
Considerazioni sparse post Juventus-Sassuolo (2-1)
C’è un nuovo sceriffo in città.
- La Juve erutta all’ultimo minuto di una partita che iniziava a diventare inquietante, poggiandosi sulle spalle del suo nuovo titano serbo. Dusan Vlahovic è fatto d’acciaio e rompe a martellate il muro del Sassuolo, prenotando una semifinale cinematografica a Firenze, in un clima da guerra santa;
- Eppure, la cosa più importante che resta nelle mani della Juventus da questa serata non è tanto il passaggio del turno e in fondo nemmeno la prestazione in sè. La cosa più preziosa per Allegri è la sensazione mostrata dalla squadra per larghi tratti del secondo tempo di arrivare prima o poi inevitabilmente alla vittoria. Come nelle migliori notti dell’Allegri I, stasera la Juve si è appoggiata sulla certezza assoluta di vincere la partita, attendendo il momento del gol come un fattore ineluttabile, senza mai perdere fiducia. Non poteva non vincere. Sono segnali decisivi. Questa squadra sta acquisendo nuove consapevolezze;
- Non è stata una vittoria facile. Il Sassuolo ha giocato un’ora di ottimo calcio, facendo anche meglio della Juve nel primo tempo. Le sostituzioni di Berardi e Traorè (ma perchè?) azzoppano gli emiliani. La Juve si impigrisce troppo dopo il bel gol in apertura di Dybala e ci mette un po’ prima di tornare sul pezzo. Qualche singolo oggi si è mostrato troppo distratto, Cuadrado e McKennie su tutti. Ci è voluta la paura finale per riportare alta la barra dell’attenzione di tutti e arrivare a produrre occasioni su occasioni. Una vittoria si inevitabile, ma desiderata con tutte le forze;
- La Juventus ha boccheggiato soprattutto nella fase centrale del primo tempo, con Arthur soffocato dai ritmi del Sassuolo e per l’ennesima volta rimandato. Il suo credito nei confronti dell’opinione pubblica sembra ormai diventato una sorta di reddito di cittadinanza. Lo riscuote a prescindere, purchè abbia residenza a Torino. Locatelli ha mostrato una qualità totalmente diversa. Nelle retrovie improvvisi e inattesi segnali di vita da Alex Sandro. Intanto ennesima partita imbarazzante per superiorità rispetto al contesto di De Ligt. Sembra tutto normale, ma non lo è mai. Che fenomeno.
- Morata è entrato bene e ha contribuito alla vittoria. Il tridente con Vlahovic e Dybala sembra una strada interessante. Ma come dice sempre Allegri, nel calcio come nella vita, esistono le categorie. Il pallonetto moscio e triste di Morata davanti all’immarcescibile Pegolo (che parate!) impallidisce davanti alla ferocia balcanica di Vlahovic, prima geniale nel dettare i tempi del passaggio a Dybala e poi spietato come un sicario nell’aggirare e scherzare il povero Muldur. Il tiraccio sparacchiato in mezzo l’area finisce dentro grazie a una deviazione che fornisce un senso di onnipotenza ancora maggiore sulle spalle di Vlahovic, quasi fosse davvero in grado di spostare la realtà alla sua volontà. Lo Stadium ha un nuovo padrone.
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