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3 min

- di Niccolò Frangipani

Considerazioni sparse post Benfica-Ajax (2-2)


A differenza di quanto visto nel promo pre partita pubblicato sui social di entrambe le squadre la partita non è stata affatto una sfida scacchistica. Al Da Luz, sono scese in campo sei Coppe dei Campioni e una miriade di giovani che hanno messo in scena un'esibizione che è stato un inno al calcio offensivo e, a differenza degli scacchi, nessuno è riuscito a uccidere - sportivamente parlando - l'avversario.


- Le squadre sono arrivate alla partita da portabandiera del calcio offensivo e propositivo. Soprattuto i ragazzi di ten Hag che sin dai primi minuti hanno preso in mano il gioco e controllato il possesso con i favolosi giocatori di palleggio che l'Ajax ha a disposizione. Dopo pochi secondi Antony aveva iniziato già il suo show in tandem con il compagno di fascia Mazraoui, bravissimo nel sovrapporsi al brasiliano per creare un'alternativa all'uno contro uno con cui l'esterno dell'Ajax sfidava Grimaldo. Proprio su una palla persa di Grimaldo, messo in difficoltà da un passaggio di Vlachodimos difficile da controllare, arriva l'uno a zero degli olandesi che segnano con un gol da centravanti di mestiere di Tadic, servito da un cross di Antony, capace di disorientare tutta la difesa portoghese;

- Il Benfica, schiacciato dal possesso e dall'aggressività dell'Ajax, però deve dare un segnale ai suoi tifosi e allora prova a caricare a testa bassa sfruttando l'estro di Rafa e decentrando sempre di più Darwin Nuñez sulla fascia destra, dove Blind deve fare gli straordinari per arginare anche Gilberto, molto coinvolto nel gioco e presente in fase di costruzione. Il calcio d'angolo decisivo arriva proprio da quella fascia e dopo una parabola che attraversa tutta l'area cade tra i piedi di Vertonghen, che prova a rimettere in mezzo dove Haller devia nella sua porta;

- Con la parità ristabilita si riassestano anche le gerarchie e l'Ajax prende nuovamente in mano la partita alzando sempre più il baricentro grazie alle trame ordite da Alvarez, Gravenberch e Lisandro Martinez in impostazione. Gli olandesi impostano con una difesa a tre in cui Alvarez è il perno centrale e i terzini sono molto alti per creare continuamente superiorità sulle fasce, il messicano può servirli con il suo piede educatissimo o scaricare a Lisandro o Timber che, pure, hanno un'ottima propensione al palleggio e una giusta dose di coraggio per rischiare una giocata in quella zona di campo. Il due a uno arriva proprio grazie a un cross dalla fascia sinistra, dopo un'azione manovrata, effettuato da Berghuis e destinato ad Haller. Il francese dopo un primo tiro parato da Vlachodimos ha la prontezza sufficiente a ribattere in porta per il suo undicesimo gol in Champions League della stagione;

- Il secondo tempo propone tutta un'altra partita con il Benfica padrone del campo e del gioco che riesce a generare molte più occasioni rispetto al primo tempo. Merito di tutto ciò è la nuova posizione di Gonçalo Ramos, molto più concentrato sull'attaccare e creare spazio per i compagni che sul pressare i centrocampisti dell'Ajax a metà campo. Anche i compagni di reparto ruotano in base a Ramos e quindi Darwin Nuñez si sposta sempre di più a sinistra, Rafa fa il regista a destra e Everton lascia il posto a Yaremchuk che comporrà una coppia mortifera in attacco con Ramos. Nonostante il Benfica abbia più occasioni e stia in pianta stabile nella metà campo avversaria il gol arriva da un contropiede dopo che Timber, reo di una simulazione lascia i suoi in inferiorità numerica contro tutti gli attaccanti del Benfica lanciati a rete. In questa occasione Ramos, che non aveva dimostrato una buona decision making, viene aiutato da Pasveer che devia male un tiro dal limite del area e finisce per cadere davanti a Yaremchuk, che lo spinge di testa in porta;

- Dopo il due a due la partita si sposta sempre di più su uno scontro fisico ma comunque offre interessanti spunti tattici su cui riflettere: Nuñez molto più coinvolto se parte da sinistra; Taarabt, rinato nel ruolo di centrocampista box to box; Rafa imprendibile a campo aperto per i portoghesi. Per l'Ajax invece le note più liete sono state senza dubbio la maturità di Martinez e Timber in entrambe le fasi, il mix creato da Alvarez e Gravenberch a centrocampo e la trasformazione di Mazraoui in un terzino "tuttofare" capace di sovrapporsi, crossare, dialogare con il centrocampisti e all'occorrenza impostare anche affidandosi a palle lunghe. La partita è stata un confronto fra due delle squadre più divertenti del continente e un modo per mettere in vetrina tantissimi giovani interessanti. L'appuntamento adesso è a fra tre settimane, dove scopriremo quale dei due re verrà mangiato.

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