
Il talento logora chi non ce l’ha
Da qualche mese Lorenzo Musetti vive la prima vera fase complessa della propria carriera. La forma fisica non è delle migliori e i miglioramenti attesi latitano. È ancora presto per creare allarmismi, ma sarà importante capire come Lorenzo riuscirà a uscirne. Ripercorriamo gli ultimi mesi del talento nostrano, soffermandoci sui punti di forza da cui ripartire ma analizzando anche le lacune da colmare al più presto.
Storia di un’esteta
Il 7 giugno 2021 sul Philippe Chatrier Musetti e Novak Djokovic si contendono l’accesso ai quarti di finale dello slam parigino. A soli 18 anni Lorenzo si regala una prestazione maiuscola, giocando per oltre due ore alla pari col numero 1 al mondo e arrendendosi solo al 5° set dopo un crollo prima di tutto fisico. Nonostante la sconfitta, gli appassionati e gli addetti ai lavori sono entusiasti del gioco e delle potenzialità dell’italiano, che già viene idealmente proiettato ai vertici del tennis mondiale ed accostato ai grandi del passato.
È chiaro che quando si è colpiti da un colpo di fulmine, è piuttosto difficile esprimere giudizi lucidi e oggettivi e si finisce così per alimentare pressioni e aspettative su Lorenzo.
Tuttavia, se da un lato è evidente che tali esternazioni appartengano più alla speranza che alla realtà, è altrettanto lecito ammettere che non si può resistere alla tentazione di immaginare un futuro radioso per il nostro giocatore. La miscela di sano agonismo e smisurato talento che Musetti sfoggia sul campo finisce per stregare gli appassionati che condividono gioie e sconfitte di un ragazzo così genuino.
Siamo agli albori, eppure è già palese che il nostro Lorenzo apparterrà alla categoria di tennisti maledetti (che già annovera, ad esempio, Dimitrov e Shapovalov). La sua non sarà una carriera qualunque, bensì la storia di un’esteta tanto amato quanto incompreso.
Gli inizi
Le capacità e l’amore per la racchetta di Lorenzo si manifestano in tenera età. Scoperto a soli quattro anni da Simone Tartarini, i due inaugurano un sodalizio che dura tutt’oggi. È proprio Tartarini, come ammesso più volte dallo stesso Musetti, a diventare la figura di riferimento per la sua crescita personale e tennistica.
È il più classico dei predestinati, di coloro che si pensa abbiano il diritto e il dovere di raggiungere certi risultati. Troppo spesso si dimentica quanto lavoro e quanti sacrifici questi ragazzi devono compiere già da giovanissimi e di come il talento di per sé non sia sufficiente, ma deve essere quotidianamente forgiato su misura.
Fortunatamente Musetti ha lo spirito e la determinazione giusta e infatti la sua crescita è costante. Entra nel circuito juniores nel 2016 a soli 14 anni, conquistando il primo titolo alla stessa età. A cavallo tra le fine del 2018 e l’inizio del 2019 giunge in finale a Flushing Meadowse vince gli Australian Open, divenendo il più giovane italiano della storia a trionfare in uno slam juniores.
L’approdo nel circuito maggiore arriva l’anno seguente e già a febbraio si fa apprezzare da tutto il mondo: ad Acapulco colleziona gli scalpi di Schwartzman (all’epoca numero 9 al mondo), Tiafoe e Dimitrov, prima di arrendersi in semifinale a Stefanos Tsitsipas. Anche in quest’occasione è il più precoce italiano in grado di raggiungere la semifinale di un torneo ATP 500.
Non deve dunque sorprendere se assieme alla sua rapida ascesa in classifica (fino alla posizione 58, proprio dopo il Roland Garros 2021), crescono anche le aspettative e le speranze che l’intero movimento tennistico italiano nutre su di lui.
Il calo
Quello che doveva essere il trampolino di lancio diviene invece una brusca battuta d’arresto. L’estate non offre particolari soddisfazioni né sull’erba inglese né sul cemento americano. Musetti vince appena una manciata di partite e si presenta scarico anche per la stagione autunnale indoor, che chiude senza riuscire a superare la fase a gironi delle Next Gen ATP Finals di Milano.
Anche quest’anno viene inaugurato con l’uscita al primo turno a Melbourne per mano di de Minaur e prosegue sulla falsariga della fine del precedente.
L’unico acuto da registrare è anche il più recente: con la vittoria in Coppa Davis contro il padrone di casa Gombos regala all’Italia il punto decisivo coronando un esordio da sogno nella competizione.
Auspicando che questa vittoria possa rilanciarlo, è comunque lecito domandarsi quali siano stati finora i fattori che possano aver contribuito ad un calo di rendimento così evidente e contemporaneamente chiedersi su quali aspetti lavorare maggiormente per evitarne altri.
Analisi
Tentiamo quindi di analizzare pro e contro del suo gioco e di capire quali debbano essere i suoi obiettivi nel medio-lungo termine.
