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- di Niccolò Frangipani

Il Derby County è ancora vivo


Il Derby County è entrato nel immaginario collettivo grazie a Brian Clough ma è molto altro. È uno dei club fondatori della FA ed è stata la squadra capace di retrocedere con il minor numero di punti nella storia della Premier League, undici nella stagione 2007/2008. Ma adesso che rischia di sparire sotto i colpi di una gestione economica nefasta sta lottando per la salvezza e per ribadire che il Derby e i suoi tifosi, non moriranno mai.


Quante volte quando ci siamo trovati a giocare a calcetto con avversari troppo presi per calmare un po' gli animi abbiamo dovuto ricordargli che "mica ci stiamo giocando la finale di Champions". Ma la nostra storia parte da una partita molto meno altisonante che, però, ha portato con se strascichi catastrofici che si ripercuotono su una delle due squadre coinvolte anche a distanza di quasi tre anni e che potrebbero portare alla scomparsa di tale squadra, tra le fondatrici della Football Association.

Siamo a maggio 2019 quando, come di consuetudine per i campionati di secondo livello in giro per l'Europa, in Championship ci si gioca l'ultimo posto disponibile per essere promossi in Premier League. Quando si deve disputare una partita così importante il regolamento prevede che nessuna delle due squadre abbia il fattore campo a proprio favore e quindi la FA "concede" di giocare la finale nel tempio del calcio inglese, sotto l'arco di Wembley. E' il classico pomeriggio britannico di fine maggio: sole, erba appena tagliata, birra e ovviamente, una partita di football. O sarebbe meglio dire LA partita, sì perché quello che le due squadre si stanno giocando va ben oltre la promozione in Premier. Da quando è stata fondata, nel 1992, la Premier si è posta come obbiettivo la miglior vendita possibile del prodotto calcio nei quattro angoli della terra - non è un caso che per The Mirror tra le dieci squadre più tifate del mondo ci siano ben cinque inglesi - e per fare ciò ovviamente sarebbe stato necessario in primis attirare quanti più campioni possibili a giocare in Inghilterra e poi vendere le partite giocate da questi campioni a broadcaster sempre più ricchi per avere ulteriori entrate con cui comprare altri campioni. E' questo che si stanno giocando le due squadre che stanno scendendo sul prato di Wembley: una fetta della torta.

La partita, giocata di fronte a più di ottantacinque mila spettatori, è la classica finale giocata con il coltello fra i denti da entrambe le squadre e, dopo novanta intensi minuti, il Derby County deve arrendersi ad El Ghazi e McGinn e guardare sfilare l'Aston Villa verso la Premier League.

Dal triplice fischio di quel pomeriggio sono iniziati i problemi per il Derby, prima in modo silenzioso e serpeggiante per poi deflagrare rumorosamente anche ingigantiti dalla pandemia. La stagione successiva alla finale play-off è chiusa dal Derby, che nel frattempo ha sostituito Lampard con Cocu e ha ingaggiato Wayne Rooney, al decimo posto; abbastanza sotto rispetto alle stagioni precedenti ma comunque non male per una squadra che stava lentamente cercando di ricostruire. Il colpo che entusiasmò di più i tifosi fu senza dubbio l'acquisto di Rooney, visto come l'uomo che avrebbe potuto portare esperienza per un'ulteriore tentativo di promozione. I tifosi del Derby non avevano sbagliato per quanto riguarda l'esperienza e la leadership, ciò che non sapevano è che sarebbero state spese per raggiungere obbiettivi molto meno importanti. Cocu non riesce ad adattarsi alla squadra, al contesto e al campionato e racimola solamente nove punti in tredici partite e a fine novembre la proprietà decide di sostituirlo con...Wayne Rooney, che nel frattempo aveva dato la disponibilità a coprire il doppio ruolo di allenatore-giocatore (ruolo che avrebbe ricoperto fino al gennaio successivo quando avrebbe annunciato l'addio al calcio giocato, nda).

