
Conte, il Tottenham e un futuro tutto da scrivere
L'arrivo di Conte al Tottenham ha stravolto le gerarchie in Premier League. In soli tre mesi, il tecnico italiano ha riportato gli Spurs in corsa per il quarto posto e ha ridato vigore ad un ambiente sfiduciato.
Ormai è diventata un'abitudine. In ogni conferenza stampa, che sia pre o post partita, l'argomento più gettonato è quello legato al suo futuro. Nonostante sia arrivato nel club da neanche tre mesi, e nonostante la striscia di risultati positivi che ha portato la squadra molto vicina al quarto posto e che imporrebbe le dovute celebrazioni, nel nord di Londra in questo momento non si parla d'altro.
Antonio Conte è arrivato al Tottenham il 2 Novembre 2021. Da quel momento per gli Spurs è letteralmente cambiato il mondo, tanto che oggi la preoccupazione più grande dei tifosi è capire per quanto tempo ancora potranno avere il diritto di sognare in grande. Il tecnico, voluto fortemente dal nuovo Director of Football Fabio Paratici per risollevare una stagione partita troppo male, ha infatti firmato un contratto di un solo anno e mezzo, con scadenza giugno 2023. Una formula strana, soprattutto se parliamo di una certa categoria di allenatori, quella cioè di cui Conte fa parte insieme a pochissimi altri eletti. E una formula pericolosa, soprattutto se nei dintorni volano avvoltoi in trepidante attesa, leggi Manchester United, club che continua a definire Ragnick come una soluzione "ad interim" e che non fa nulla per nascondere la sua stima per l’allenatore italiano.
In questa situazione di instabilità, almeno apparente, a differenza dell'usuale casistica che vede la dirigenza avere il coltello dalla parte del manico, al Tottenham ad oggi la situazione è completamente opposta. Opinione diffusa, infatti, è che sia proprio il club, nello specifico il proprietario Daniel Levy ma anche gli stessi giocatori, a doversi "meritare" Conte e a dover fare di tutto perché il rapporto non finisca troppo presto. Tutto ciò rende bene l'idea di quale sia stato l'impatto travolgente che l'allenatore ha avuto finora sull'ambiente e, più in generale, sull'intero campionato inglese.
Cercasi alternative di qualità
Il Tottenham attualmente è settimo in Premier, a due punti di distacco dal quarto posto occupato proprio dallo United, ma con due partite in meno giocate (two games in hand). Una situazione di classifica molto buona, in linea con gli obiettivi stagionali e forse anche meglio, e che solo tre mesi fa sembrava francamente irraggiungibile. La sconfitta nell'ultima partita contro il Chelsea, la prima dell'era Conte, non ha assolutamente cambiato il giudizio sull'operato dall'ex C.T. Piuttosto, dopo questo stop, sono emersi più chiaramente tutti i problemi di organico della squadra che, valutati in rapporto all'incredibile rimonta effettuata in campionato, non hanno fatto altro che esaltare ancora di più il lavoro svolto fin qui dal tecnico.
A Stamford Bridge si è vista una formazione piena di seconde linee, normale dopo le fatiche dovute alle tante partite ravvicinate del periodo. In molti però hanno deluso, evidenziando come detto il notevole gap qualitativo che divide il Tottenham dalle squadre che lo precedono in classifica. Risolvere questo problema è stata la vera sfida di Paratici in questo calciomercato invernale. Qualcosa si è mosso, ma, come vedremo, non è detto basti: la dirigenza dovrà operare bene e velocemente in estate per mettere a disposizione del tecnico una rosa all'altezza delle sue ambizioni (altissime, come sappiamo) e degli importanti obiettivi prefissati.
City, Liverpool e Chelsea al momento sono oggettivamente di un altro livello, ma anche il Man U a inizio stagione era partito puntando al titolo e i curricula dei suoi giocatori sono lì a dimostrarlo. In aggiunta, quest'anno, ci sono i giovani terribili di Arteta e la sorpresa di stagione West Ham. Insomma, per fare bene in Premier il Tottenham non può rischiare di affrontare alcuni match con un undici non competitivo ai massimi livelli. Se ad esempio oggi Conte vuole far riposare Reguillon, non ha alternative in rosa che ne garantiscono la stessa qualità. Lo stesso problema è emerso nel tentativo di sopperire all’infortunio di Son: vero che il coreano porta in dote un numero enorme di gol e assist, ma nessuno dei suoi sostituti è riuscito a imitarlo neanche in parte. Semplicemente, nel campionato più difficile del mondo, tutto ciò non è tollerabile se si vuole puntare in alto.

