Article image
,
5 min

- di Matteo Orlandi

I peccati capitali del PSG


I peccati capitali del PSG che lo hanno condotto all'ennesimo fallimento europeo.


1. SUPERBIA
«Radicata convinzione della propria superiorità (reale o presunta) che si traduce in atteggiamenti di orgoglioso distacco o anche di ostentato disprezzo verso gli altri»

Mercoledì sera ho visto la partita sul divano con mio padre, un uomo che guarda in media quattro o cinque partite l'anno. Non propriamente un cultore, insomma. A fine primo tempo la sua netta sensazione era che il PSG si stesse piacendo troppo. «Troppi passaggini», ha sentenziato. Per dare un'impressione del genere ad un uomo ai limiti del digiuno calcistico (ha chiamato Mbappè per novanta minuti Mappè), evidentemente qualcosa non andava. 

L'autogestione di Pochettino ha mostrato tutti i suoi limiti. Il gol di Mbappè ha autorizzato i parigini ad umiliare il Real Madrid, provando a trasformare un ottavo di Champions al Bernabeu in una partita di Fifa Street, tra tacchi, rulete, risatine e lunghissime e inutili serie di passaggi nella trequarti, ai limiti della masturbazione calcistica. Nessuna concretezza, nessuna concentrazione. Nella spensieratezza del PSG si è osservata di riflesso tutta la superbia di un gruppo che ricorda le squadre assemblate per le partite del cuore o di addio al calcio di qualche campione, piene di fenomeni incontrati per la prima volta nello spogliatoio un'ora prima del fischio di inizio.

2. ACCIDIA
«Inerzia, indifferenza e disinteresse verso ogni forma di azione e iniziativa»

Ci sono uomini che nascono con la faccia simpatica e in fondo niente di meglio può capitarti nella vita. Mauricio Pochettino ha chiaramente una faccia simpatica. Nei suoi lineamenti latini trasmette immediata empatia, cordialità, capacità di dare buoni consigli. La sua faccia è una maschera teatrale di emozioni; lo abbiamo visto all'Etihad Stadium, dopo un'incredibile passaggio del turno ai danni del City di Guardiola, buttato per terra, trasfigurato dalle lacrime, con la camicia sudata a ringraziare in ginocchio gli dei del calcio. Tuchel invece sembra un burocrate. Ride poco, i capelli risultano male attaccati al cranio come in un cattivo dei fumetti, trasmette antipatia; non appare in grado di godersi i piaceri della vita, come un bicchiere di vino o una passeggiata in riva al mare. È così poco glamour che la sua prima finale di Champions l'ha allenata da seduto, con una caviglia fratturata, come uno sportivo sciagurato della domenica. 

Forse sono queste le vere motivazioni che hanno spinto circa quindici mesi fa Leonardo a cacciare Tuchel, autore fin lì a Parigi di un lavoro sopraffino sulla crescita individuale dei giocatori e sulla capacità di depurare il PSG da quell'aria di squadra da Figurine Panini che lo pervadeva, e a prendere Mauricio Pochettino, un uomo sicuramente esteticamente più affine allo stile di vita da viveur dell'ex allenatore di Milan e Inter, rispetto alla rigidezza teutonica di Tuchel. Altre motivazioni logiche non se ne vedono e anzi più passano i mesi più la scelta di Leonardo appare evidentemente come una delle più grandi follie commesse da un dirigente calcistico negli ultimi anni. Al Bernabeu la pochezza di idee dell'argentino ha toccato vette inesplorate per un allenatore dal suo curriculum. Tutti i più forti in campo, tre punte ad attaccare nonostante un vantaggio di due gol da gestire, nessuna consapevolezza del risultato, nessun rispetto dell'avversario, cambi tardivi e incomprensibili, squadra totalmente vuota. L'accidia, l'inerzia, il disinteresse, l'incapacità, la pigrizia di pensare che basti il talento per vincere le partite, in autogestione totale. Dopo aver perso la Ligue One in favore del Lille (un fatto di per sé sufficiente per il ritiro del patentino), un altro disastro di proporzioni cosmiche.

3. GOLA
«Irrefrenabile bramosia di ingurgitare cibi o bevande senza fermarsi al limite della sazietà imposto dal corpo, ma proseguire nella consumazione per puro piacere e ingordigia»

Avete presente i ristoranti all you can eat? Quella foga irrefrenabile di ordinare tutto, di provare qualsiasi cosa, di arraffare più cibo possibile, in volgare spregio agli sprechi di cibo. D'altronde è tutto compreso nel prezzo, no? È dura resistere al peccato di gola. Personalmente ho un rapporto controverso con gli all you can eat, visto che solitamente lo stomaco mi brucia per le circa quarantotto ore successive e maledico la mia mancanza di raziocinio.

