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, 6 Febbraio 2022

Considerazioni sparse post Venezia-Napoli (0-2)


Il Napoli non soffre di vertigini e ottiene tre punti che, alla luce delle altre gare del weekend, diventano di platino.


- Gli azzurri erano chiamati a dare un segnale forte al campionato, dopo le frenate di Inter e Atalanta: la squadra partenopea non soffre di vertigini ma anzi offre una prova di grande maturità, riagganciando il treno delle milanesi e assicurandosi un buon vantaggio sull'Atalanta nella corsa Champions;

- La trasferta di Venezia, non solo per le motivazioni ma anche per ciò che si era visto in precedenza sul campo, era meno semplice di quanto poteva sembrare sulla carta. Anche oggi la squadra di Zanetti ha mostrato coraggio e una certa faccia tosta nell'approccio alla gara, provando a fare il suo gioco in costruzione e pressando la prima costruzione degli avversari con aggressività. Di conclusioni pericolose, eccetto quella di Okereke, se ne vedono però poche;

- Il Napoli però va detto che non soffre mai veramente, forte di una convinzione dei propri mezzi davvero sconfinata: gli azzurri sciorinano il loro gioco con pazienza, senza scomporsi anche dopo un primo tempo in cui gli spazi per la conclusione faticavano ad arrivare, certi che prima o poi gli uomini davanti avrebbero trovato il gol;

- Il jolly lo pesca l'uomo che più di tutti voleva il gol, ovvero il centravanti Osimhen (che però deve dividere i meriti della marcatura con Politano, il cui cross è stato semplicemente perfetto). Non solo il gol però per il nigeriano, ma anche tanta corsa, tanta volontà e la sensazione di incutere nella retroguardia avversaria uno stato di ansia costante, rappresentando un pericolo continuamente in agguato;

- Una gara interminabile (il gol finale di Petagna arriva al minuto numero 100 dopo un recupero infinito causa scontro fra l'arbitro Mariani ed Ebuehi, oltre all'espulsione dello stesso terzino veneto dopo lunga consultazione al Var) ma nel complesso viva e piacevole anche per un pubblico neutrale che ha visto affrontarsi due squadre che hanno nella facilità di palleggio la loro arma migliore: una cosa di certo non usuale nel nostro campionato.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
    Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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