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- di Tommaso Clerici

Dieci aneddoti incredibili sulla vita di Mike Tyson


Il passato rocambolesco di Tyson nasconde alcune perle che meritano di essere raccontate, tra storie ai limiti dell'inverosimile, incontri con personaggi unici e retroscena imperdibili.


Mike Tyson è una di quelle figure iconiche che solo lo sport può regalare a noi comuni mortali. Conosciuto tanto per la sua ferocia sul ring quanto per gli eccessi e la sregolatezza della vita privata, Iron Mike è considerato uno dei più grandi pugili di tutti i tempi.

Campione del mondo a soli vent’anni (è stato il peso massimo più giovane di sempre a vincere un titolo mondiale, un record tuttora imbattuto), dopo un’infanzia vissuta ai margini della società e un’adolescenza da clausura, trascorsa ad allenarsi senza sosta, Tyson ha raggiunto il successo senza avere una personalità sufficientemente strutturata da reggerne l’urto.

Ed è così che è iniziata la spirale autodistruttiva, che ha toccato il fondo con la condanna per stupro inflittagli nel 1992. Vicende che ne hanno gravemente minato anche la carriera da pugile, tristemente conclusa con tre sconfitte negli ultimi quattro incontri.

Nel 2015 in Italia è stato pubblicato il libro True. La mia storia, l’autobiografia di Tyson, che ripercorre la vita del pugile americano svelando alcuni aneddoti e retroscena rimasti a lungo inediti. Ecco una raccolta di quelli più significativi. 

L’incontro con il pugilato

A quasi 13 anni Tyson finisce in riformatorio, quando viene pizzicato in possesso di merce rubata. L’ex pugile racconta come nei fine settimana i detenuti che si erano distinti per la buona condotta erano autorizzati a lasciare la struttura per qualche ora. Al loro ritorno però si presentavano conciati piuttosto male, tra nasi rotti, denti scheggiati e costole fratturate.

Iron Mike scopre che i ragazzi rientrano nell’istituto così malconci perché partecipano ad intense sedute di sparring con il coach Bobby Stewart, un ex pugile irlandese, campione nazionale da dilettante. A quel punto Tyson chiede la possibilità di mettersi alla prova sul ring. Ottiene il permesso dopo aver migliorato il suo profitto scolastico, e ricorda così la sua prima volta sul quadrato, destinato a diventare il suo habitat naturale, contrapposto a Stewart: «Iniziai a mulinare le braccia, tirando una marea di pugni che lui incassò, tenendo alta la guardia. Continuai a colpirlo con tutta la forza che avevo finché, d’un tratto, lui superò la mia difesa e mi sferrò un colpo dritto allo stomaco. Vomitai pranzi e cene degli ultimi due anni».

Ed è così che Mike inizia ad allenarsi regolarmente, mostrando progressi notevoli, tanto da fratturare il setto nasale allo stesso Stewart durante una sessione di sparring. Dopo alcuni mesi è proprio il coach irlandese, consapevole del grande potenziale del suo allievo, a presentare il giovane talento a Cus D’Amato. L’italoamericano prenderà Iron Mike sotto la sua ala e lo renderà un campione, oltre a diventarne padre adottivo.

La relazione con Naomi Campbell

Nel 1987 Tyson è già sul tetto del mondo da un anno, quando ne aveva soli ventuno. Il suo stile di vita però è già piuttosto estremo: Mike abusa di superalcolici e si dedica al sesso in modo compulsivo, come confesserà da adulto. In occasione di una festa, un suo amico gli promette di presentargli quella che definisce “la donna più bella del mondo, una ragazzina che ben presto sarà la modella più pagata di sempre”. Ed è così che Iron Mike conosce una giovane, e in quel momento anonima, Naomi Campbell, di cui ancora oggi ricorda: «Iniziammo subito a frequentarci. Non riuscivamo a staccarci l’uno dall’altra. Era una persona molto passionale e amava il contatto fisico. In effetti avevamo molto in comune. [...] La sua presenza era magnetica. Eri costretto a cederle».

La storia tra i due finisce a causa della gelosia della Campbell, donna dal carattere forte che si scontra spesso con l’infedeltà e la sregolatezza di Tyson. Per sua stessa ammissione, a quei tempi Iron Mike non era ancora pronto per una relazione stabile.

Naomi Campbell e Mike Tyson ai tempi della loro relazione durante un servizio fotografico per Vogue (Credits: Bruce Weber).

