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lobotka
, 18 Febbraio 2022

Dal nulla Lobotka


Ovvero come passare dall'essere invisibili al diventare uno dei centrocampisti più efficaci della Serie A.


Non scopriamo certo oggi quanto il campionato disputato finora dal Napoli sia stato di altissimo livello. Una squadra che negli ultimi due anni è stata spesso in difficoltà, è stata riportata in quelle zone di classifica che la rosa allestita negli anni dagli azzurri merita.

Sono diversi gli ingredienti che hanno consentito alla squadra partenopea di raggiungere tale risultato: il lavoro di Spalletti naturalmente, chiamato a ridare un'identità precisa ad una squadra che l'anno scorso è sembrata spaesata e fatalmente ancorata alle giornate positive dei suoi uomini migliori; ma anche le conferme di volti noti come Koulibaly, Fabian, Zielinski e la crescita definitiva di giocatori promettenti come Osimhen, senza parlar poi di una felicissima intuizione di mercato come è stata quella di sostituire Bakayoko col più funzionale Anguissa.

D'altro canto l'evidente sovrappeso non ha certamente attirato giudizi benevoli (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Non sembrava esserci spazio, almeno inizialmente, per Stanislav Lobotka nella favola del Napoli: lui, slovacco come il simbolo assoluto del Napoli post-fallimento, quel Marek Hamsik il cui endorsement nei suoi confronti è stato fin da subito pesante e successivamente parecchio avventato.

La stagione, per l'ex Celta Vigo, sembrava quindi seguire lo stesso canovaccio dell'ultimo anno e mezzo trascorso alle pendici del Vesuvio: tanta panchina, ad osservare come il duo Fabian Ruiz-Anguissa si completava alla perfezione, componendo uno dei migliori reparti mediani della Serie A, e pochissimi minuti, quasi mai da titolare, per raccogliere le briciole lasciate dai compagni.

Se c'è però una cosa che Lobotka ha imparato, durante la prima parte della sua esperienza partenopea, è il valore della pazienza: lo slovacco non ha mollato, anzi ha pazientato in silenzio, lavorando sodo e aspettando il suo momento, che con un allenatore come Spalletti abituato a lavorare con l'intera rosa a disposizione (una novità nei tempi recenti al Napoli, dominati da allenatori come Gattuso e Sarri, e Mazzarri prima di loro, abituati a puntare tutto su una ristretta ossatura di fedelissimi) sarebbe di certo arrivato. Stanislav si è dunque rimboccato le maniche, lavorando sul suo fisico e sulle sue qualità, cercando di capire come potesse colpire il tecnico azzurro, cosa potesse offrire di diverso rispetto ai compagni di reparto, soprattutto come integrarsi con Fabian e Zielinski, cuore e motore del Napoli, pezzi fondamentali della manovra senza i quali gli azzurri non riuscirebbero a imporre il loro costante dominio territoriale sui match.

L'occasione della vita, per Lobotka, finalmente arriva: è il 28 novembre 2021, e al Maradona arriva la Lazio del temuto, amato e contemporaneamente odiato ex Maurizio Sarri.

Probabilmente la partita più bella in assoluto del Napoli di Spalletti

Chiamato a sostituire l'infortunato Anguissa, Lobotka non solo non lo fa rimpiangere, ma anzi alza il livello già altissimo della mediana azzurra, divenendone cervello ed equilibratore: è lui con i suoi movimenti ad offrire un comodo scarico ai centrali nelle fasi iniziali dell'azione; è lui a rallentare (attirando la pressione degli avversari su di sé per liberare il compagno) o ad accelerare (per cogliere impreparati gli avversari ancora disorganizzati in marcatura) la manovra a seconda delle esigenze. È da lui che il Napoli riparte ogni volta che può, tanto da non uscire più dal campo da allora, neanche col ritorno di Anguissa dal lungo periodo di assenza coinciso con l'infortunio e la Coppa d'Africa del mese scorso.

Spalletti ha piena fiducia nei confronti di Lobotka, diventato quasi dal nulla un calciatore cruciale per il Napoli, di quelli che nella rosa degli azzurri mancavano forse dal lontano 2018, quando Jorginho chiuse le valigie e salì sull'aereo in direzione Stamford Bridge. E che sarà difficile da sostituire nelle prossime partite, durante le quali lo slovacco mancherà per infortunio.

La fiducia di Spalletti ha accresciuto anche la fiducia in sé stesso da parte di Lobotka, che col Venezia si esibisce in una giocata semplicemente impensabile per lui non molto tempo fa.

Le statistiche, d'altro canto, danno ragione al tecnico di Certaldo: pur con sole 13 presenze in campionato, Lobotka è al 15° posto fra i calciatori con più km percorsi in campo, una generosità alla quale aggiunge anche un enorme coinvolgimento nel gioco, avendo finora tentato più di 1000 passaggi, dei quali il 93,8% giunge a destinazione, risultando il giocatore più efficace dell'intera Serie A in questo fondamentale, facendo meglio persino di un mostro sacro come Brozovic.

Numeri che, meglio di qualunque altra cosa, certificano la trasformazione di Lobotka da quarta scelta, quasi invisibile per Gattuso, dietro persino a un Bakayoko apparso per lunghi tratti disastroso durante la passata stagione, a perno centrale di un reparto che negli anni ha rappresentato spesso un'eccellenza della squadra partenopea. E che quest'anno, anche grazie alla notevole e per certi versi improvvisa crescita di Lobotka, ha raggiunto dei picchi qualitativi davvero eccezionali.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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