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, 5 Marzo 2022

Amedeo Biavati, Pier Paolo Pasolini... alegrì d'la zaint


"Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro".

Pier Paolo Pasolini


Per cogliere quel movimento serviva un occhio sensibile. Quello del cinema. Quello del poeta. L'immagine va scomposta e ricostruita. Troppo veloce. Rapida. Elegante. Semplice nella sua esecuzione. Complessa da intuire. Portarla a compimento necessita di grazia e coscienza di sé. La movenza della prima gamba crea un'illusione. Il pallone non muta la sua traiettoria. L'opponente viene ingannato.

Un po' come l'ignaro spettatore del "L'Arrivée d'un train en gare de La Ciotat". I fratelli Lumiere ingannano chi siede dinanzi allo schermo. Avanza sugli spettatori e li fa sussultare. Identificando la loro visione con quella della macchina da presa. La macchina da presa diventa per la prima volta un personaggio del dramma. Tutti i successivi piani di cui fa uso oggi il cinema furono utilizzati in L'arrivée d'un train.

Non è il pallone che si sposta ma sono i personaggi e i loro corpi che si avvicinano o si allontanano costantemente da esso. Il continuo spostamento del punto di vista permette di ricavare da quella illusione i piani successivi di un montaggio e di un calcio moderno.

Il corto è del 1896, la finta è del 1938. Nell'arco di una quarantina di anni due innocenti manie coinvolsero gli spettatori: il cinema e il “doppio passo”. Nome di una danza. Un rito sul pallone. Magia nera. Il difensore, lo spettatore immagina di sapere dov'è il pallone. Il primo s'affligge. Il secondo si esalta. In un tempo brevissimo tutto termina. La bellezza rimane impressa nella mente per sempre. Come nel cinema. Ognuno può replicarla. Farla propria. Evocare la ritualità del gesto. Diviene allegria del popolo. Celebra Amedeo Biavati. Lo rende immortale.

"...è una finta elegante, con il difetto di non essere un gesto perentorio: ma proprio per la sua semplicità inganna l’avversario che sta per opporsi in tackle e vi rinuncia, insospettito da questa pausa: allora ne approfitta Biavati per partire e prendere vantaggio"

Gianni brera

Al pari di una pellicola, il pubblico trepida nell'attesa di vederlo in azione. Diviene il verso di una poesia di Pasolini. Ultima rappresentazione sacra del nostro tempo.

Non è casuale che Pier Paolo se ne innamorò perdutamente. Di Biavati e del Bologna che tremare il mondo faceva.

Weisz lo fece divenire ala pura sulla fascia destra. Giocò oltre 200 partite in maglia rossoblu. Non l'astro nascente, il primo dei suoi quattro scudetti vinti col Bologna, lo vinse da panchinaro. Ma la certezza dei restanti tre. 

Il 13 maggio 1939, la pioggia batteva forte su San Siro. Nella città meneghina erano arrivati i padri fondatori del Gioco per sfidare i due volte campioni del mondo. L’Inghilterra andò subito in vantaggio per 1-0. Biavati prese il volo sulla destra per una fuga di quaranta metri: attrasse Eddie Hapgood e perpretò il suo voodoo. Lo beffò una, due volte. Arrivò sotto porta e trafisse il portiere. Hapgood corse a stringergli la mano.

Medeo ala destra. Pier Paolo ala sinistra. L'uno idolo dell'altro. Tecnica sul prato sopraffina. Pasolini replicava il doppio passo ogni volta che poteva. Ai Giardini di Caprara o come nell'intreccio avvenuto nel Marzo 1975 alla Cittadella a Parma, quando si accese la sfida fra la squadra di Pasolini, che stava girando Salò, e quella di Bertolucci, che invece era occupata nel set di Novecento. Laura Betti decide di organizzare questo regalo, quanto meno atipico, per il genialitico di Bertolucci. L'intento era quello soprattutto di spezzare la tensione provocata da alcune critiche di Pasolini a Ultimo tango a Parigi (non amò particolarmente il film benchè Bertolucci fosse suo amico).

Sono sempre rimasto fedele all’idealismo liceale, quando giocare a pallone era la cosa più bella del mondo". Pier Paolo Pasolini

Quella partita rimarrà negli annali col nome di “Novecento VS Centoventi” e vedrà vittoriosa la squadra di Bertolucci, che si limitò ad osservarla. A testimonianza dell’evento e del risultato, le riprese sono visibili nel film documentario di Laura BettiPier Paolo Pasolini e la ragione di un sognouscito nel 2001.

La presenza del calcio come elemento autobiografico si riflette negli scritti di Pasolini in maniera invadente: è facile imbattersi in una partita, per chi legge Ragazzi di vita o Una vita violenta. Come osserva Valerio Piccioni nel suo Quando giocava Pasolini, le partite non sono mai intese in quanto competizioni con un risultato, dei vincitori e dei vinti. Quelli che ci regala Pasolini sono piuttosto degli spaccati di partita, utili soprattutto per mostrare un duello, un gesto di sfida, un insulto, ma senza mai sconfinare nella cronaca sportiva.

Entrambi, Medeo e Pier Paolo, andarono via da Bologna. A tutti e due Bologna infuse eternità con l'arte. Entrambi le regalarono la bellezza. Pasolini il cinema (Edipo Re e Salò), Biavati scudetti, coppe e un giovane talento nato a Portonovo di Medicina. Quello che diverrà l'onorevole, che risponde al nome di Giacomo Bulgarelli.

E sì, perchè come si gioca a Bologna, si gioca solo in paradiso.

Nel sincronismo calcistico, però, in una periferia brasiliana, un'ala destra claudicante, incerta portava, incosapevolmente, quella finta ad un palcoscenico più educato all'arte e globale. Il fisico di Pasolini. La tecnica di Biavati. Un'altra allegria di popolo. Manè Garrincha.

  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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