La vita in carcere

Condannato per stupro ai danni della modella Desiree Washington nel 1992, Tyson trascorre tre anni in carcere. Qui sfrutta l’occasione per inaugurare un curioso business: vendere ad altri detenuti le foto e le lettere provocanti che le sue ammiratrici gli spediscono. «A seconda dell’aspetto della ragazza, cercavo di individuare quale tipo d’uomo potesse piacerle», rivela Mike. Ma non solo: «In seguito passammo dalle foto sconce alle telefonate erotiche. [...] Chiamavo un mio amico durante la notte. Aveva sempre qualche ragazza pronta a esibirsi».

Iron Mike riesce anche ad avere una relazione dietro le sbarre. Seduce un’assistente sociale che ha conosciuto frequentando un programma di prevenzione contro le droghe. I due arrivano a vedersi tre volte al giorno per soddisfare le voglie dell’ex pugile: «Una volta iniziato, non ne avevamo mai abbastanza. [...] Dovetti dirle di non cercarmi mentre mi stavo allenando. [...] Scopavo così tanto che non avevo più forze per andare in palestra, rimanevo in cella tutto il giorno».

Il terrore di Brad Pitt

Corre il 1989 e Tyson sta per divorziare dalla modella e attrice Robin Givens, dopo un solo anno di matrimonio. Nonostante ci sia una causa in corso, i due continuano a frequentarsi. Un giorno Mike decide di presentarsi a casa sua senza preavviso, e trova la Givens in compagnia, mentre rincasa in auto: «Era un uomo. Con ogni probabilità uno che se la sc***va. Quando la macchina si fermò e i due scesero, mi resi conto che l’uomo era Brad Pitt. Lui si accorse di me, in piedi davanti alla casa; avreste dovuto vedere la sua faccia. Sembrava uno che sta per ricevere l’estrema unzione. [...] Si mise a supplicare: “Amico, non colpirmi, non colpirmi. Stavamo solo ripassando il copione del film. Lei non ha fatto altro che parlare di te”. [...] Io non avevo intenzione di picchiare nessuno. [...] Stavo solo cercando di rimediare qualche scopata prima del divorzio, e Brad mi aveva battuto sul tempo quel giorno».

Kenya, la tigre bianca

Tra le passioni non convenzionali di Iron Mike spicca quella per i grandi felini. Uscito di prigione, Tyson decide di comprare dei cuccioli sia di tigre che di leone. Questi ultimi deve cederli perché troppo pericolosi (uno lo ferisce con un morso), mentre lega in particolare con una tigre bianca, Kenya: «Mi seguiva dappertutto» spiega Mike, «e dormiva persino nel letto con me. Gli esperti di animali selvaggi non potevano credere alla relazione che avevo instaurato con lei. […] Vagava per casa cercandomi e piangendo come un bambino; se la chiudevo nel suo rifugio, passava il tempo a lamentarsi. Certe sere d’estate, quando era in calore, faceva casino finché non scendevo a massaggiarle la pancia».

Ma gli incidenti non mancano, soprattutto quando Tyson viaggia portando con sé Kenya su un camion a diciotto ruote: «Per l’incontro con Bruno avevo portato Kenya con me. [...] Quando c’era in giro Kenya, Monica e le bambine non potevano avvicinarsi a me: era pronta ad attaccarle al minimo gesto affettuoso nei miei confronti. Durante il match l’avevo lasciata in albergo e quando tornai la suite era completamente distrutta. [...] Una volta eravamo in Ohio e Rory la chiuse in garage. Quando più tardi andò a riprenderla, lei aveva letteralmente strappato via il tettuccio a una delle mie Maserati».

Il loro rapporto però non è stato a lieto fine, come racconta lo stesso Mike: «Ero stato costretto a sbarazzarmi di Kenya. La stavamo tenendo in Texas e l’addestratore la mostrava ad alcuni appassionati che presumibilmente lavoravano con animali del genere. Non so cosa sia successo, ma mi dissero che una delle signore scavalcò il recinto per toccarla e lei fece delle cose orribili. Dopo che hanno assaggiato il sangue, le tigri non sono più come prima, quindi dovetti darla via. La donammo a uno zoo in California».

Mike gioca con Kenya (Credits: Nicastro/Rex Features/Sipa).

