
Considerazioni sparse post Roma-Atalanta (1-0)
Forse la Roma dovrebbe sempre affrontare l'Atalanta.
- Come all'andata, la Roma riserva la sua partita migliore all'Atalanta del Gasp e si trasforma, giocando una partita tatticamente perfetta e disinnescando totalmente una squadra che, solo pochi giorni fa, aveva mostrato una forma straripante. Idee chiare, intensità e grande compattezza di squadra sono le armi (che non sempre si sono viste nella Roma di questa stagione) che permettono ai giallorossi di ottenere 3 punti tanto pesanti quanto meritati in questa rincorsa europea. Il successo è di misura, ma la differenza in campo è sembrata più ampia di quanto dica un margine così sottile;
- Il primo tempo è particolarmente emblematico dell'efficienza del piano tattico ordito da Mourinho, con la ruggente partenza giallorossa, che testimonia il giusto approccio alla partita. Se con la Samp il centravanti nerazzurro era stato lo spazio, oggi è proprio quello che la Roma riesce a togliere all'Atalanta, priva di sbocco nella sua mutevole manovra fatta di palleggio e movimenti senza palla: i giallorossi accettano anche per lunghi tratti il palleggio atalantino, con gli occhi fissi su un piano studiato nel dettaglio ed eseguito con diligente applicazione;
- La chiave, nelle idee romaniste, sono le improvvise verticalizzazioni ad infilare una difesa nerazzurra sempre molto alta, in ottemperanza al consueto atteggiamento spregiudicato della banda Gasperini. L'intento è buono, ed è reso particolarmente efficace dall'ottimo lavoro del duo Abraham-Zaniolo nel cercare la profondità e nel mostrare alcuni imbarazzi nelle retrovie della Dea: il gol nasce proprio da una simile situazione (e da uno stop delizioso del 22), ma allo stesso modo si generano molte altre occasioni (o potenziali occasioni) non concretizzate;
- Cosa non va nell'Atalanta? La squadra che pochi giorni fa aveva dato l'impressione di fare dell'imprevedibilità tattica la propria forza, oggi sembra quasi disorientata da se stessa, e si perde in una bolla di sapone, giocando una gara di effimero possesso ma di fredda inconsistenza. I nerazzurri si prendono per forza ed abitudine il pallino del gioco, ma scoprono molto presto di non avere la minima idea di cosa farsene, in una manovra un po' fiacca che finisce per girare su se stessa e sgonfiarsi al cospetto della solida resistenza della retroguardia giallorossa;
- La panchina del Gasp dà l'illusione di essere una specie di borsa di Mary Poppins, dalla quale possono uscire quasi infinite soluzioni, anche a partita in corso. Il tecnico nerazzurro ci estrae Muriel, Boga e Malinovskyi ma, come in una lezione di aritmetica elementare, cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia. Nel bene e nel male, nella Dea sembrano suonare tutti lo stesso spartito, e anche chi entra finisce per naufragare nell'apatia di una prova incolore che rappresenta probabilmente un passo indietro. Pur con una gara in più, la Roma aggancia proprio l'Atalanta in classifica e forse questa partita potrebbe mutare ancora gli equilibri di una confusa e trafficata zona europea.
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