Anzitutto non può non essere messo in conto che Lorenzo è un ragazzo di appena 20 anni (compiuti il 3 marzo) che si trova catapultato in una realtà a cui deve abituarsi e che deve metabolizzare nel tempo. La vita nel circuito richiede costanti spostamenti, cambi di fuso orario, gestione delle spese, accurata programmazione della stagione; sono tutti aspetti che spesso passano in secondo piano e che invece contribuiscono, almeno agli esordi, a scombussolare la vita di un atleta professionista. Di per sé non può e non deve essere un alibi, ma sommato ad una serie di altri fattori può incidere non poco sul rendimento in campo.
Difatti la carriera di un qualunque tennista è per definizione altalenante, risente della condizione fisica e di quella psicologica, di fattori esterni, personali e per questo motivo spesso sconosciuti. È inevitabile che si alternino alti e bassi e queste oscillazioni diventino tanto più frequenti e significative quanto più si è giovani e inesperti. In quest’ottica non deve dunque allarmare un momento di appannamento di Lorenzo che non a caso ha seguito il suo momento (finora) migliore. La soddisfazione per avere raggiunto un obiettivo può magari aver portato ad un certo appagamento che assieme ad una condizione fisica non eccellente possono almeno in parte giustificare i recenti risultati.
Per questo motivo, come vale anche per Sinner e tutti i loro coetani, la calma e la pazienza sono i cardini da cui ripartire e tornare più forti di prima.
In ogni caso ciò che balza immediatamente agli occhi è l’enorme bagaglio tecnico di cui Lorenzo dispone. È raro poter ammirare un giocatore capace di giocare a tutto campo, variare i tagli e gli effetti, difendere dalla linea di fondo o offendere a rete. Non è però tutto oro quel che luccica: il tennis attuale (causa moderni materiali, rallentamento delle superfici …) tende a favorire uno stile monocorde e la possibilità di variare così tanto il gioco può talvolta indurre in confusione e risultare controproducente.
Anche in questo caso il tempo è il miglior alleato: c’è bisogno che Musetti riesca piano piano ad assimilare tutte la armi tattiche che possiede, sapere in quali partite preferire una o l’altra, quando rischiare e quando invece optare per un tennis più solido. Ad oggi tutti questi ingredienti ci sono ma sono ancora acerbi e per questo non sorprende che Lorenzo possa alternare anche a distanza di pochi giorni partite estremamente convincenti in cui riesce ad amalgamare alla perfezione tutte le caratteristiche del suo gioco ad altre in cui si mostra insicuro ed indeciso e finisce per commettere troppi gratuiti o viceversa per essere troppo passivo da fondocampo.
Per quanto riguarda ciò che accade in campo, ci sono almeno un paio di aspetti da sottolineare: il primo è di natura tecnico-tattica e riguarda essenzialmente il dritto, il fondamentale che meno padroneggia (il rovescio a una mano è invece un colpo tanto esteticamente bello quanto efficace e affidabile). Musetti adotta un’impugnatura semi-western particolarmente accentuata e soprattutto, al pari di Thiem e Kyrgios, prepara il colpo col gomito alto e la punta della racchetta in avanti. Questo consente di imprimere maggiore rotazione in top-spin alla pallina ma contemporaneamente è un tipo di apertura che richiede più tempo rispetto a quella classica (con la punta rivolta verso l’alto) e costringe Musetti a fare un paio di passi indietro per colpire con efficacia.
Ne consegue una posizione spesso eccessivamente arretrata che porta Lorenzo a perdere campo già in risposta e subire la pressione avversaria specie su superfici rapide, dove non a caso ha ottenuto i risultati peggiori. Se a questo si aggiungono altri piccoli difetti nella meccanica del colpo, che lo portano talvolta a colpire col peso del corpo all’indietro e senza i giusti appoggi, si deduce che il dritto è sicuramente il colpo su cui lavorare con maggiore insistenza.
L’altra questione è la continuità. A suo stesso dire, Musetti pecca di mancanza di concentrazione nell’arco dell’intera partita, alternando momenti di lucidità e controllo ad altri di rilassamento e distrazione.
Sebbene sia impossibile pretendere da un 20enne la tenuta mentale dei più grandi, è ovviamente indispensabile iniziare lavorare e, per quanto possibile, migliorare da subito.
Prospettive future
Da quanto detto risulta che Lorenzo Musetti è un giocatore in piena costruzione, che deve ancora maturare e capire quale strada intraprendere in maniera definitiva. Sarà interessante vedere se si accontenterà di un tennis più schematico e “semplice” oppure se cercherà di utilizzare al meglio tutte le variazioni di cui è in possesso.
Ad oggi la priorità è che il ragazzo riacquisti la fiducia e la condizione atletica di pochi mesi fa. Siamo certi che l’atteggiamento ottimista e propositivo che ha sempre mostrato lo aiuterà in tal senso, così come siamo sicuri che nel prossimo futuro saprà regalare tante soddisfazioni al tennis italiano.
È invece ancora troppo presto per sbilanciarsi su quali possano essere le ambizioni di un’intera carriera. Di sicuro il potenziale c’è ed è enorme, è estremamente arduo da plasmare ma, con tanto lavoro e con un po’ di buona sorte, non escludiamo che possa venirne fuori un capolavoro.
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