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5 min

- di Riccardo Matere

Tutti vogliono Bremer, ma chi può averlo?


In tanti si sono innamorati di Gleison Bremer, ma su di lui c'è da chiarire veramente tanto, soprattutto a livello tattico.


Quando si parla di difensori centrali bisognerebbe scrivere un libro.

Sarà per il fatto che quel ruolo ha visto dei compiti diversi e modificati nel corso degli anni, sarà per il fatto che tanti difensori risultano differenti per caratteristiche, sarà per il fatto che bisogna cercare di formare la coppia o il trio migliore per poter formare una difesa ottimale. Negli ultimi mesi in tantissimi si sono innamorati (giustamente) di Bremer, ma è veramente tutto oro quel che luccica?

Partiamo da una premessa tanto doverosa quanto scontata: il sottoscritto è fortemente convinto che i calciatori - più forti o meno forti che siano - debbano essere messi nelle condizioni di rendere al meglio. Proprio per questo, cercheremo di capire quale possa essere il modello di gioco, il sistema di gioco e il/i compagno/i di reparto ideali per Gleison Bremer.

Per farlo bisogna innanzitutto capire che tipo di calciatore sia diventato il difensore del Torino sotto la guida di Juric.

Partiamo da qui. Inter-Torino. In questa situazione vediamo Bremer che si stacca dalla linea difensiva e va su Calhanoglu affrontando senza paura un duello frontale. Nel frattempo è Djidji a coprire la profondità marcando Dzeko.

Questa situazione di gioco si verifica soprattutto però con gli attaccanti avversari:

In questo caso con Lautaro Martinez che è pure girato di spalle. Nel frattempo Djidji e Buongiorno stringono un pelo la loro posizione e rimangono dietro il difensore brasiliano.

Questo si verifica in tantissime zone del campo.

In questo caso vediamo Handanovic che lancia in avanti per Lautaro Martinez e Bremer che addirittura va in linea con i centrocampisti per cercare il duello (che può essere aereo o di spalle).

E proprio quando il duello è di spalle, che Bremer sa essere veramente letale. Lo abbiamo visto nel Derby di Torino con Vlahovic, ma anche quando quest'ultimo giocava per la Fiorentina. Non importa la "stazza" dell'avversario, non importa nemmeno se l'attaccante è statico o dinamico (vedi paragrafo poco sotto).

Anche qua Bremer ha una costante ricerca del contatto con l'attaccante interista.

Quindi ad ora ci siamo focalizzati su come il difensore del Torino riesca a rimanere costantemente attaccato all'avversario, che si giochi in zone vicine o lontane dalla propria porta. Ma cosa succede quando l'attaccante avversario è molto dinamico e veloce? Impossibile non prendere come punto di riferimento Victor Osimhen.

In questo caso notiamo che Bremer è molto lontano dall'attaccante. Il motivo è semplice: preoccuparsi maggiormente della profondità. Il difensore del Torino non è lento, il problema - per chi difende, ovviamente - è che Osimhen è troppo veloce e quindi bisogna costantemente prendere delle precauzioni. L'attaccante del Napoli è letale in campo aperto e sa esserlo in minor parte quando deve ricevere il pallone tra i piedi.

Ed ecco la scelta di Bremer (e dello staff) di volersi staccare dalla punta del Napoli decisamente di più. Questo, però, non deve essere motivo di rinuncia per la ricerca del recupero palla.

Vediamo un'altra azione dove ancora Bremer si stacca da Osimhen.

Una distanza che non ci sarebbe con Lautaro Martinez (vedi l'esempio di prima), con Vlahovic (chi ha visto il Derby di Torino capirà) e con altri calciatori che amano ricevere il pallone sui piedi e sulla figura. Eppure Bremer...

Riesce comunque a trovare il tempo per anticipare e recuperare il pallone ai danni dell'attaccante.

Velocità nella breve distanza, giusti tempi di esecuzione e il risultato è sempre lo stesso: il recupero del pallone!

Nonostante si trovi, spesso, in condizioni di dover essere da solo contro un attaccante, la componente legata al contrasto è comunque fondamentale per Bremer:

In questo caso vediamo Bremer provare il contrasto (riuscendoci) nonostante Osimhen abbia il pallone con il piede più lontano dal difensore. Un qualcosa che, proprio per i difendenti, risulta più complicato perché, ovviamente, bisogna avere a che fare con una distanza maggiore e, soprattutto, con il corpo del portatore del pallone.

