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3 min

- di Niccolò Frangipani

Considerazioni sparse post Ajax-Benfica (0-1)


La partita di Champions dal maggior fascino storico non ha deluso, consegnando ai quarti una squadra piena di tenacia e resilienza che ha davanti un gioiellio purissimo.


- Sapevamo tutti che sarebbe stata una partita divertente quella fra Ajax e Benfica però, credo, che sperassimo che fosse un po' più combattuta. L'Ajax ha dominato il Benfica per settanta minuti, fino a quando Darwin Nuñez non si è alzato e ha portato in vantaggio i portoghesi di testa. L'uruguayo è uno dei migliori talenti giovani d'Europa e questa sera si è confermato come uno dei più duttili. Spesso è partito dalla fascia lasciando Ramos in mezzo e proprio dai lati del campo è risultato più prezioso per Verissimo, sia in fase di possesso che di non possesso. Quando ha giocato in mezzo ha fatto a sportellate con la difesa olandese e spesso ne è uscito sconfitto, ma più per imprecisione dei compagni nel servirlo che per demeriti suoi. Come attitudine e abnegazione ricorda il Cavani di Napoli e, se seguirà il cammino di Edison il futuro non potrò che essere roseo;

- Triangolo. Lo schema tanto caro a Phil Jackson inventato da Tex Winter si camuffa grazie alla sapiente mano di Ten Hag che è semplicemente perfetto nel combinare Lisandro Martinez, Edson Alvarez e Jurrien Timber in entrambe le fasi. In fase difensiva il triangolo nasconde gli attaccanti avversari e gli complica la ricezione di palloni puliti mentre in fase offensiva, sfruttando le caratteristiche di tutti e tre i componenti imposta alla perfezione, o lanciando lungo con Martinez, o cercando i terzini - sempre molto alti - con Timber o uscendo in conduzione di palla con Alvarez. Un plauso in particolare all'argentino che, nonostante un fisico non fra i più possenti, è sempre pronto a marcare attaccanti più grossi di lui e, in fase di costruzione, sventaglia con quel sinistro così simile a quello di un registra di centrocampo;

- Il moto perpetuo di Mazraoui. Il terzino marocchino è sempre in costante movimento, spesso lo si trova ad agire quasi come un centrocampista aggiunto rispetto che come un giocatore di fascia e questo facilità molto il lavoro di Antony che ha una soluzione in più per associarsi venendo all'interno del campo o un alleato per provare le sovrapposizione sull'esterno. Ciò che Mazraoui ha come nessun altro sono le letture in fase di finalizzazione. Sa sempre se deve crossare o riaprire per Tadic sull'altra fascia, se agire da centrocampista al limite dell'area o se sostituire Antony sulla fascia; e in fase difensiva ha una gamba e una scelta di tempo che gli permettono di fermare qualsiasi avversario, tanto che Everton è stato sostituito dopo una partita nulla dal punto di vista offensivo;

- I cambi di Verissimo. L'allenatore portoghese è stato formidabile nell'intuire il cambio che gli ha risolto la partita a centrocampo: Meité per Taarabt. Il marocchino nel primo tempo ha perso spesso palle sanguinose e non ha fatto filtro concedendo spesso all'Ajax comodi uno-due fra Haller e le mezze ali, tutto ciò che non ha fatto Meité. L'ex Milan è entrato con lo scopo di "intasare" il centrocampo olandese sporcando molti palloni e agendo sopratutto sulle linee di passaggio. Un altro grande lavoro sono stati i raddoppi portati dal francese sulla fascia sinistra dell'Ajax dove Tadic è stato messo in difficoltà dall'aggressività di Meitè e di Gilberto;

- La grinta di Otamendi. Vederlo lottare là in mezzo fa pensare ai tempi del Porto quando era uno dei migliori prospetti d'Europa. Oggi, a trentaquattro anni, Otamendi guida la difesa con il piglio del comandante e con una vocalità davvero fuori dal comune. E' sempre il primo a gettare il corpo su ogni pallone, gioca con una lucidità inaudita pensando a come era ad inizio carriera e tiene compatta la linea coadiuvato da un altro veterano come Vertonghen, in più è pericoloso anche sulle palle inattive e non disdegna iniziare l'azione dal basso quando possibile. Un capitano del genere è una manna per il Benfica, e insieme potranno andare davvero lontano.

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