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Roy Hodgson con Brunt ai tempi del West Bromwich
, 15 Febbraio 2022

Le miracolose salvezze di Roy Hodgson


Nessuno conosce la bassa Premier League come lui.

Al nono posto della Premier League 2023/24 veleggia sornione il Crystal Palace. Solo sette gol subiti in sette partite, ma anche lo stesso numero di gol fatti, tre vittorie, due pareggi, due sconfitte e lo scalpo del Manchester United ancora in mano, strappato con un gol di Joachim Andersen a Old Trafford. E se la Premier League sta sempre più diventando un laboratorio per allenatori giovani e innovativi, il timone del Crystal Palace lo ha in mano un vecchio capitano che conosce bene le acque dove naviga, dall'alto dei suoi 76 anni e delle sue quindici stagioni passate su una panchina di Premier League. Stiamo parlando, ovviamente, di Roy Hodgson.

L'ex allenatore di Udinese e Inter è tornato al Crystal Palace - dove aveva già trascorso quattro stagioni con altrettante salvezze tra il 2017 e il 2021 - lo scorso marzo, sostituendo Patrick Vieira con la squadra a tre punti dalla zona retrocessione. Hodgson ha condotto il Palace a una tranquilla salvezza, totalizzando cinque vittorie, tre pareggi e due sconfitte, ed è stato confermato anche per la stagione in corso, il cui inizio è stato piuttosto incoraggiante. Nel Sud di Londra sembrano aver capito che il Selhurst Park non è luogo per gli esperimenti (vedi De Boer e Vieira) e che l'abbinamento perfetto per Il Crystal Palace è con un allenatore settantaseienne nato nel loro quartiere.

Roy Hodgson è il prototipo perfetto di allenatore per una squadra di Premier League dal decimo posto in giù. Con quello che ormai è il "suo" Crystal Palace non ha dovuto sudare particolarmente per garantirsi la permanenza in massima serie, ma in passato il tecnico londinese ha compiuto dei veri e propri capolavori con squadre che sembravano spacciate. Ripercorriamo quindi le due salvezze più incredibili di Roy Hodgson, per dimostrare - ancora una volta - che nessuno conosce la parte destra della classifica di Premier League come lui.

Fulham 2007/08

Il 28 dicembre 2007 Roy Hodgson viene annunciato come nuovo allenatore del Fulham, subentrando ai caretaker McKinlay e Lewington, che hanno raccolto la squadra da Lawrie Sanchez in zona retrocessione e lì l’hanno lasciata. Fino a quel momento i Cottagers sono usciti vincitori solo contro Bolton e Reading, dirette concorrenti per la salvezza.

Sanchez aveva impostato la squadra con un classico 4-4-2, dimostrandosi restio a variare gli interpreti. In porta c’è Antti Niemi, estremo difensore della nazionale finlandese; davanti a lui agiscono abitualmente a destra Chris Baird, nazionale nordirlandese, e a sinistra Paul Konchesky. Al centro della difesa il punto di riferimento è il roccioso statunitense Carlos Bocanegra; al suo fianco gioca prima Zat Knight, che viene ceduto a fine agosto all’Aston Villa, e poi il capitano dell’Irlanda del Nord Aaron Hughes. Spesso in questa difesa veniva inserito Dejan Stefanovic, prima di un infortunio che ne concluderà anzitempo la stagione. Un altro nordirlandese, l'attuale capitano della nazionale Steven Davis, guida il centrocampo nel ruolo di solido centrocampista box-to-box, affiancato da Danny Murphy o in alternativa dal russo Aleksej Smertin; sulle fasce agiscono Simon Davies, veloce esterno gallese, e l’algerino Hameur Bouazza. Davanti, preso atto dell’infortunio di McBride (il destinatario della gomitata di De Rossi a Germania 2006), Sanchez punta sulla qualità di Clint Dempsey e di David Healy, compagno di nazionale di Davis e Baird. Prima riserva in attacco è Diomansy Kamara, passato a inizio secolo anche per Modena.

