e Marracash, mentre colpiscono le scelte più insolite Maurizio Carucci e Ketama126, molto a loro agio a duettare con Fibra. La menzione d’onore va alle due voci femminili, la suadente Rose Villain nell’intimidatoria "Goodfellas" e la giovane principessa del rap italiano, Madame, che insieme a Lazza confeziona uno dei pezzi più belli dell’album. La vera hit è però la collaborazione con Colapesce e Dimartino: non a caso "Propaganda" è stata scelta come singolo radiofonico. La sentiremo fino allo sfinimento, sulla falsariga di "Pamplona" in Fenomeno. 

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Romano, vivo di calcio e di citazioni pop. Musica, cinema, arte e letteratura, ancora meglio se tutto insieme. Scrivo di tutto ciò che mi circonda.

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