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2 min

- di Simone Renza

Considerazioni sparse post Lazio-Venezia (1-0)


Una Lazio brutta (ma in realtà non troppo), sporca e cattiva.


- Pino Wilson era il capitano di quella Lazio mitologica e decisamente mitopoietica per via del periodo in cui ha giocato, perché era un coacervo di personalità distanti da loro anni luce sotto ogni punto di vista ma soprattutto poichè se a Tor di Quinto il giovedì era una rissa costante, con fazioni e divisioni palesi, proprio Pino con Maestrelli riusciva a compattare le anime. Se ne è andato un capitano di una squadra leggendaria ed il tributo della fascia indossata da Immobile era doveroso;

- I lagunari, la cui narrazione glamour l'hanno dipinta come una squadra hipster - qualunque possa essere il significato ad esso attribuibile - serrano gli spazi con intelligenza non disdegnando sparute ripartenze. Spazi angusti in cui il tridente biancoceleste e manovra lenta. Molti calci d'angolo ma poco incisivi. Buoni per le statistiche ma non per l'occhio dello spettatore stanco del lunedì lavorativo;

- Spronata anche nel sottopassaggio da Sarri, La Lazio entra con un piglio decisamente diverso e prova in tutti i modi a scardinare il muro veneziano. Ad un certo punto una scarpazzata sullo zigomo di Luiz Felipe e rigore. Immobile 144. Superato Silvio Piola. Ancora una volta. I veneti provano, anche con una panchina ben assortita, a spostare il baricentro della partita ma non riescono praticamente quasi mai. La compattezza e il possesso palla romano annichiliscono ogni idea sul nascere. Qualche brivido sulle ave marie finali ma nulla più. Uno a zero e tre punti in tasca;

- Zaccagni in versione Peter Griffin nella nota scena del ginocchio e salta il derby. Luis Alberto nervoso ed a tratti delizioso. Savic costante e continuo. Leiva pendolo di Foucault dimostra come il gioco sarriano ruoti attorno al mediano basso. E si vede. Bene Luiz Felipe. Acerbi rallentatore. Anderson a sprazzi. Sarri blinda ancora la porta e incamera punti pur senza far brillare la squadra;

- Haps contiene senza offendere. Fiordilino deve lottare con Savic, Alberto e Leiva ma se la cava. Nani entra ma si fa notare più per la pettinatura aurea che per qualche giocata. Okereke ci prova ma poco servito. La squadra di Zanetti dimostra applicazione tattica e consapevolezza di sé. Prova, tenta ma non riesce più per merito della Lazio che per propri demeriti.

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Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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