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3 min

- di Alessandro Bisetto

Considerazioni sparse post finale mixed doubles di Curling a Pechino 2022


L'euforia estiva che si è abbattuta sullo sport azzurro non accenna a placare la sua intensità. L'Italia del curling olimpico si tinge d'oro a Pechino e scrive un'importante pagina di storia.


- Non ci sono parole per descrivere quanto accaduto sul ghiaccio del National Acquatic Centre di Pechino. Nella stessa struttura in cui 14 anni fa Federica Pellegrini rendeva eterni e dorati i "suoi" 200 metri stile libero, ci pensano Stefania Constantini e Amos Mosaner ad aggiornare l'epopea dello sport italiano a cinque cerchi. Un percorso incredibile fatto di 11 successi in altrettanti incontri e concluso in gloria con un 8-5 d'autorità sui maestri norvegesi. Una finale pressoché mai in discussione, al di fuori della partenza a singhiozzo dopo il primo end, chiuso sullo 0-2. La sinfonia perfetta uscita dalle mani dei due portacolori azzurri ha fatto risuonare una stone dopo l'altra sul ghiaccio asiatico, con l'apice raggiunto in corrispondenza della mano rubata alla fine del quarto end e che ha determinato la fuga decisiva;

- La copertina della storia va di diritto al duo Constantini-Mosaner: 22 anni lei, da poco tesserata con le Fiamme Oro e 26 lui, tesserato per l'Aeronautica Militare, sono alla prima storica partecipazione assoluta nel misto in un Olimpiade. Una vita intrisa nel curling fin da ragazzi, con il sogno di quel professionismo raggiunto solo recentemente. Per evidenziare la portata dell'impresa basti pensare che in Italia sono poco meno di 350 gli agonisti del settore. Pinerolo, Cembra e Cortina i poli principali di uno sport che nel territorio non ha l'appeal dei grandi nomi, ma che grazie a questo oro potrebbe subire un discreto ritorno. Constantini e Mosaner hanno saputo far appassionare lo spettatore, tanto da sfiorare la sfera dell'eroica immedesimazione. Tornando sulla terra e alla mera attualità, questo è un risultato che non può non far bene al movimento;

- La vittoria sulla Norvegia certifica il percorso iniziato con la rassegna iridata di Aberdeen 2021. Un torneo nel quale gli azzurri hanno ottenuto il pass olimpico, mancando l'accesso alle semifinali proprio per mano degli scandinavi. Rileggere ora il podio di quel Mondiale è da capogiro: Scozia (qui a Pechino leggasi Gran Bretagna), Norvegia e Svezia, tutte nazioni confinate al ruolo di attori co-protagonisti all'interno della sceneggiatura asiatica. La prova di forza mostrata dall'Italia del misto in queste giornate ha davvero pochi precedenti. Si fatica a ricordare una tale onnipotenza, privata di macchie fin dallo start. I numeri rendono triste la descrizione di un'impresa. L'ideale comfort zone di un gesto leggendario va ritrovato nelle tinte emotive, piuttosto che nella mera statistica. Ma è giusto ricordare a gran voce, oggi più che mai, che l'Italia del curling si è messa alle spalle dei giganti dal bacino d'utenza sconfinato e lo ha fatto con qualità assoluta;

- Alchimia, chimica e disinvoltura. Sono le tre parole che descrivono al meglio il rapporto in pista dei nuovi campioni olimpici. Una personale ridefinizione di questo sport potrebbe classificare il curling, come la più tattica delle partite a scacchi giocata sul ghiaccio. Al posto delle pedine ecco spuntare le stone, con un ipotetico scacco matto che coincide con il sasso posizionato più vicino possibile alla base. La differenza principale con la disciplina che ha reso leggendario un certo Magnus Carlsen, si può ritrovare, senza dubbio, nel supporto psicologico del compagno. L'affinità di Constantini e Mosaner ha bucato lo schermo fin dal day one. Il duo italiano è andato avanti sicuro delle proprie capacità e ha trovato forza nel legame tra le parti. Dal punto di vista strettamente tecnico va sottolineato come la precisione nel rilascio dei sassi sia stata clamorosa per tutto il torneo. Gli azzurri hanno dimostrato acume tattico e calma apparente sopra la media: fattori fondamentali in questa disciplina;

- L'Italia ha preso parte a quattro tornei olimpici di curling, senza mai andare più in là del settimo posto di Torino 2006. Con questo successo diventano nove (su 15) le discipline olimpiche invernali nelle quali l'Italia può vantare la medaglia più prestigiosa. Tre, invece, quelle prive di un qualsiasi alloro olimpico in chiave azzurra: l'hockey su ghiaccio, il salto con gli sci e il freestyle. "Ma a questo punto non è lecito porsi alcun limite", è ormai la classica frase fatta riguardante lo sport italiano degli ultimi otto mesi. Riavvolgendo il nastro allo scorso agosto, più di qualche appassionato, nel momento leggendario dell'abbraccio firmato Jacobs-Tamberi ha forse esclamato: "Vabbè manca soltanto l'oro nel curling e abbiamo vinto tutto"? Ecco, forse conviene avvisare i tifosi in questione, che qualcosa a riguardo, da oggi, è cambiato.

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Classe 1994, nato a Treviso. Bianconero fin dai primi respiri, traumatizzato fin da Manchester 2003. Attratto dallo sport a tutto tondo, amante incallito dei colpi di genio. Lascio alla scrittura raccontare questa passione, sperando in un futuro a tinte giornalistiche. Progetto da tempo l'elisir di lunga vita per Re Roger.

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