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- di Lorenzo Tognacci

Da 10 a 1: diamo i voti al GP del Bahrein


Inauguriamo una nuova rubrica con la New Era della Formula 1: dalla perfezione del 10 in pagella al disastro di un severissimo 1, mettiamo sul banco delle valutazioni di questo incredibile weekend motoristico.


Voto 10: Matty B. feat. The Carlettos - Dov’è la Vittoria?

Pole, 1-2 in gara, giro veloce, bottino pieno nei costruttori e gara vinta di forza e astuzia. Una macchina che si avvicina all’erotismo tecnico ed estetico. Parata finale. Freddo controllo dell’esultanza, determinazione e consapevolezza. L’Inno di Mameli che risuona sul podio. Non è solamente il weekend perfetto, è il successo di un team e di Mattia Binotto che per anni hanno incassato colpi da ogni lato, mantenendo sempre la concentrazione su un progetto a lungo termine che non si vedeva da anni a Maranello. E non è solo una vittoria, è una rivincita totale che respinge indietro tutte le sofferenze subite e riporta a 0 il conto, a segnare un nuovo punto di partenza.

Carletto tiene la testa della gara che a volte sembra di vedere un Campione del Mondo, Carlone sembra faticare ancora ma è comunque lì a denti stretti. Il Mondiale è lungo e ricco di insidie, ma questo weekend ce lo prendiamo tutto: si parte da qui, il popolo rampante e i tifosi sono pronti per scendere in pista. 

Voto 9: Guenther e la surgelata Danimarca

Dopo Mattia Binotto e tutti gli insulti che ha incassato con determinazione sopraffina, è il turno di un’altra scuderia e un altro Team Principal che ne ha prese di ogni: Guenther Steiner. E del suo fidato K-Mag. La Haas è stata lo zimbello di tutto il Circus per gli ultimi anni, alle prese con difficoltà finanziarie, incapacità tecniche e situazioni paradossali. Dall’aereo cargo che non parte per i test pre-season, con macchine e componenti che arrivano con 48 ore di ritardo, a un sedile silurato a pochi giorni dall’inizio del campionato. Con un proprietario che, a detta di ipotetici acquirenti, ha rifiutato ogni tipo di offerta monetaria per cedere e dare nuova linfa alla scuderia.

Forse sapevano qualcosa che noi non sapevamo, perché Guenther mette in pista 2 macchine prestanti e che vanno QUASI ENTRAMBE a punti (Mick, ci aspettiamo di più), con un Magnussen tirato fuori dal freezer last minute ma che si presenta in un perfetto Medium-Rare ai blocchi di partenza. 

Voto 8: Dark Toto e Lewis

Le frecce d’argento e la skin cattiva di Toto Wolff (no, speravo di vederlo col dolcevita nero, ma è tornato alle divise bianche) si presentano in Bahrein con una macchina ancora indietro nello sviluppo, che tutti dicevamo “dai, stanno gufando, hanno l’asso pronto nella manica”.

Invece la Mercedes sembra ancora indietro nel risolvere qualche problema di aerodinamica per essere competitiva. Io credo fermamente che la Mercedes abbia dei razzi nascosti sotto coperta, ma che gli serva qualche gara per trovare la quadra perfetta (segnatevi il weekend di Imola), ma nelle difficoltà il team di Brackley toglie la veste di tank attaccatutto e si muove sinuosa tra le opportunità che gli si presentano davanti. Lewis passa dall’Hammertime al Foxy Time e come un volpone esperto quale è, zitto zitto si infila sul terzo gradino del podio. A ruota Russell, sottotono ma comunque lì.

Voto 7: il Biscione finlandese

È ora di un’altra rivincita, è ora di un’altra scuderia e un altro pilota, a cui però togliamo un voto. L’Alfa torna con fermezza a punti, governata da un Bottas che ha il solito piedino leggerino quando si parla di cattiveria sotto curva ma che guida con solidità e sicurezza.

Assieme a lui la new entry Zhou, che è entrato tra le diffidenze economiche di un sedile comprato, ma che forse ha qualcosa di più da dire rispetto alla memoria russa del recentissimo Mazepin? Togliamo un voto, forse in modo poco sportivo e poco critico, perché se Vasseur non si fosse comportato come ben sappiamo avremmo tutti voluto vedere Giovinazzi con questa macchina, quantomeno per non avere rimpianti in futuro.