Con questi violenti scossoni in panchina il Derby riesce comunque a tenere botta, conquistando trentotto punti nelle trentacinque partite con Rooney in panchina che gli valgono la salvezza all'ultima giornata grazie ad un pareggio contro lo Sheffield Wednesday. Però, negli uffici del club le cose non vanno per niente bene.

La Championship è riconosciuta in Europa come uno dei campionati più tecnici del continente, infarcita di campioni, ottimi allenatori e squadre con una tradizione sportiva tutt'altro che da seconda serie. Una di queste è il Derby County, che nella sua bacheca ha due campionati di prima divisione - 1972 e 1975 - una coppa di Inghilterra - 1946 - e una dolceamara semifinale di Coppa dei Campioni contro la Juventus, definita poi dall'allora allenatore del Derby Brian Clough come "la vecchia puttana" dopo aver subito torti dall'arbitro tedesco Schulenburg che secondo l'allenatore inglese sarebbe stato in combutta con Helmut Haller della Juventus.

Il Derby è a tutti gli effetti una squadra storica del calcio inglese e questo lo hanno ben presente i suoi tifosi radicati nel Derbyshire. Uno dei tifosi più facoltosi di questa verdeggiante zona dell'Inghilterra, di nome Mel Morris, quindi decise che erano finiti i tempi delle sofferenze e che, con il suo patrimonio di circa 500 milioni di sterline, creato grazie a Candy Crush, avrebbe dato il suo contributo per riportare il Derby dove meritava di stare.

L'acquisizione di Morris risale al 2015 e forse proprio in quell'anno possiamo piantare il primigenio seme che ha originato la situazione attuale del Derby. Fin dal suo arrivo Morris si spese - in senso monetario soprattutto - per accrescere il valore del club e fece lievitare le spese "calcistiche" legate al Derby.

Secondo Kiran McGuire di Price of Football nelle cinque stagioni di presidenza Morris le spese per il calciomercato sono aumentate del 364%, quelle per gli stipendi del 143% e l'aumento degli spettatori è stato solamente del 41% (senza considerare le stagioni giocate a porte chiuse causa covid, ndr). Morris però non sembrava preoccupato da questi aumenti perché nella sua visione sarebbe stato tutto ripagato da una promozione, con conseguente aumento delle entrate nelle casse del club. Il sogno di Morris è stato spezzato quel sabato di maggio del 2019 dall'Aston Villa. Una cosa che però dobbiamo avere ben chiara quando analizziamo la condizione del Derby - e più in generale quella della Football League - è che circa l'80/90% dei settantadue club della Football League sono in una situazione di insolvenza, secondo quanto dichiarato da Paul Appleton, amministratore straordinario di Bolton e Wigan. Quindi per Morris e - di conseguenza per il Derby - questa era una situazione del tutto normale, "spendiamo sempre di più per avvicinarci sempre di più alla Premier e una volta arrivati tutto si metterà a posto con un fiume di sterline". Morris però, nel suo tentativo di rilanciare il Derby, aveva tirato troppo la corda.

Siamo a settembre 2021 e il Derby entra ufficialmente in concorso di creditori. La data è molto importante perché infatti a settembre il mercato è già chiuso e quindi il Derby si è ritrovato con un capitale congelato - i cartellini dei giocatori - e un debito enorme a cui far fronte. Quando un club entra in concorso di creditori il debito è così elevato da non poter far fronte ai pagamenti e piuttosto che andare in bancarotta si decide di far continuare a vivere il club cercando un accordo coi creditori per pagare i debiti meno del dovuto, questa operazione di sconto è possibile solo coi in creditori non "prioritari" che invece devono avere il loro debito ripagato al 100%.