Sotto la gestione Sanchez il Fulham gioca un calcio estremamente diretto, che bypassa spesso e volentieri il centrocampo per cercare direttamente le punte, facendo rimanere la palla nei piedi dei suoi difensori meno tempo possibile. Con l’infortunio di McBride davanti però non c’è nessuno che quei palloni li possa raccogliere in modo efficace e la squadra si trova in più occasioni travolta a difesa non schierata. A questa situazione si aggiungono alcune incertezze del portiere Niemi; il risultato è che la squadra segna con il contagocce e la fase difensiva non è granitica ed efficace come la vorrebbe Sanchez.

Il primo mese di Hodgson in panchina è ancora di rodaggio e arrivano infatti due pareggi e tre sconfitte, ma già a gennaio il nuovo manager inizia a imprimere una nuova direzione alla squadra. Nei primi incontri inizia a schierare Volz, veterano dei Cottagers, sulla fascia al posto di Bouazza e sperimenta in alcune occasioni un 4-5-1, con Dempsey unica punta. Le maggiori novità arrivano però dal calciomercato: Hodgson fa cedere Steven Davies ‒ arrivato solo sei mesi prima e fino ad allora titolare ‒ in modo da lasciare spazio al più tecnico Jimmy Bullard. In entrata invece arrivano a Craven Cottage il centrocampista Leon Andreasen, la punta Eddie Johnson, il gigante norvegese Hangeland con il connazionale Nevland, già allenati da Hodgson al Viking, e il terzino Paul Stalteri.

David Healy durante la sconfitta contro il Sunderland.
David Healy nell'1-3 del Fuham contro il Sunderland. (Foto: Lee Sie/CC-BY 2.0)

Assestatasi la rosa, la formazione cambia: in porta l’esperto Keller non ci mette molto a superare nelle gerarchie Niemi, mentre la difesa viene registrata con gli inserimenti di Hangeland al posto di Bocanegra e di Stalteri al posto di Baird. A centrocampo Andreasen si prende la fascia destra, mentre Jimmy Bullard mette la sua qualità al servizio del centrocampo dei cottagers, affiancando Murphy. In avanti rientra il capitano McBride, ma in generale la coppia d’attacco ha composizione variabile, vedendo schierati, oltre al biondo americano, soprattutto Dempsey e Kamara, ma anche Healy (fermato poi da un infortunio), Johnson e Nevland.

Il Fulham di Hodgson è una squadra diversa da quella di Sanchez, nonostante il modulo in comune, poiché pratica un gioco semplice, fatto di passaggi corti, rapidi e precisi e molti movimenti studiati. Questo gioco permette spesso di portare palla sul fondo, da dove partono i cross per il ritrovato McBride, o di liberare i giocatori offensivi negli spazi lasciati liberi dalle difese avversarie.

L'undici tipo del Fulham di Hodgson.
L'undici tipo del Fulham di Hodgson.

La componente più importante però che Hodgson porta al Fulham è quella riguardante il morale e l’organizzazione; l’allenatore inglese, infatti, decide di “ripartire dalle basi”, costruendo il gioco della sua squadra passo passo, e porta serenità, fiducia ma soprattutto voglia di rischiare, come dimostrano le ultime giornate di campionato disputate con un giocatore offensivo come Kamara o Dempsey sulla fascia sinistra. La squadra si riprende dal punto di vista mentale, come dimostra il miglioramento dei dati sulle rimonte fatte/subite, che nella gestione precedente era il peggiore del campionato e Roy Hodgson trova due chiavi fondamentali per svoltare anche le situazioni più difficili: le palle inattive di Bullard e il gioco aereo di McBride.

Il Fulham si salverà all’ultimo respiro, al termine di quella che viene ricordata come The Great Escape, culminata nella rimonta sul campo del Manchester City alla terzultima giornata.

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West Bromwich Albion 2010/11

Hodgson arriva al The Hawthorns un po’ a sorpresa nel febbraio 2011 a seguito dell’esonero di Roberto Di Matteo, che fino a quel momento era riuscito a mantenere la squadra poco fuori dalla zona retrocessione, ottenendo anche vittorie prestigiose all’Emirates e a Goodison Park. Tuttavia, il West Brom aveva vinto una sola delle ultime dieci partite e la dirigenza aveva così individuato nell’ex-Fulham il profilo migliore per mantenere la squadra in Premier League.

