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6 min

- di Daniele Abate

Let's get it


Come Ja Morant e compagni sono riusciti a riportare l’entusiasmo nel Tennessee. 


Robert Pera, proprietario della franchigia dal 2012, fin dal suo insediamento ha sempre avuto ben chiaro quale fosse il suo obiettivo: quello di creare una squadra che fosse capace di imporsi in regular season e poter competere per la vittoria dei playoff. Per far si che questo fosse possibile ha puntato su una strategia di lungo corso, che prevedesse la creazione di un roster giovane ma di grande prospettiva. 

Oggi Memphis occupa il secondo posto a Ovest con un record di 48-22, avanti (con una sola vittoria di lunghezza) ai Golden State Warriors e dietro solo ai Phoenix Suns. A cavallo tra la fine di dicembre e metà gennaio ha infilato una serie di 11 vittorie consecutive, nonostante le assenze per infortunio o per protocollo Covid che hanno tenuto lontano dai campi giocatori importanti come Ja Morant, Jaren Jackson Jr. e Dillon Brooks. A differenza degli altri anni, l’impatto positivo che ha avuto la panchina sulle rotazioni di coach Jenkins ha fatto la differenza per evitare di perdere vittorie importanti per strada quando uno o più giocatori importanti erano assenti.

Oggi Memphis è quarta nella Lega per punti segnati (114.4), al netto di un settimo posto a Ovest e tredicesimo nella Lega per punti subiti (109.5). Invece si assesta sul quinto posto nella Lega e quarto ad Ovest per la differenza punti. Questi numeri ci fanno capire come la squadra abbia fatto un notevole passo avanti in fase offensiva, grazie soprattutto al salto di qualità di molti giovani come Desmond Bane. Il problema di questi numeri sono i punti subiti e la difesa, che può rivelarsi il vero punto debole ai playoff. Nonostante abbia buoni numeri in termini di stoppate o palle recuperate, la facilità con cui gli avversari arrivano a canestro resta il vero rebus da risolvere per coach Jenkins.

Una lenta ma costante rivoluzione

Per ottenere questi risultati la dirigenza ha puntato su una lenta ma costante costruzione che ormai prosegue da tre anni, da quando Kleiman (divenuto GM nel 2019) ha ereditato un roster arrivato a fine ciclo e ha iniziato una accurata operazione di rebuild.

Del roster della stagione 2018/2019 restano solo Kyle Anderson, Dillon Brooks e Jaren Jackson Jr. che era rookie all’epoca. L’anno seguente con la seconda scelta Memphis ha ottenuto Ja Morant, che si è subito imposto come Rookie Of The Year ribaltando tutti i pronostici. Nelle stagioni successive, la squadra ha mostrato di poter ottenere risultati importanti, riuscendo per esempio ad eliminare i Golden State ai play-in a San Francisco e accedere così ai Playoff dello scorso anno, ma risultando ancora troppo acerba per poter competere con squadre più attrezzate e venendo quindi eliminati in cinque partite dai Jazz. 

Quest’anno, l’arrivo di Steven Adams al posto di Jonas Valanciunas e la perdita di Grayson Allen andato ai Bucks e rimpiazzato da Zaire Williams preso al draft, sono stati gli unici cambi di roster rispetto all’anno precedente. Un segnale forte da parte della dirigenza e dall’allenatore Taylor Jenkins (candidato al premio di allenatore dell’anno) sulla fiducia riposta in un roster così giovane ma allo stesso tempo dotato di tanto talento. Jaren Jackson Jr. è riuscito finalmente a sbocciare, dimostrando che se in salute può essere un giocatore di assoluto livello. Ja Morant è esploso definitivamente, riuscendo ad ottenere la prima convocazione per l’All-Star Game. Desmond Bane infine, rappresenta la terza scommessa vinta da parte della dirigenza che, nonostante l’anno scorso sia stato discontinuo, quest’anno sembra aver finalmente trovato la costanza e la concretezza richiesta. 

Al netto di un inizio stentato in cui al 27 novembre 2021, dopo la sconfitta con Atlanta e un record che recitava 9-10, Memphis diventerà semplicemente inarrestabile, infilando una serie di 38 vittorie e 12 sconfitte fino ad oggi. In mezzo a questa striscia, è opportuno citare le 11 vittorie consecutive a cavallo tra la fine di Dicembre e l’inizio di Gennaio, la vittoria contro Oklahoma per 152-79 (si, 73 punti di scarto) e le vittorie contro i Lakers, i Golden State Warriors, i Brooklyn Nets e i Phoenix Suns. 

Ja Morant

Ja Morant è il fulcro su cui ruota tutta la squadra. In soli tre anni è riuscito a ritagliarsi il ruolo da leader tecnico e dello spogliatoio, imponendosi grazie alle sue doti balistiche e al suo carisma. Al suo terzo anno è riuscito a guadagnarsi la prima chiamata per gli All-Star Game, dove ha esordito come titolare nel quintetto del Team Durant.

Se si guardano i numeri con cui Morant sta conducendo la stagione (27.5 pt, 5.8 rim, 6.7 ast) non c’è da meravigliarsi. Il vero salto di qualità è avvenuto attraverso le giocate che hanno poi creato queste statistiche. Il primo dato davvero importante per descrivere questa stagione riguarda i punti dentro il pitturato, dove risulta secondo solo dietro a Jokic (centro ed MVP della stagione precedente). La capacità e la facilità con cui punta ed arriva al ferro dimostra perfettamente il quoziente cestistico che possiede, unito ad una forza atletica che gli permette di saltare in testa a centri molto più alti di lui.

