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, 6 Febbraio 2022

Considerazioni sparse post Udinese-Torino (2-0)


Sorpresa alla Dacia Arena: l'Udinese mata il Toro usando le sue stesse armi.


- Nella gara delle 18 va in scena un match di wrestling tra due tra le squadre più fisiche del campionato: se del Toro di Juric si è parlato diffusamente, va detto che anche all’Udinese di Cioffi non manca di certo la muscolarità, e ne nasce una battaglia a tutto campo di certo non tecnicamente memorabile ma agonisticamente selvaggia. La vince 2-0, con merito, l’Udinese, che concretizza però la sua superiorità solo al 92’ grazie ad una bella punizione di Molina e raddoppia subito dopo con Pussetto. Per il Torino invece un brutto passo indietro e nettamente la performance più incolore della stagione;

- Già nel primo tempo il Toro sembra assopito, o meglio è l’Udinese a farlo sembrare tale: la squadra di Cioffi impone la sua tonicità e non permette ai granata di essere ruggenti come di consueto. Più volte i padroni di casa vincono i duelli a centrocampo, e le occasioni per il vantaggio non mancano: per la prima volta invece la squadra di Juric sembrava timorosa, magari proprio per l’assenza del suo condottiero (rimpiazzato in panchina dal vice Paro). Questa sensazione si ha anche nel secondo tempo, ma il premio alla perseveranza per i friulani arriverà nel recupero: il lavoro ai fianchi stressante fatto dai padroni di casa ha trovato una meritata ricompensa, mentre per il Torino questo punto sarebbe stato francamente ingiusto;

- Il Torino ha provato per la prima volta l’ebbrezza di arrivare costantemente per secondo sulla palla: questo ha indubbiamente scombussolato i piani della truppa granata, che è stato letteralmente sovrastato sugli aspetti su cui di solito domina, cioè l'intensità ed il ritmo. Gli alibi non mancano, dall’emergenza difensiva (che costringe Lukic a far il centrale difensivo) alla scarsa vena dei trequartisti, ma questo match  ha mostrato la pecca principale del Torino: se non può fare la gara esprimendo la propria identità, la Juric band non riesce ad esser minimamente camaleontica. Nonostante tutto questo la diga aveva retto fino al 91’, quando i granata hanno vissuto 5’ da incubo: l’espulsione di Mandragora e due interventi rivedibili di Milinkovic Savic, sia sul piazzato di Molina sia con la papera che ha causato il rigore, costano una sconfitta dolorosa ma inevitabile;

- L’Udinese messa in campo da Cioffi è decisamente battagliera, e oggi ha molti meriti. Soppy, Makengo e Success sembrano avere una marcia in più, che permette ai friulani di acquisire per l’intero match la superiorità territoriale. Il tecnico friulano l’ha però vinta dalla panchina, inserendo al momento giusto, per il gran finale, anche i suoi uomini di qualità, sperando che i loro guizzi punissero un Toro stremato: ed è andata proprio così, con i neo entrati Molina e Pussetto a metter la firma su questo successo. Un gran lavoro corale, in campo e in panchina, che regala tre punti che valgono oro ed una vittoria casalinga che mancava da novembre;

- La zona Cesarini ha un sapore decisamente diverso per le due squadre: costa carissima al Torino, e non è la prima volta che i granata hanno cali di attenzione pericolosi nel finale (anzi, la seconda consecutiva dopo il pareggio con il Sassuolo), e se vogliono ulteriormente migliorare la propria classifica (buona al netto della serata storta) devono modificare questo aspetto. Sorride invece all’Udinese, perché centrare un successo così importante nel recupero dimostra come la squadra ci abbia creduto fino alla fine, qualità cruciale che forse si era andata perdendo alla Dacia Arena negli ultimi anni: e se non bastasse, aggiunge 3 punti preziosissimi per la classifica ed una vittoria casalinga che mancava da Novembre.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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