Di Matteo aveva plasmato la sua squadra con l’obiettivo di giocare un calcio divertente e propositivo, ma questo aveva reso il West Brom una squadra che subiva moltissime reti. Inoltre, l’approccio ai primi tempi era spesso e volentieri sbagliato, con i Baggies che si trovavano in molti casi ad inseguire gli avversari. La formazione abituale del tecnico italiano prevedeva Scott Carson tra i pali, una difesa a quattro costituita da un terzino più di spinta come Marek Čech o Nick Shorey e uno meno offensivo come il cileno Gonzalo Jara, più i centrali Gabriel Tamaş, nazionale rumeno dal piede raffinato, e Jonas Olsson (sostituito da Pablo Ibáñez o da Paul Scharner durante il suo infortunio). In mediana figurano il recupera-palloni Yussouf Mulumbu e uno tra lo stesso Scharner e Graham Dorrans, definito “all-round midfielder”, con James Morrison poco più avanti di loro. Sugli esterni la qualità era garantita da Jerome Thomas e Chris Brunt e davanti a loro il russo-nigeriano Peter Odemwingie a guidare l'attacco.

A differenza della sua esperienza al Fulham, Hodgson qui non può contare sul mercato, conclusosi prima del suo arrivo, e deve quindi adattarsi alla rosa a disposizione. Il manager londinese decide, in questo caso come nell'esperienza con i Cottagers, di mantenere per le prime partite un modulo simile a quello del predecessore, puntellando principalmente la difesa; questa viene arricchita dagli innesti di Steven Reid a destra e Abdoulaye Meité al centro. L’inserimento dell’ivoriano, mai impiegato da Di Matteo, dà stabilità alla difesa dei Baggies e permette di bilanciare l’aggressività di Olsson con il senso della posizione dello stesso Meité. Per quanto riguarda l’attacco Hodgson prova più soluzioni, facendo anche giocare Odemwingie in coppia con Cox, a sua volta mai utilizzato da Di Matteo, e rinunciando talvolta al talentuoso Morrison; in questo modo la formazione schierata dal tecnico inglese si avvicina di più a un vero e proprio 4-4-2, in cui il talento è garantito dagli interpreti sulle fasce, Thomas e Brunt. Nelle rotazioni inizia a comparire anche il nome del giovane Carlos Vela, che si troverà anche schierato titolare in alcune occasioni.

Anche in questo caso la parola chiave di Hodgson è organizzazione e la squadra viene sottoposta a lunghe sedute di allenamento in cui vengono provati e riprovati schemi e movimenti; una grossa mano al manager la dà anche il fatto di trovarsi di fronte a uno spogliatoio affiatato e collaborativo. Il manager inglese lavora anche sul morale e sulla mentalità della squadra, chiedendo coesione tra i reparti e spingendo affinchè gli attaccanti siano i primi difensori in fase di recupero della palla, e i giocatori di rottura possano essere decisivi nei ribaltamenti di fronte, condotti seguendo movimenti quasi automatici.

L'undici tipo del WBA di Hodgson.
L'undici tipo del WBA di Hodgson.

Come al Fulham, un grande apporto alla fase offensiva arriva dai lati del campo, anche se con meno palloni alti rispetto a quanto facessero i compagni di McBride: Brunt chiude la stagione a 11 assist, mentre Jerome Thomas raggiunge quota 8. Altro elemento fondamentale nel far giungere i palloni davanti, ma anche nel metterli in rete, è Mulumbu, che si cala alla perfezione nel compito datogli da Hodgson, ovvero quello di recuperare il pallone e iniziare l’azione del West Brom.

Nonostante gli aggiustamenti di Hodgson la fase difensiva resta carente, tanto che Carson e il suo vice Myhill raccoglieranno un solo clean sheet da febbraio a maggio; in ogni caso, grazie soprattutto a un Odemwingie in stato di grazia (15 gol), la squadra va in gol con costanza e questo permette al West Bromwich di uscire sconfitto solo in due occasioni dopo il cambio di allenatore. I 20 punti conquistati in 12 match valgono ai Baggies una salvezza tranquilla e l’undicesimo posto nella classifica della Premier League. Una rincorsa da antologia, insomma.


  • Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova e in un corso dal nome lunghissimo che finisce per "media" a Bologna, usa la tastiera per scrivere di calcio e Formula 1 e il mouse per fare grafiche su Canva.

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