
Considerazioni sparse post seconda serata di Sanremo 2022
Elisa si conferma di un altro pianeta, Checco Zalone si prende la scena con la sua satira urticante, Amadeus sbaglia pochissime scelte.
- I tempi comici, finalmente! Checco Zalone è il mattatore incontrastato della serata. La sua ironia spietata e urticante sicuramente dividerà, tra indignati (che palle) ed entusiasti. Si presenta sul palco dell'Ariston con una fiaba su un amore trans, prosegue con uno spernacchiamento dei trapper con la nuova hit "Poco ricco" e chiude la trilogia sbertucciando le viro-star nei panni di Oronzo Carrisi, "virologo cugino di Al Bano". Quest'ultima performance, accompagnata dalle note di “Pandemia non andare via“, tocca vette di Mariogiordanismo -come nel momento del "corovirus"- ma per chi vi scrive è stata praticamente perfetta per idea, per realizzazione e perchè no, anche per sfogo dopo 2 anni di Covid-talk;

- Forse proprio per merito dei 3 momenti -diluiti- di Zalone, la serata scorre in maniera più piacevole della prima e con meno tempi morti. Si poteva però valorizzare di più l'annuncio dei 3 presentatori dell'Eurovision, anzichè limitarsi all'ormai trita e ritrita presenza di Laura Pausini sul palco come "guest star" (cosa che praticamente avviene a cadenza biennale). C'è spazio anche per un momento "sportivo", con la scelta delle canzoni candidate a diventare l'inno delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, interpretate per l'occasione dalle sempre brave Arisa e Malika Ayane. Peccato che i due brani siano di una banalità disarmante e l'idea di sentirle risuonare durante un evento così importante mette già una gran malinconia;
- Venendo ai 13 big in gara, Elisa (8,5) si conferma di un altro pianeta. Saprebbe cantare magistralmente anche l'elenco telefonico, ma la canzone è anche bella e finora è l'unica che ha emozionato chi vi scrive. Nonostante il primo posto provvisorio (frutto dei voti della sala stampa), i favoriti restano Blanco e Mahmood, che andranno fortissimi anche al televoto, ma l'impressione è che se c'è qualcuno a portegli contendere la vittoria è proprio la stessa Elisa (magari con l'ausilio della giuria demoscopica). Ad un primo ascolto, sembra interessante anche l'esperimento di Highsnob e Hu (6,5), peccato per non aver valorizzato di più la voce e la vena elettronica della seconda, che avrebbe potuto essere la rivelazione di questa edizione. Giovanni Truppi (6,5) non si snatura e porta un pezzo al confine col teatro-canzone. Fabrizio Moro (6) fa Fabrizio Moro ed è sempre bravo, ma alla lunga suona ripetitivo, anche perché la sua ossessione di vincere il Festival dovrebbe ormai essersi placata con il successo nel 2018. Applausi per Ditonellapiaga che ha vissuto le ultime settimane con l'ansia che la sua partner Donatella Rettore potesse condurla alla squalifica da un momento all'altro. La loro "Chimica" (6,5) sul palco si è vista e l'energia della Rettore andrà studiata nei manuali;
- Le stroncature ad Ana Mena (che almeno sa cantare) di ieri sembrano quasi ingenerose dopo aver ascoltato Tananai (4, di incoraggiamento), disastroso vocalmente e con un brano non all'altezza del contesto. Male anche Le Vibrazioni (4,5), anche se nel loro pezzo a un certo punto parte "she's a maniac". Complessivamente il livello della gara è sembrato di un gradino inferiore alla prima serata. Per altre stroncature, o apprezzamenti, diamo tempo alle canzoni di maturare e rimandiamo a domani, quando riascolteremo tutti e 25 i brani;
- I risultati record di ieri hanno premiato le scelte di Amadeus. 10 milioni 911 mila di spettatori, pari al 54,7% di share, miglior risultato degli ultimi 17 anni: per trovare chi aveva fatto meglio bisogna tornare al primo Bonolis nel 2005, ed erano altri tempi con una fruizione decisamente meno frammentata. L'ex deejay sembra aver trovato il giusto mezzo tra i desiderata del pubblico e la voglia di "svecchiare" la proposta musicale, dopo la scorsa edizione in cui aveva dato coraggiosamente spazio a tantissimi emergenti. Il tipo di intrattenimento offerto -come già nelle scorse edizioni- è piacevole ma non di certo innovativo, però è indubbio che Amadeus stia facendo un ottimo lavoro di raccordo generazionale, cosa tutt'altro che scontata su Rai 1. Chapeau.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.