Ecco, Leonardo oggi guarda Messi e immagino debba sentirsi un po' come mi sento io la mattina dopo una cena all you can eat, ponendosi allo specchio domande più o meno simili alle mie mentre sono alle prese con i miei dolori. Erano necessari quei spaghetti alla piastra? Dovevo davvero mangiare quel sashimi in più? Era indispensabile comprare Messi e dargli 41 milioni di stipendio l'anno? È ovvio, si potrebbe dire, se hai modo di prendere il giocatore con più Palloni d'Oro della storia del calcio, perché dovresti lasciartelo scappare? (Ragionamento simile a quello che fece Paratici qualche anno fa e non andò molto bene nemmeno in quel caso). Tanto più se è compreso nel prezzo, se il suo acquisto rappresenta solo una gocciolina nel mare economico di una potenza finanziaria abnorme.

Insomma, Messi è stato solo un peccato di gola, un sorbettino a fine pasto per placare gli ultimi appetiti, da aggiungere a corredo di Mbappè e Neymar. Il calcio però non funziona per addizioni o sottrazioni e alla fine è arrivata l'inevitabile indigestione. L'operazione Messi-Psg si sta rilevando senza mezzi termini la peggiore della storia del calcio, sotto ogni aspetto possibile. La Pulce sta invecchiando, passeggia per il campo, è triste e pensa a Barcellona allo stesso modo in cui Ulisse pensa ad Itaca. Eppure il vero paradosso è che in una squadra asettica come il PSG, la tristezza di Messi sembra l'unica cosa sincera.

4. INVIDIA
«Desiderio di poter godere dello stesso bene che altri possiedono, vivo ed accentuato apprezzamento»

Nella stessa partita in cui Donnarumma ha compiuto una delle parati più incredibili della sua carriera (forse in assoluto una delle parate più belle e difficili degli ultimi anni), il bufalò nazionale (copyright Ciro Immobile) deve fare i conti con le prime vere, durissime critiche tecniche della sua vita. Poco importa se molto probabilmente aveva subito fallo ai suoi danni, poco importa se la sua difesa si è sciolta come un ghiacciolo, poco importa se Benzema e Modric erano toccati dalla mano di Dio. Poco importa. Il suo talento è talmente puro da non permettere sfumature, da non potergli perdonare alcun ombra. È un destino riservato a pochi eletti (mi vengono in mente solo Federer e Messi per fare un vero paragone di talenti puri per cui non serve nemmeno l'allenamento) e probabilmente a soli ventitré anni non ha ancora capito del tutto il suo destino. 

Serate come mercoledì lo aiutano a lavorare meglio e a migliorare nella gestione della palla al piede, suo unico vero difetto. Se però esiste un contrappasso, i feriti tifosi milanisti lo hanno visto tutto nella furia assaltatrice di Benzema e nel goffo ruzzolone di Gigio per terra. Il desiderio ardente del giovane Donnarumma nel voler saltare tutte le tappe del percorso di crescita rossonero, l'invidia nel voler godere subito di un bene superiore posseduto da altri e a sé spettante; tutto è finito rotolare per terra.

5. IRA
«Alterazione dello stato emotivo che manifesta in modo violento un'avversione profonda e vendicativa verso qualcosa o qualcuno»

Diciamocelo chiaramente. Niente piace al popolino (noi), quanto vedere persone ricchissime e potentissime rosicare malamente. La tragedia greca in salsa parigina si è chiusa in farsa, con Leonardo e Al Khelaifi in cerca di entrare nello spogliatoio dell'arbitro, urlando a chiunque provasse ad avvicinarli «I will kill you». Il piacere sublime della caduta dei ricchi, dei forti e dei potenti (non che il Real sia propriamente una squadra low cost, ma ci siamo capiti) si colora allora del parossismo finale, dell'ira funesta e fine a sé stessa scatenata a fiotti contro il destino baro, alla pari del popolino (noi) il lunedì mattina sul gruppo Whatsapp a fronte di un sessantacinque e mezzo al fantacalcio. Si, ci siamo divertiti mercoledì sera.


Questo articolo è uscito in anteprima su Catenaccio, la newsletter di Sportellate.it.

Per ricevere Catenaccio gratuitamente, ci si iscrive qua. Se invece vuoi leggere i numeri arretrati di Catenaccio, visita il nostro archivio.


TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE...

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu