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3 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post Roma - Lazio (3-0)


A una Roma perfetta tatticamente basta un tempo per divorarsi la Lazio


-I derby che si consumano nel ventre della balena grigia dello Stadio Olimpico sono sempre dei match con una storia tutta loro, che esula dalla narrazione del resto della stagione, e anche questo non fa eccezione. Una Roma forse mai così cattiva, precisa e organizzata tatticamente stravince la sfida tra due squadre ancora non pienamente compiute e reduci da una stagione altalenante.

-Forse è un caso, ma messa (finalmente) in campo con l’assetto tattico più logico -alla luce delle caratteristiche dei calciatori- oggi la Roma ha fornito una delle migliori prove stagionali. Il 3-4-2-1 permette sia di valorizzare al massimo le qualità di Pellegrini e Mikitharyan tra le linee che di portare una pressione alta credibile, e il quadrilatero che i due formano con Cristante e Oliveira consente di risolvere tanti degli atavici problemi in fase di costruzione e di consolidamento del possesso. Anche negli half-spaces difensivi la squadra sembra decisamente più a suo agio, grazie ai compiti più definiti per i due mediani. A Josè Mourinho oggi va riconosciuto di non aver sbagliato nulla, nonostante il poco tempo per preparare la gara.

-L’asse destro dei biancocelesti, con Marusic, Felipe Anderson e Milinkovic-Savic aveva il potenziale per mandare in tilt la Roma che da quel lato schierava Zalewski. Le contromosse tattiche -al contrario del match con l’Udinese- sono state però perfette, merito del lavoro in fase non possesso di Pellegrini e dell’ottima comunicazione tra Ibanez e Cristante, con quest’ultimo deputato ad assorbire i tagli di Milinkovic. Gli esterni di Sarri cannano il match e alla Lazio non rimane che sperare negli attacchi alla profondità di Immobile, che però sbatte spesso e volentieri su Smalling. Tra un disastroso Acerbi, un inconsistente Felipe Anderson e Lucas Leiva perennemente schermato fino a essere divorato, sono davvero in pochi a salvarsi tra i biancocelesti, e se nemmeno un giocatore fuori scala come Milinkovic riesce a incidere sono dolori. Lazzari, entrato quando ormai la frittata era fatta al posto del solito deludente Hysaj, ha il merito di provare a mettere un po’ di pepe con le sue scorribande sulla destra. C’è da dire che a guardare i nomi della panchina della Lazio viene da empatizzare con Sarri, data la scarsità di risorse a disposizione.

-Il gol un po’ casuale dopo 1’ di Abraham inclina immediatamente la gara verso la Roma, regalandogli la possibilità di fare il match che le è più consono. I giallorossi prendono sempre più fiducia con il passare dei minuti e macinano gioco, mentre la Lazio si sgonfia fino a sembrare troppo brutta per essere vera: sul 3-0 gli uomini di Sarri danno la sensazione di essere completamente in balia della bufera e il duplice fischio che annuncia la fine della prima frazione è un sollievo per loro. Nella ripresa la reazione non porta a grandi occasioni, e alla Roma basta un’attenta gestione per mantenere la porta inviolata e portare a casa il nono risultato utile consecutivo.

-Abraham segna 2 gol, fa reparto da solo e gioca un match gigantesco, Karsdorp è completamente padrone della fascia destra e Sergio Oliveira -grazie anche alla rassicurante presenza dell’equilibratore Cristante alle sue spalle- torna a sfoderare una prova convincente. Qualche parola in più la merita Lorenzo Pellegrini, spesso criticato dai suoi stessi tifosi accusato di non essere un “vero” capitano, come se la pesante eredità di Totti e De Rossi fosse un peccato da espiare. Nonostante la febbre che non gli aveva consentito di allenarsi negli ultimi giorni, oggi ha sfoderato un'altra prova di rara quantità e qualità, risultando decisivo nel corner dell’1-0 e aggiungendo la ciliegina sulla torta dell’eurogol su punizione. Non raggiungerà mai i livelli di Totti e nemmeno di De Bruyne, ma questo ragazzo ha tutto -anche qualità mentali che non gli vengono mai riconosciute- per affermarsi come centrocampista totale di altissimo livello.

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Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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