Contestualmente il club entra in amministrazione controllata, nel caso del Derby da un'impresa di nome Quantuma (già amministratrice di Portsmouth e Wimbledon, ndr), e l'unico obbiettivo nel breve termine è continuare a sopravvivere finché non sarà trovato un compratore. Nel caso del Derby questa operazione è parecchio complicata dal fatto che la maggior parte del debito è stato contratto verso il fisco britannico che dal 2020 ha riacquisto lo status di creditore prioritario e che quindi dovrà avere il suo debito pagato al 100%, per un totale di circa 60 milioni di sterline. In aggiunta a questa situazione economica ci sono le sezioni sportive che in Inghilterra corrispondono alla penalizzazione di dodici punti ai quali ne verrano aggiunti altri nove per irregolarità nell'ammortizzare i cartellini dei calciatori.

Un altro grande problema nella tribolata amministrazione del Derby è che i Rams non sono più proprietari del loro stadio. Anche questa potrebbe sembrare una circostanza bizzarra nella patria degli stadi di proprietà ma è una pratica più comune di quanto si pensi. Nel pratico il club vende lo stadio al proprietario del club che, generalmente, lo compra per un prezzo più alto del suo reale valore e il club lo registra come un'entrata ma può continuare ad usarlo perché il proprietario lo concede gratis o ad un canone di affitto molto basso. La situazione del Derby si complica perché Mel Morris ha utilizzato lo stadio e il centro sportivo come ipoteca per un prestito chiesto alla MSD di proprietà del milionario americano Michael Dell. Quindi ci si chiede che cosa farà Mel Morris con lo stadio mentre sullo sfondo si profila una situazione come quella del Coventry City che ha dovuto cambiare tre stadi nella ultima decade.

Tutta questa situazione complica enormemente la ricerca di un acquirente e anche il normale svolgimento delle partite di campionato tanto che il Derby inizia la preparazione con appena otto giocatori di cui due portieri. Un'ancora di salvezza in questa situazione disperata è rappresentata da Wayne Rooney che non solo è rimasto al suo posto quando avrebbe potuto benissimo abbandonare la nave, ma ha anche rinunciato al suo stipendio per qualche mese a patto che quei soldi fossero utilizzati per pagare i suoi giocatori, come dichiarato dallo stesso Rooney in un'intervista con Carragher.

Ad oggi il Derby ha ventiquattro punti, che senza la penalizzazione sarebbero trentacinque, e con una partita in più rispetto al Reading, a sua volta penalizzato di sei punti, si trova a meno cinque punti. La rosa è composta da super veterani, come Curtis Davies, da giramondo, come Ravel Morrison (si quel Ravel Morrison) e da giovani pescati dal settore giovanile, come Jason Knight. Il lavoro di Rooney con una squadra continuamente colpita da eventi extra calcistici che ne minano le prestazione è encomiabile. La capacità di non farsi condizionare da ciò che accade fuori è fotografata da come la squadra ha reagito alla seconda penalità. Dopo i nove punti sottratti il Derby è stato in grado di raccogliere quattro vittorie, due pareggi e due sconfitte contro cinque squadre della top eight.

L'amministrazione controllata continua e gli amministratori assicurano di aver ricevuto almeno sei offerte, visto come stanno le cose l'acquirente più credibile sembra Mike Ashley, ex proprietario del Newcastle. Ashley, originario del Derbyshire, ha appena messo in tasca 300 milioni di sterline dalla vendita del Newcastle e avrebbe i fondi necessari per garantire la gestione e la sopravvivenza del club per il prossimi trentasei mesi, requisito fondamentale per la vendita. Se il Derby dovesse salvarsi, sul campo, compirebbe un'impresa ancora più grande di quella del Leicester campione di Inghilterra ma tutto potrebbe essere vanificato da una situazione finanziaria che porterebbe i Rams alla liquidazione e a dover vendere anche il trofeo di Campioni di Inghilterra che Brian Clough e Peter Taylor sollevano fuori da Pride Park.

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