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2 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse post Genoa-Torino (1-0)


Il Genoa di Blessin smette finalmente di pareggiare: per Juric un ritorno amaro a Marassi.


- Il Genoa all’ultima spiaggia, il Torino per uscire da un periodo grigio: a spuntarla sono i rossoblù, che centrano  una vittoria importantissima in ottica salvezza perché permette di agganciare il Venezia e li tiene in vita davanti ad un Marassi straordinario che non ha smesso un attimo di incitare. Un ritorno amaro per Juric nella “sua” città: il suo Torino oggi manca di intensità e di precisione, e rimane nel limbo di una classifica non pienamente soddisfacente;

- I rossoblù vanno subito in vantaggio con Portanova, ma mettono anche ben presto in discussione il risultato: Oestigard si fa espellere già nel primo tempo, tenendo così la contesa in bilico per più di un'ora di gioco. In realtà il secondo tempo segue un copione prevedibile: il Genoa si chiude in difesa del preziosissimo risultato in inferiorità numerica, il Torino va all’assalto del pareggio. Lo fa però con grande imprecisione, ed in fin dei conti il Genoa non corre veri rischi, portandosi a casa 3 punti meritati: per quanto visto in campo, ha vinto la squadra che ha cercato maggiormente di farlo per compattezza e spirito di sacrificio;

- Il Torino bello ma derubato visto con l’Inter oggi non si è visto: il ritmo dei granata non è asfissiante come al solito, e quando perde queste caratteristiche la squadra di Juric mostra tutti i suoi limiti. Quelli che dovrebbero dar più qualità, Pjaca ed Ansaldi su tutti (entrambi palesemente fuori forma), non incidono, e nessuno riesce a far breccia nella muraglia rossoblù, tutta dietro la linea della palla: il 76% di possesso palla è un dato irrilevante perché quel possesso è sterile, tanto è vero che i tiri in porta sono solo 3 ed i granata non danno mai l’impressione di esser pericolosi. Poche idee ma ben confuse insomma;

- Blessin ha ridato una dignità al Genoa, e stasera dopo tanti pareggi ha ottenuto la vittoria, ma al di là di questo è riuscito nel compito più difficile: far remare la squadra nella stessa direzione e darle la giusta convinzione e motivazione. I rossoblù danno una idea di compattezza che può esser un’arma decisiva per tentare l’impresa salvezza: alcuni singoli possono far la differenza, ed anche se sarebbe facile parlare di Portanova, una menzione speciale va fatta per Badelj e Sturaro, che a centrocampo offrono una prova di polmoni e solidità. Crederci dopo una prestazione così è doveroso, senza ombra di dubbio, e gran parte del merito è del cambio alla guida tecnica;

- Cosa succede al Toro? Non vince da 8 partite oramai, una flessione abbastanza evidente. Due analisi facili facili: la prima è che come fu già al Verona, le squadre di Juric attuano un gioco così dispendioso da crollare nel girone di ritorno in corrispondenza del calo fisico. La seconda profuma di provocazione, ed è che da quando è rientrato Belotti, la media punti del Toro è calata notevolmente: se da una parte le prestazioni del Gallo non sono così male, dall’altra è evidente che Sanabria fosse meno goleador ma più funzionale alla manovra di squadra. Se guardiamo alla classifica la posizione dei granata è molto migliorata rispetto alle ultime pessime stagioni, ma questo campionato sta dando una sensazione di incompiutezza difficile da cancellare.

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Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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