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, 13 Febbraio 2022

Considerazioni sparse post Torino-Venezia (1-2)


Il Toro si è perso, arbitro e Var pure: il Venezia ne approfitta per un colpaccio-salvezza.


- Il Torino per riprendersi dopo la debacle di Udine, il Venezia per uscire dalla zona rossa: la partita dell’Olimpico Grande Torino era una sfida tra due squadre non certamente nel loro miglior momento, e solo una delle due è uscita rinvigorita dallo scontro. Clamorosamente, è il Venezia di Zanetti, che rimonta dallo svantaggio iniziale  con un uno-due micidiale tra fine primo ed inizio secondo tempo e certifica lo stato di crisi dei padroni di casa: tre punti importantissimi in chiave salvezza, che permettono ai lagunari di superare, seppur provvisoriamente, il Cagliari;

- Del Toro schiacciasassi tra le mura domestiche, oggi si sono visti solo 30’: dopo il vantaggio iniziale di Brekalo i granata hanno abbassato gradualmente l’intensità, lasciando campo agli ospiti fino al gol del pareggio e dello svantaggio. I granata hanno fallito a centrocampo, dove Linetty e Pobega hanno fatto rimpiangere non poco gli assenti Mandragora e Lukic, sia per muscolarità sia per fraseggio: il primo sembra il gemello scarso di quello visto negli anni doriani, il secondo pur azzannando e correndo ha certificato stasera di non aver nelle corde i tempi e le trame da regista puro. Li avrebbe probabilmente il neo-acquisto Ricci, a sorpresa in panchina per 90', e la cosa fa pensare non poco: Juric sostiene non sia “ancora nei meccanismi”, ma questo integralismo nelle ultime due uscite è stato più un problema che una soluzione;

- Sulla sponda lagunare, l’artefice della vittoria è Paolo Zanetti: quando passa a 3 in difesa e si mette a specchio, spostando avanti il baricentro avanti, sostanzialmente inibisce tutte le fonti della manovra granata facendo cambiare totalmente il volto della gara. Il pareggio di Haps arriva su una indecisione della retroguardia granata, ma è figlio di un cambio di rotta nella gara e sblocca le menti dei neroverdearancio: il gol di Crnigoj, bellissimo, a inizio secondo tempo, va forse oltre i meriti dei lagunari, che hanno però il merito di difendersi ordinatamente guidati da un Caldara che sembra tornato su alti livelli, fronteggiando il 70% di possesso palla del Torino senza correr rischi;

- Nell’analisi della gara purtroppo non possiamo soprassedere sui pasticci commessi da Var e dall’arbitro Giua, che nel finale riesce a scontentare tutti: quello che accade nel recupero è folle, ed è qualcosa che ci indica come l’uso dello strumento tecnologico vada rivisto, o quantomeno che si debba lavorare sulle manie di protagonismo dei direttori di gara e di coloro che dovrebbero aiutarli. E’ davvero difficile ravvisare una irregolarità che valga l’annullamento del gol di Belotti: Giua ci riesce dopo 4’ di dibattito a gioco fermo, non certo aiutato da un Var che non se la sente di prendere una decisione (considerare un fuorigioco attivo quello di Pobega è un evidente un abuso dello strumento tecnico, tanto è vero che non aveva protestato nessuno neanche tra le fila ospiti). Non contento, il direttore di gara concede un maxi recupero in cui, in preda a istinti compensatori o forse solo ad uno stato confusionale, trova il tempo di espellere il malcapitato Okereke, autore di un fallo duro ma assolutamente involontario (anche qui mal consigliato dalla sala-Var, evidentemente non in serata di grazia). Al di là dei meriti e dei demeriti delle due squadre, di cui abbiamo già parlato diffusamente, la gara sarebbe stata migliore senza quei 5’ di ordinaria follia arbitrale;

- Detto dei grandi meriti del Venezia e del valore di questi 3 punti dorati, ci si chiede dove sia finito il Toro di un mese fa. Da un lato, sicuramente il grande sforzo fisico che richiede il gioco di Juric è difficile da mantenere per una stagione intera, come in effetti avvenne anche a Verona. Dall’altro, i risultati avevano prodotto un autoincensamento eccessivo, con riferimenti all’Europa e grande entusiasmo per il mercato di gennaio che evidentemente ha destabilizzato non poco l’ambiente: il gol di Raspadori al 90’ dopo la gara stradominata col Sassuolo pare esser stato il momentum in cui l’incantesimo si è rotto e da lì sono arrivate la scialba prestazione di Udine e questa sconfitta interna col Venezia. Queste due cadute obbligano a tornare con i piedi per terra: se i granata lo faranno, potranno tornare quelli di prima, per giunta con due frecce ritrovate come i rientranti Belotti ed Ansaldi nel loro arco.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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