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, 22 Febbraio 2022

Considerazioni sparse post Villarreal-Juventus (1-1)


La Juve non riesce a diventare grande.


- Allegri tira fuori il vestito delle migliori serate europee e per un’oretta di gioco incarta un mago delle sfide secche come Unai Emery. Una distrazione difensiva improvvisa riporta dentro la partita gli spagnoli che nel finale si mettono in testa l’idea di vincerla. La Juve perde lo spartito e inizia a balbettare. Per fortuna il peso offensivo del sottomarino giallo è limitato e il pareggio diventa inevitabile;

-Sebbene Allegri ami parlare di calcio semplice, oggi Max ha dimostrato di nuovo quanto riesca a preparare in maniera ricercata le partite più importanti e quanto il suo calcio sia ben più complesso di quanto voglia far credere, caratterizzato dalla volontà costante di telecomandare i giocatori. Il 3-5-2 ibrido, con Danilo braccetto, McKennie incursore sottopunta e Morata a scalare nei tre centrocampisti è stata la mossa giusta. Nonostante gli infortuni (l’assenza di vittimismo nel carattere di Allegri li fa spesso dimenticare ma è bene ricordarli) la Juve è scesa in campo in maniera ottimale con concentrazione e cattiveria, ha trovato subito il gol e ha a tratti mostrato padronanza assoluta del campo, nel solito stile allegriano, non riconosciuto dai radar astrusi degli expected goals (solo 0.37 per la Juve stasera), ma evidente a occhio nudo. Il gol di Parejo ha rotto il giocattolo e ha ricordato tutte le fragilità tecniche e mentali di questa rosa;

-La banalità del gol subito (e la demoralizzazione che ne ha seguito) getta un’ombra di tristezza su un risultato finali che tutto sommato ieri la Juventus avrebbe accolto con discreto piacere. Si poteva vincere stasera, contro un Villarreal corto e ben messo in campo, ma con pochissime soluzioni offensive. A questi livelli è inconcepibile non leggere un inserimento tanto scolastico. Sbaglia (più di tutti) Rabiot ad addormentarsi in copertura, sbaglia De Sciglio a non stringere e sbaglia De Ligt a raddoppiare l’uomo già marcato e ad aprire così la voragine per Parejo, non esattamente Frank Lampard in inserimento. Una dormita che toglie sicurezze e costa tantissimo in vista del ritorno;

-L’amarezza della Juve cresce pensando a come si era partiti. La gemma selvaggia di Dusan Vlahovic dopo trentatre secondi meritava qualcosa di più. Se qualcuno aveva dubbi sull’impatto del serbo con la competizione, puó dormire sonni tranquilli. Due palle giocabili e attaccabili, un gol meraviglioso costruito dal nulla e un tiro secco con grande parata di Rulli. Dategli una squadra più offensiva intorno e spaccherà ogni partita;

-Mai come stasera è stato evidente quanto alla Juve manchino tiratori. Questa squadra non riesce mai a calciare con pulizia verso la porta e fare gol senza tirare è davvero difficile. Manca sempre un po’ di qualità e la distrazione arriva in un modo o nell’altro. Per l’ennesima volta in stagione la Juve si mostra immatura, va avanti e si fa risucchiare, prova di una certa incapacità cronica di stare sul pezzo per novanta minuti. A Torino arriverà l’ennesima prova di maturità per un gruppo pieno di contraddizioni, stavolta senza più esami di riparazioni.

  • È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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