
Considerazioni sparse post Roma-Verona (2-2)
Due primavera salvano la Roma dal naufragio, ma l'opera di distruzione di Mourinho è già al suo apice.
- Volendo fare una sintesi tagliata con l’accetta, Tudor per 65’ ha dato una lezione di calcio a Mourinho, poi il portoghese ha ricambiato il favore con le sostituzioni. Volendo essere cattivi, nella Roma di Mourinho gli unici che giocano bene sono quelli che in settimana sono allenati da un altro. Vale però quanto già evidenziato nel pareggio in extremis col Sassuolo: i gol del pareggio -anche oggi nati da calcio d’angolo- sono un palliativo ma non devono farci dimenticare la pochezza tecnica e di idee che si era vista fino a quel momento. Le reazioni di nervi restano apprezzabili, ma per il resto i segnali che emergono restano decisamente negativi;
- Nel primo tempo il dominio del Verona, perfetto nel pressing alto e nello stravincere ogni 1vs1, è stato a tratti imbarazzante e dopo 30’ il punteggio avrebbe potuto essere già sullo 0-3. Si vedeva nettamente la differenza tra una squadra che sapeva bene cosa fare sul rettangolo di gioco e un’altra che non ne aveva idea. La seconda era completamente sfilacciata, disposta malissimo con i giocatori impegnati in una continua e vana ricerca del loro posto in campo, priva di una soluzione che non fosse il lancio lungo su Abraham. A rischio di ripeterci, Josè Mourinho non ha dato nulla a questa squadra: né l’attesa solidità difensiva, né fattori intangibili come la “mentalità”, tantomeno un’organizzazione tattica o idee di gioco. Con questi numeri e questa classifica, un altro allenatore al suo posto sarebbe già stato esonerato;
- Il game changer sono stati il classe 2003, Volpato e il classe 2002 Bove, che -poco dopo essere subentrati- con due grandi conclusioni su respinte da calcio d’angolo hanno rimesso in parità il match. Due azioni casuali, che quantomeno hanno dato alla Roma un boot di fiducia per un finale disordinato ma arrembante. Decisivi allo stesso modo, ma in chiave negativa, i cambi di Igor Tudor, cha hanno portato un Verona fin lì in controllo ad abbassarsi troppo. Inspiegabili in particolare gli ingessì al 63’ degli inconsistenti Bessa e Lasagna per Caprari e Simeone, che stavano creando parecchi grattacapi agli avversari: non a caso la rimonta della Roma è iniziata pochi istanti dopo;
- Barak fin che ne ha gioca una gara sontuosa. Attacca gli spazi come i migliori interpreti del ruolo di trequartista assaltatore, timbra la sua decima marcatura stagionale con una rete da centravanti e pressa alto con un’intensità impressionante. Non male, considerando che era uno scarto dell’Udinese, ma sono tanti i giocatori completamente rivitalizzati dalle gestioni Juric e Tudor. Tameze e IIlic completano il terzetto di padroni della mediana, mentre Gunter è bravo a contenere Abraham. Male tutti gli innesti, tra un troppo timido DePaoli e un imbarazzante Lasagna;
- Nella Roma, tolti i “Primavera” (e quindi anche Zalewski, entrato con personalità fuori ruolo), c’è davvero poco da salvare. E’ anche difficile parlare di singoli, dal momento che sembrano tutti visibilmente peggiorati rispetto alla scorsa stagione. Di certo il contesto di totale improvvisazione in campo non li aiuta, ma è inquietante vedere una squadra che ha come obiettivo la qualificazione alle coppe europee non essere in grado di fare 3 passaggi di fila per larghi tratti del match. Sergio Oliveira appare già a corto di benzina, Maitland-Niles non sembra meglio delle riserve messe ripetutamente alla berlina, Veretout è invece un lontano parente del giocatore che fu, persino Pellegrini sembra essere sprofondato nella mediocrità. Inutile farsi illusioni: la stagione della Roma sarà questa, ma forse il peggio deve ancora venire.
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