Il morso a Holyfield

Nel corso della sua carriera Tyson ha affrontato due volte Evander Holyfield, che conosceva sin dalle Olimpiadi Juniores disputate insieme e con cui inizialmente era in ottimi rapporti. Fino al momento del primo match, che Iron Mike descrive così: «L’incontro iniziò piuttosto bene. Nel primo round piazzai un colpo al corpo che lo fece urlare dal dolore. Pensavo di poter vincere, ma nella seconda ripresa ebbi un blackout. Non capivo più cosa stesse succedendo. Solo dopo mi sarei reso conto che usava la testa per rifilarmi dei colpi e farmi perdere i sensi». Tyson perse per KO tecnico all’undicesimo round, e nello spogliatoio si accorse che «le testate di Holyfield mi avevano procurato sei bernoccoli grandi come pugni. [...] Volevo rifarmi subito, ero furioso».

Inoltre l’ex pugile sostiene che l’arbitro, Mitch Halpern, fosse completamente ubriaco, tanto da puzzare di alcool e avere gli occhi visibilmente rossi. «Nessun arbitro avrebbe mai permesso che mi venisse riservato il trattamento rifilatomi da Holyfield, ma lui lasciò correre perché era totalmente sbronzo e fuori di sé». In ogni caso, Halpern non arbitrò il rematch.

Durante il secondo incontro tra i due, Tyson sostiene di aver subìto nuovamente diverse testate da parte dell’avversario: «La sua tattica era chiara a tutti: aspettare che scagliassi un pugno e solo allora buttarsi dentro con la testa: una vera e propria strategia». Iron Mike si rivolse all’arbitro che però non riscontrò nessuna irregolarità. Ma all’inizio della terza ripresa la situazione precipitò: «Holyfiled mi diede un’altra testata. Mi piombò addosso un senso di spossatezza [...], furono la rabbia e l’adrenalina a darmi la scossa. Volevo ucciderlo. Era evidente che i colpi di testa erano intenzionali. [...]. Fu allora che gli diedi un morso all’orecchio».

Il resto è storia.

L’amicizia con Tupac

Tyson conosce il rapper Tupac Shakur nel 1990, quando lo aiuta ad entrare in un locale di Los Angeles che gli aveva negato l’accesso. Un gesto che colpisce lo stesso Tupac: «Nessuno aveva mai fatto una cosa del genere: permettere a una banda di teppistelli negri di entrare in un bel locale come quello» dichiarerà in seguito.

Pochi sanno che l’omicidio del rapper è avvenuto sulla via del ritorno a casa, dopo aver assistito proprio ad un incontro di Iron Mike, contro Bruce Seldon nel 1996. «Dopo il match Tupac venne a trovarmi nello spogliatoio» racconta Tyson, «ci eravamo organizzati per vederci più tardi [...] ma prima volevo andare a casa [...]. Così rientrai, mi feci qualche drink e crollai. Vennero a svegliarmi: “Mike, hanno sparato a Tupac”. Non potevo crederci. […] Vengo anch’io dalla strada, e c’è qualcosa che non mi convince in questa storia».

Tra i due c’era un rapporto profondo: Tyson ammirava molto Tupac e lo considerava un poeta, la voce che era in grado di esprimere la voglia di rivalsa dei neri in una chiave artistica e ribelle.

A un passo dalla kickboxing

Nel 2003 Tyson, in gravi difficoltà economiche, si fa coinvolgere nella (presunta) organizzazione di un match di kickboxing, in cui avrebbe dovuto combattere contro il colosso Bob Sapp, ex giocatore di football professionista.

Il 13 agosto 2003 Sapp affronta a Las Vegas Kimo Leopoldo per la nota organizzazione asiatica K-1, vincendo per KO nel secondo round. A fine incontro il gigante si dirige a bordo ring, dove è presente Tyson, puntando il dito proprio in direzione di Iron Mike. L’ex pugile non se lo fa ripetere due volte e sale sul quadrato, dove, dotato di microfono, comincia un botta e risposta a suon di trash talking con Sapp.

A questo punto si diffonde la notizia secondo cui Tyson avrebbe firmato un contratto con K-1, e iniziano a circolare anche i primi video promozionali dell’incontro. Il match salta, ufficialmente perché ad Iron Mike non viene concesso di entrare in Giappone a causa dei suoi problemi legali.

In realtà Tyson svela: «Avevo firmato con loro, ma non avevo nessuna intenzione di combattere con un kickboxer. Non avevo la minima voglia di beccarmi un calcio in testa. [...] Sarei stato un pazzo a combattere con quei mostri. Preferivo tornarmene nella mia suite d’albergo e rilassarmi. [...] Erano str***ate da wrestling, ma adoravo fare queste apparizioni».

