
Come sono andati i primi 6 mesi di Locatelli alla Juventus?
Un bilancio sulla prima metà di stagione dell'ex Sassuolo alla corte di Massimiliano Allegri. Le aspettative sono state rispettate o ci si poteva aspettare qualcosa di più? Per il momento, quel che si può dire, è che Locatelli ha dimostrato una duttilità unica che conduce a una certezza: è all'altezza di stare alla Juventus per diversi anni.
Era il 16 giugno 2021 quando Manuel Locatelli ha probabilmente capito di essere pronto per una grande squadra. Era appena finita Italia-Svizzera dei nostri favolosi Europei, con una doppietta del centrocampista del Sassuolo per il 3-0 finale.
La prima rete ha la firma di De Zerbi: il lancio per Berardi è proprio di Locatelli, il quale conclude l’azione depositando in rete dopo una grande azione personale del calabrese. Il raddoppio è un mancino dal limite dell’area di tardelliana memoria.
In quel momento, non c’è niente di certo nel futuro di Manuel Locatelli. Ci sono voci di offerte, ma ci sono gli Europei di mezzo e i maestri del calciomercato insegnano che certe manifestazioni servono anche per far crescere il valore di un giocatore per monetizzare il più possibile su una cessione.
Che la Juventus in quel momento fosse interessata al ragazzo è palese, e se nei pensieri della dirigenza bianconera ci fosse stato già Locatelli, in quella sera la paura di non riuscire a prenderlo sarà sicuramente venuta a galla. Perché il valore stava salendo. Vertiginosamente.
Mio padre difficilmente si sbilancia per un calciatore. Ha visioni che a volte vanno anche lontano dal pensiero comune. Tende a sottostimare dei giocatori che magari tutti reputano fenomeni, mentre eleva a potenziali campioni qualcuno che ha ancora tutto da dimostrare. Perlomeno la metà delle volte non sono d’accordo con lui sulla valutazione tecnica di un calciatore. Ciò che mi fa credere nella sua buona fede è il fatto che lui segue il calcio da molto più tempo di me, ha visto molti più calciatori di me e per questo fatto la sua opinione, anche se talvolta è estremamente radicale, è allo stesso tempo rispettabilissima.
Non abbiamo visto mai una partita degli Europei insieme la scorsa estate, ma solo per questioni scaramantiche risalenti alla prima partita del girone. Abbiamo però sempre comunicato anche per stemperare la tensione che in quei momenti avvolgeva tutto lo stivale.
Alle 21.29 della sera della seconda partita del girone, mi arriva un suo messaggio e non posso far altro che pensare che sono d’accordo con lui.
“Locatelli spero sia già nostro” è di fatto una benedizione.
Siamo a fine primo tempo e mi ha già comunicato la sua idea. E adesso difficilmente sarà possibile fargliela cambiare.

In realtà Locatelli arriva alla Juventus praticamente due mesi più tardi, dopo una trattativa che definire estenuante è riduttivo. Arriva in tempo di vacche magre per i bianconeri, che non vedono l’ora di sbolognare Ronaldo per ricominciare un ciclo che ad oggi non si è ancora capito bene dove porti (ma che con l’arrivo di Vlahovic, prende una direzione diversa e probabilmente migliore).
Quando Locatelli diventa un giocatore della Juventus, ancora non esiste estrema chiarezza su come giocherà Allegri, e su dove l’ex Sassuolo verrà impiegato. C’è però sicurezza sul fatto che sia un giocatore moderno, capace di adattarsi alle situazioni di gioco e determinante sia in un centrocampo a due che in un centrocampo a tre.
Nelle nostre considerazioni sparse scritte al momento del suo arrivo, si sottolinea l’estrema urgenza di sopperire, con questo acquisto, alla mancanza di reti derivanti da due situazioni di gioco poco fruttuose negli anni precedenti: il tiro da fuori e gli inserimenti da parte dei centrocampisti. E sono esattamente le due situazioni che portano al gol Locatelli nella sopracitata partita.
A livello di posizionamento tattico, sempre prendendo come esempio quel match, Locatelli gioca da mezzala pura in un centrocampo a tre, affiancando Jorginho (in attesa di Verratti) e dedicandosi sporadicamente alla costruzione di gioco, proseguendo in quel percorso cominciato con il Sassuolo.
A distanza di mesi, quali sono le conferme e quali le smentite rispetto alle previsioni?

L’idea di Massimiliano Allegri è stata fin da subito quella di affidargli le chiavi del centrocampo in veste di regista, dando a lui il compito di prima uscita della palla. Si è visto in più di una partita come Locatelli si abbassasse in mezzo ai due centrali di difesa, andando quasi a formare una linea a tre e prendendosi completamente la responsabilità dell'inizio dell’azione. A maggior ragione quando è fuori Bonucci dall'undici di partenza.