Abbiamo visto già tanto della fase difensiva del difensore del Torino, ma dobbiamo parlare anche di aspetti che vanno oltre, come la fase offensiva.

Nonostante il possesso palla del Toro, in queste due azioni che vi proporrò possiamo comunque notare qualche aspetto difensivo legato a Bremer: le marcature preventive.

Rimessa laterale con Ola Aina a battere.

Bremer si attacca ad Osimhen nonostante la fase offensiva da sviluppare e, quindi, nonostante la possibilità di poter ricevere il pallone.

Il difensore ci rinuncia in favore di una marcatura preventiva sull'attaccante. Stessa identica questione quando il pallone va più avanti:

Addirittura qui notiamo proprio il contatto tra i due con il difensore che tocca la schiena dell'attaccante.

Ma perché Bremer (e di conseguenza Juric che lo decide) non si stacca dietro per permettere un giropalla diverso? Bisogna considerare due semplici questioni: 1) il gioco di Juric; 2) Milinkovic-Savic.

Il modello di gioco del Torino è mirato a cercare costantemente la verticalizzazione, ancor più quando ci sono grandi spazi in zone offensive. E proprio in questo entra in gioco anche il portiere, Milinkovic-Savic. Portiere che con i piedi sa mettere il pallone praticamente ovunque. In tanti avrete presente le classiche difese a 3 con il difensore centrale che rimane molto dietro a dare il cosiddetto "sostegno" fungendo da vertice basso.

Ecco, con il Torino c'è sempre il vertice basso ma non è Bremer:

Palla a Djidji con Bremer che non si abbassa per favorire il giropalla. Il motivo è qui:

Il vertice basso è proprio il portiere che diventa un vero e proprio "libero".

E questo lo si nota in più situazioni:

In questo caso vediamo Bremer che si alza mentre il portiere deve passare il pallone dalle mani. Djidji e Rodriguez si comportano un po' come da difensori centrali della difesa a 4 mentre Bremer da "centrocampista". E proprio il fattore "centrocampista" viene favorito quando si avanza:

In questo caso Bremer si alza nuovamente mentre Milinkovic-Savic sale per poter ricevere il pallone. Vediamo Osimhen che sale mentre Bremer gli va davanti. Ed ecco che:

Bremer diventa una sorta di centrocampista che gioca davanti alla difesa.

Quindi, tornando al quesito iniziale, quale è il sistema di gioco, il modello di gioco e il/i compagno/i di reparto ideali per Bremer?

Lui può giocare in una difesa a 3 e in una difesa a 4. Nella difesa a 3 ha dimostrato di poter giocare da centrale con Juric ma anche da difensore laterale negli anni passati. L'importante è che abbia un attaccante da marcare, a cui attaccarsi. Questione ideale per una difesa a 3 che ha comunque quasi l'obbligo di far marcare l'uomo.

E nella difesa a 4? Quando parlo di calciatori simili, inevitabilmente, devo mettere in risalto l'importanza dei difensori "opposti" a Bremer, cioè quelli tattici, quelli che sanno creare equilibrio e che sanno proteggere il difensore che va "in giro" sugli avversari.

E quindi, per far capire bene il concetto, devo assolutamente fare gli esempi ideali:
Bonucci – Chiellini/Barzagli
Albiol – Koulibaly
Kjaer – Tomori
De Vrij – Skriniar

Bene, ora mettete Bremer con un difensore come Bonucci, Albiol, Kjaer e de Vrij ed ecco che la difesa a 4 la si può magistralmente supportare. Mettete, invece, Bremer con difensori che hanno le sue stesse caratteristiche e le questioni sono due: 1) si avrà difficoltà nel difendere; 2) bisognerà assolutamente studiare una fase difensiva in cui entrambi vanno a uomo. Un po' come quello che spesso accade nella Fiorentina di Italiano o nell'Atalanta di Gasperini le poche volte che usa la difesa a 4.

Insomma, ritorno al discorso di prima: l'importante è mettere Bremer nelle condizioni di saper fare quello che sa fare. Perché lo sa fare clamorosamente bene.

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