Lo scontro con Michael Jordan

Al di fuori della biografia di Tyson, ci sono altri due episodi che meritano di essere raccontati. Come riporta il sito Boxingscene.com, nel 1988 Mike, allora già campione del mondo dei pesi massimi, ha cercato di aggredire Michael Jordan, stella dei Chicago Bulls. Il retroscena è svelato nel libro di Rory Holloway, ex manager di Tyson. 

Il 13 dicembre 1988 viene organizzata una festa da Richard Dent, giocatore di football, dopo che i Bulls avevano sconfitto gli Atlanta Hawks. Tyson fa parte degli invitati, e sta attraversando l’ennesimo periodo burrascoso nella sua vita personale. Come pugile è ancora imbattuto e all’apice della sua carriera, ma si trova nel bel mezzo della separazione dall’ex moglie Robin Givens.

Jordan, presente al party, in passato aveva avuto una relazione proprio con Givens. Questo basta a scatenare il risentimento del pugile americano. Holloway infatti scrive: “Mike Tyson è seduto sul divano mentre sorseggia il suo drink preferito, un Long Island Tea. Quando beve emergono i suoi veri sentimenti. Prego i camerieri di annacquare i suoi drink perché noto che sta iniziando ad essere sbronzo. Poi vedo Mike che fissa Jordan dall’altra parte del tavolo, e gli dice: «Ehi amico, pensi che io sia stupido? So che ti sei fatto la mia ragazza». Sembrava che Jordan avesse visto un fantasma. «So che hai fatto dei casini con lei, avanti, puoi dirmelo» continua. È evidente che Jordan vorrebbe solo alzarsi e correre”.

La situazione rischia di sfuggire di mano quando Tyson dichiara di voler dare una lezione al cestistaIron Mike cerca di passare dalle parole ai fatti, ma viene trattenuto da Holloway, Don King e altri membri del suo entourage presenti alla festa. In tutto questo pare che Jordan si sia mantenuto a distanza di sicurezza, cercando di ignorare il boxeur.

Diversi presenti al party hanno poi minimizzato questo episodio, e la stessa leggenda del basket ha sempre risposto con un secco “No comment”. Ma Holloway ha rilanciato: “Non sono pazzo, non mi invento cose del genere. Ho passato diversi momenti divertenti insieme a Tyson, e questo è uno dei tanti. Jordan è stato un mio eroe, sono fan del basket, quindi non mi dimenticherò mai ciò che accadde quella sera”.

Il litigio con Donald Trump

Nel libro TrumpNation: The Art of Being the Donald di Tim O’Brien sulla vita di Trump viene raccontato un altro episodio piuttosto curioso e inedito. Infatti l’autore riporta di quando Tyson ha fatto irruzione nello studio di Donald Trump, urlando, furibondo: «Stai andando a letto con mia moglie?». I due si conoscevano sin dal 1988, quando il futuro Presidente americano aveva organizzato la riunione che ospitava l’incontro tra lo stesso Tyson e Michael Spinks, che Iron Mike vinse per KO al primo round.

Nell’occasione raccontata da O’Brien, le gelosie di Tyson erano rivolte ancora una volta a Robin Givens: «Non hai chance contro di me. Eccomi, il campione mondiale dei pesi massimi: sono un solido pezzo di una fot***a armatura da combattimento» urla Iron Mike a Trump. Non è noto cosa ha risposto The Donald alle accuse di Tyson, ma in qualche modo è riuscito a placare la furia dell’atleta: infatti i due da quel momento in poi hanno sempre avuto ottimi rapporti.

Tyson stringe la mano a Trump (Credits: Getty Images).

La vita di Mike Tyson è stata rocambolesca, scandita da continui alti e bassi, dalla gloria conquistata sul ring all’abisso spesso raggiunto nella vita privata. Eppure probabilmente è anche per questo che il pugile americano ancora oggi gode di ampissima fama e riconoscimento in tutto il mondo.

Amato o odiato, Tyson resta una figura controversa, dalle tante sfaccettature, complessa, tormentata, tremendamente umana. Dieci aneddoti ovviamente non bastano a descriverla, ma lasciano intuire la profondità di un personaggio che ha combattuto sul ring, ma soprattutto con sé stesso.

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Nato a Milano il 09/06/1996, lavora in un’agenzia di comunicazione e sui social media. Ma soprattutto ha unito la passione per la scrittura a quella nata indossando il primo paio di guantoni da boxe, ed è così che ha trovato il suo posto nel mondo.

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