Chiedere a Kevin Love...

In un’intervista durante la stagione, Kevin Durant si è espresso in modo molto positivo riguardo Ja Morant, arrivando a paragonarlo a giocatori del calibro di Steve Francis, Allen Iverson, Russell Westbrook, Steve Nash e Derrick Rose. Ma non è l’unico ad aver avuto parole al miele nei riguardi di Ja. Dopo una vittoria contro i Lakers, dove Morant è stato prima autore di 35 punti e poi di una stoppata clamorosa, anche Lebron James si è congratulato più volte con la pointguard di Memphis.

Il nativo di Dalzell, ha realizzato la sua prima tripla doppia in stagione nella vittoria contro gli Utah Jazz ed ha già realizzato 30 e più punti in 24 gare delle 56 disputate, riuscendo in 6 di queste occasioni a superare quota 40 punti e fissando il suo career-high a 52 punti contro i San Antonio Spurs.

Oltre ad un miglioramento nelle decisioni da prendere durante la partita, ed una sempre maggiore coscienza nei momenti clutch, è migliorata anche la sua scelta di tiro. Nel tiro dai 3 punti si è vista una netta crescita sia da un punto di vista statistico (+3,5% rispetto l’anno precedente sulla percentuale di tiri realizzati), ma anche sul come prendersi questi determinati tiri. Nonostante la difesa risulti ancora il suo punto debole, col tempo sta lavorando anche sulla tenuta difensiva, in modo da non risultare un corpo estraneo quando non è in possesso del pallone. Se riuscirà a migliorare anche questo fondamentale, entrerà sicuramente e in modo continuo, all’interno delle discussioni sul premio di MVP. 

Jaren Jackson Jr.

Oltre alla grande stagione di Ja Morant, è doveroso soffermarsi anche sull'ottima stagione di Jaren Jackson Jr. (16.4 pt, 5.9 rim, 1.0 ast), che sembra essersi messo alle spalle i problemi che l’hanno perseguitato negli ultimi due anni.

Oltre ad aver ritrovato continuità fisica, Jaren è migliorato in tutti gli aspetti del suo gioco, risultando determinante sia in fase offensiva (16.4 pti di media) quanto in fase difensiva dove grazie alle sue 2.2 stoppate a partita è nella top-5 della lega.

La capacità di associarsi a Ja Morant gli permette di poter aprire grossi spazi offensivi, avendo nelle sue corde sia l’attacco da dentro il pitturato, quanto un efficace tiro dalla linea dei 3 punti. Il 9 gennaio 2022 si è reso protagonista di un’incredibile prestazione contro i Los Angeles Lakers, realizzando 6 stoppate (season high quest’anno) e pareggiando il suo record personale di 12 rimbalzi. A ottobre la dirigenza gli ha esteso il contratto per ulteriori 4 anni (105 mln totali), dimostrando quanto si fidino di un giocatore in cui hanno creduto dal primo momento e che finalmente ora si possono godere.

Desmond Bane

Un altro giocatore che è riuscito a fare un notevole salto di qualità rispetto alla stagione precedente, tanto da essere stato convocato per il Rising Star - dove insieme a Haliburton ha vinto la Clorox Clutch Challenge - e essere stato inserito nella lista dei papabili per il premio di Most Improved Player, è Desmond Bane.

Selezionato con la 30a scelta da parte dei Boston Celtic (che in seguito lo spediscono a Memphis tramite trade), Bane ha avuto pochi minuti nelle rotazioni di coach Taylor il primo anno. Quest’anno però sembra essere definitivamente pronto per essere parte integrante del quintetto titolare. Con l’aumento dei minuti a disposizione, le sue percentuali al tiro sono calate di poco (46.9% FG con 7.3 tentativi a partita rispetto al 45.2% di FG con 14.6 tentativi) ma è netto il miglioramento che c’è stato sia nella selezione di tiro che nella realizzazione. La capacità di farsi trovare sempre libero per la conclusione da tre punti, o quando se la crea dal palleggio, dimostra una maturità e una sicurezza nei propri mezzi che può solo lasciar sperare in un miglioramento continuo.

E quindi?

Al momento il tabellone (momentaneo, viste le restanti 12 partite da giocare) vede Memphis accomodarsi in seconda posizione. Difficile capire chi sarà la prima avversaria ai playoff, dovendo aspettare le gare dei play-in che determineranno le ultime partecipanti. Questi Grizzlies hanno però già dimostrato di poter giocare alla pari contro tutte le squadre presenti nella lega. Vedendo stare in campo i ragazzi di coach Jenkins, si riesce a percepire il dinamismo e la coesione con cui si muovono sul rettangolo di gioco, che sono il punto di forza attorno a cui ruotano le idee dell'allenatore, reincarnate perfettamente da Ja Morant.

Dove potranno arrivare dipenderà solo dalla capacità di sfruttare i loro punti di forza e dalla loro tenuta mentale. 

Bonus track: dal 2020 i Grizzlies tramite il loro canale youtube rilasciano a cadenza annuale un mini documentario sul nuovo percorso intrapreso dalla franchigia. Consigliatissimo.

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Nato l’1 Luglio 1995. Rossonero di terza generazione, riuscito nell’impresa di non vedere una vittoria del Milan a San Siro. Scrittore fuori tempo. Terzultimo romantico. Vorrebbe sedersi a tavola con Hemingway e Irving. Crede nell’arte in tutte le sue forme. Ritiene che qualunque cosa riesca a dare un’emozione vada raccontata.

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