Voto 6: Liberty Media

La sufficienza a Liberty Media, perché dopo anni di programmazione porta a una veste della Formula 1 che è promettente, una rivoluzione radicale che apre a tantissime nuove storie. Meriterebbe qualche voto in più, ma la regia internazionale e la chiarezza delle varie grafiche e tecnologie cantanti sono veramente l'ultima ruota dell'umana comprensione.

Il lavoro è importante, dalla costruzione delle vetture alle scelte nel regolamento, speriamo di non assistere più a dei selvatici Michael Masi e speriamo di vedere un incremento sostanzioso nella qualità della regia. E, soprattutto, che valorizzino al meglio tutte le incredibili storie che questo enorme sport può regalare quando viaggia a pieno regime.

Voto 5: il verde assenteismo

Sebastian positivo, un Hulkenberg in pronta consegna, una macchina che è passata tanto in sordina nei test… qualcuno ha sentito parlare, o sentito la presenza, dell’Aston Martin? Eppure non sono arrivati ultimi. Gara completamente anonima delle verdi perlate: a voi il voto più inutile della storia, 5.

Voto 4: la Williams latitante

Una scuderia che perde un pilota come Russell, e che lo rimpiazza con un quasi usato rodato Albon, mentre il secondo sedile rimane a Latifi. Una grande rivoluzione era stata annunciata dopo il passaggio di proprietà, i cambiamenti nella direzione, la chiusura di un’era incredibile che portava il nome di Frank (e poi Claire) Williams. Niente di tutto questo, anzi, l’esatto contrario. A voi il primo gradino negativo.

Voto 3: The Slow Papaya

È un voto che fa male, ma che è purtroppo inevitabile. Zak, Lando e Daniel si presentano in Bahrein in una veste terribile. La macchina è un disastro, i piloti (che sono due abbastanza emotivi) totalmente sfiduciati, un risultato che è quasi difficile da leggere visto che sulla carta risultano praticamente come ultima forza motoristica, dato che entrambi sono finiti dietro ad Albon e Stroll.

Cos’è successo? Serve del tempo per assestarsi? O ci sono i presupposti per una progettualità completamente disastrosa e da rivedere? Ci auguriamo ovviamente sia solo una falsa partenza, anche perché coi nuovi regolamenti sbagliare la macchina oggi significa aprire la strada per la Valle di Lacrime.

Voto 2: Netflix

Allora, parliamoci chiaro, perché sono sul piede di guerra. L’ultima stagione di Drive to Survive è stata uno schifo, tutto quel casino che avete costruito si è rivelato assolutamente NULLO qui in Bahrein e vi siete dimostrati anni luce lontani dal Circus. Vi trovate di fronte a un bivio: continuare nel vostro reality-show da Canale 5, oppure tornare agli sfarzi di una volta e approfittare di un nuovo punto di partenza per la F1. Consiglio da amico caro: non scegliete la prima strada perché sarò sempre alla porta con lo stesso sguardo di Jack Nicholson con le mie considerazioni.

Voto 1: Red Bull Powertrains

MA COS’È SUCCESSO? COSA? Sterzi marci, su 4 motori in gara 3 bruciati nell’arco di qualche giro, una gara di ben DUE SCUDERIE completamente “alle ortiche” (avrei assolutamente voluto utilizzare un termine più volgare). Alla fine Tsunoda è l’unico ad arrivare, per carità in un ottavo posto che porta punti all’Alpha Tauri, ma che è veramente poca, POCHISSIMA roba di tutto quello che la power unit Red Bull avrebbe dovuto portare.

Qui più che “ti mette le ali” dovremmo parlare di un decisamente inaspettato “ti lascia a piedi”. E pensare che fino a metà gara ero pronto a parlare della scuderia che meglio aveva affrontato il cambiamento della New Era, visto che era competitiva prima ed era competitiva anche adesso, ma i disastri del fine gara cambiano tutte le carte in tavola. Horner, ma cos’è successo? Sento la risata di Toto da casa mia. VOTO: 1, E NO, NON È IL NUMERO CHE CAMPEGGIA SUL BOLIDE DI MAX.

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Rimini, 23/09/1994. Laureato in Comunicazione Pubblicitaria allo IED di Milano, freelance e multiforme. All’anagrafe porta il nome di Ayrton e la Formula 1 è appuntamento immancabile del weekend, a cui associa un passato da tennista sgangherato e anni di stadio a Cesena. Incallito e vorticoso consumatore di vinili e di cinema.

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