Un ruolo abbastanza nuovo per il centrocampista, che aveva giocato da metodista soltanto tre stagioni prima al Sassuolo, salvo poi variare nei compiti tattici.
C’è da dire che il tecnico di Livorno è stato costretto a programmare un Locatelli regista, dopo la defezione di Arthur a inizio stagione e la lapidarietà sull’impiego di Bentancur come vertice basso.
Nel 4-2-3-1 di De Zerbi, il centrocampista di Lecco aveva sì compiti di regia, ma ben coadiuvato da Obiang. La sua caratteristica maggiore era quella di sapersi orientare intelligentemente in campo con controlli atti a superare la prima pressione. Una volta terminata la fase di gioco, i suoi due pregi maggiori erano quello di trovare l’uomo tra le linee (generalmente nella zona di mezzo sinistro), oppure di andare a sostegno della sponda del ricevente sulla trequarti.
Si può dire la stessa cosa oggi? Certamente Locatelli ha risentito del suo arretramento e dei compiti diversi a lui assegnati. Ma non si può dire che ad oggi lui non sia il centrocampista più talentuoso e affidabile della rosa bianconera.
Anche i numeri sono dalla sua parte: il classe ’98 ha saputo mettere a segno già tre reti, e tutte e tre decisive (è stato match-winner nel derby della Mole, ha avviato la rimonta con la Roma e ha siglato la prima rete del suo campionato contro la Samp). Nell’anno precedente a Sassuolo ne aveva messe a segno quattro, un bottino ampiamente raggiungibile da qui alla fine della stagione.
Di fatto Allegri non lo ha fatto mai riposare, sottolineando la sua insostituibilità.
Pur non sfigurando in una posizione tattica per lui nuova, le cose migliori Locatelli le ha fatte vedere quando è stato affiancato da un uomo che lo liberasse da determinati compiti, che ne limitavano la sue scelte nella metà campo offensiva.
Non dimentichiamoci che il miglior rendimento del centrocampista si rivela quando riesce a essere decisivo anche nelle scelte d’attacco. La sua abilità nel far smarcare gli uomini al limite dell’area è infatti una qualità già nota (che ha potuto riproporre in una porzione di campo decisamente arretrata), ma in generale sa quasi sempre cosa fare in tutte le aree di campo quando gli viene affidato il pallone.
Il cambio di passo è stato chiaro in particolar modo nella trasferta di Roma contro i giallorossi, quando smarcandosi dai compiti di regia, affidati nella ripresa ad Arthur, Locatelli è riuscito a trovare il gol che ha dato il via alla rimonta in una delle sue incursioni all’interno dell’area di rigore avversaria.
Non va presa in considerazione troppo quella partita, in quanto la situazione di emergenza richiedeva uno sforzo offensivo atto a recuperare uno svantaggio di due reti.
Ma è chiaro come Locatelli riesca a rendere meglio quando affiancato da un uomo più muscolare che limita le sue corse in transizione difensiva. Se McKennie sembra ormai aver trovato la sua definitiva collocazione nel ruolo di semi-sottopunta, il giocatore più indicato ad affiancare l’ex neroverde potrebbe essere Rabiot in match da uomo contro uomo, e Arthur quando si tratta di dominare il gioco nella metà campo avversaria.
Quale può essere il suo futuro?
L’idea che Locatelli possa essere un pilastro per ancora molte annate nelle fila bianconere è suggestiva e fondata, anche per la sua juventinità dichiarata. I margini di crescita con Allegri possono essere ancora estesi, se si considera anche la giovane età del centrocampista bianconero.
La tentazione, stando a vedere gli ultimi colpi della dirigenza bianconera, è quella di andare a ricostruire un’anima che comprenda due dogmi fondamentali: l’italianità e la gioventù. Con numerosi calciatori nati a cavallo tra gli anni ’90 e i ’00 e in rampa di lancio, un nuovo volto si sta lentamente delineando.
Andando a ripescare un paragone con un centrocampo del passato sempre di Allegri e sempre della Juventus, il prototipo da raggiungere per Locatelli è quello di Claudio Marchisio. Un giocatore in grado di svolgere diversi ruoli e compiti all’interno del match e della stagione, sia nei panni da regista che di incursore, in grado di colpire dalla distanza e di inserirsi.
La sua importanza risiede anche nel fatto di poter diventare un giocatore caratterialmente importante nello spogliatoio, comprendendo il dna vincente dai senatori in questi anni di apprendistato, per poi tramandarlo alla generazione successiva.
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