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, 27 Febbraio 2022

Considerazioni sparse post Torino-Cagliari (1-2)


Una partita costellata dai duelli a tutto campo e vinta da un Cagliari rigenerato. Ma il Torino resta squadra vera.


- Un lunch match illuminato dal sole torinese e da giocate degne di ottima fattura. Ma soprattutto un match di mezzogiorno in cui a dominare sono stati i ripetuti contrasti rusticani a tutto campo. A uscire con tre punti capitali in ottica salvezza è il Cagliari, però non si è visto il Torino spento che aveva concesso le armi al Venezia due settimane fa, tuttavia i granata hanno calcato una prestazione simile a quella col derby. A fare la differenza una formazione sarda totalmente rinfrancata dal mercato invernale;

- Mazzarri l'ha impostata sulle corde tattiche preferite da Juric: 3-4-2-1 diametralmente a specchio del Toro, marcatura asfissiante uomo contro uomo e intensità encomiabile. Il primo tempo è anestetizzato dai tanti falli e gli spazi assolutamente bloccati in ambo i lati del campo. Sino al gol di Bellanova che stappa il Torino e costringe la truppa locale a piazzare le tende nella trequarti sarda. Così i granata creano tanto e solo Cragno con un volo spettacolare - una delle parate più memorabili dell'anno - blocca l'urlo in gola a Pjaca, già pronto a festeggiare;

- Nella ripresa il Torino è continuo, rumina il suo calcio demoniaco e meritatamente pareggia con un ritrovato Belotti, simbolo ancora ad interim dei granata (?) anche se nella coda della sfida uscito per un duro colpo al piede. Ma nel momento migliore dei granata, ecco il nuovo vantaggio dei sardi con l'insidiosa staffilata di Deiola. Si concretizza così un blitz esterno di importanza indecifrabile per i cagliaritani, con il Toro che nel finale non trova il bandolo della matassa per il pari;

- Juric può recriminare per il primo quarto dell'incontro, in cui si è visto un Torino assuefatto dalla voglia ospite e colpevole di una dormita collettiva sul primo gol subito. Infatti non si può prendere gol da una rimessa laterale sulla propria trequarti. Sugli scudi il solito Bremer, e poi Belotti, oltre a Pobega; nei primi 60 minuti è mancata la verve di Singo. Di certo in queste settimane il Toro sta vivendo il periodo più complicato dell'annata: serve uno scossone, soprattutto mettendo punti in cascina, per terminare nella parte sinistra della graduatoria;

- Da gennaio il Cagliari è visibilmente un'altra squadra. Via il "cimitero degli elefanti", ossia Godin, Caceres, accantonato il giocatore migliore ma fuori dal progetto tecnico, vale a dire Nandez, e dentro tanti giovani con la bava alla bocca e desiderosi di sfondare in un adeguato e camaleontico 3-5-2, cioè Lovato, Altare e Bellanova (i tre migliori della recita odierna, oltre al salvifico Cragno). Il risultato è evidente, oggi i rossoblù sono una formazione compatta, fastidiosa da affrontare e abile in contropiede. Inoltre i sardi escono, momentaneamente, fuori dalla zona retrocessione; non succedeva dal 2021.

  • Carlo Cecino, giovane trevigiano di belle speranze. Nato il 18/05/1994 durante la meravigliosa notte di Atene, col Milan che sculacciava il Barcellona di Cruijff, si appassiona fin dal primo ciuccio allo sport. Segue con fervore il basket, con i San Antonio Spurs in cima alle ricerche. Entrare nel mondo giornalistico sportivo è il sogno, ma anche diventare il magazziniere dello spogliatoio dei New York Knicks non sarebbe male. Gli idoli sono Valerio Fiori e DeShawn Stevenson, oltre a Federer, leggenda vivente del tennis.

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