Segnali di crescita costante
Ma veniamo agli aspetti più positivi. Come detto, da quando Conte è stato annunciato, nel nord di Londra è cambiato proprio tutto, in meglio ovviamente. Sui quotidiani inglesi si leggono report che parlano di interminabili sessioni video e lunghe esercitazioni 11 vs 0 in allenamento. Il metodo di lavoro è stato completamente stravolto, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La partita contro il Leicester è stata la prova maestra che ha certificato il processo di maturazione della squadra. Contro le Foxes, sotto nel punteggio al minuto 94'30", gli Spurs alla fine hanno portato a casa i tre punti grazie ad un finale che è già entrato nella storia del club. Ma è il modo in cui ci sono riusciti ad aver lasciato una sensazione nuova e positiva.
La squadra ha semplicemente continuato a fare quello che aveva preparato e a seguire il piano partita, anche nel momento di svantaggio e nell'urgenza di farlo nel poco tempo a disposizione. Se Harry Kane viene a saltare di testa lasciando campo libero alle sue spalle, il centrocampista sa già che ci sarà spazio per giocare il pallone proprio li, e gli altri giocatori, seconda punta o esterni che siano, sanno che se taglieranno coi tempi giusti la palla arriverà. È stato proprio in questo modo che è arrivato il primo gol, quello che ha dato il via alla rimonta. Più facile farlo a inizio partita o in condizioni confortevoli di vantaggio. Trovarsi invece a farlo in quel particolare momento della partita e comunque con tale applicazione è stato un segnale fortissimo, che racconta di come la squadra di Conte stia crescendo e maturando.
C'è poi un altro indizio dell'impronta contiana sulla squadra, emerso anche questa volta nella fase finale di questa incredibile partita. Andatevi a rivedere il filmato e guardate chi è l'esterno che riceve il pallone in area e dà il via al rimpallo che porta al primo gol. È tale Matt Doherty, onesto tornante irlandese trentenne che finora in Premier non aveva lasciato segni indelebili, pur avendo avuto una carriera assolutamente dignitosa. La storia dell'allenatore italiano è piena di squadre formate da campioni, vero, ma anche da tanti di questi "soldati" che sotto la sua gestione hanno vissuto le migliori stagioni della vita e anzi, spesso si sono rivelati decisivi nella conquista dei trofei. Da Candreva a Moses, da Darmian fino ad arrivare ad Estigarribia, solo per rimanere nello stesso ruolo del giocatore irlandese; ripeto, è una storia che abbiamo già visto.
Il miglioramento dei singoli è da sempre una delle prime voci citate quando si vogliono elencare le qualità di Conte. Oltre a Doherty, che conoscendo il tecnico presto toglierà definitivamente il posto al più fumoso Emerson Royal, sono tanti i giocatori che hanno aumentato il loro livello di gioco con la nuova gestione. Dier è perfetto nel ruolo di centrale difensivo di una linea a 3, è più responsabilizzato in fase di costruzione e le sue prestazioni non erano cosi buone da parecchio tempo. Skipp da onesta mezz'ala di fatica è passato ad essere pedina molto importante negli equilibri del centrocampo Spurs. Reguillon ora è finalmente libero di spingersi in avanti e sta dando le risposte che gli si chiedevano fin dal giorno del suo arrivo dal Siviglia. E potremmo andare avanti ancora.

Difesa a 3 e passa la paura
Tatticamente ci sono alcune nuove situazioni ricorrenti emerse proprio da quando l'italiano è arrivato a White Hart Line.
In primis, neanche a dirlo, già nella sua partita di esordio l'allenatore ha cambiato il sistema di gioco disponendo la squadra con l’amato 3-5-2. Il gol che abbiamo prima descritto, poi, fa parte di un book di classiche situazioni di gioco di una squadra targata Conte. La punta centrale che viene incontro alla palla e libera uno spazio alle sue spalle, che è attaccato con tempi perfetti dalle due sottopunte. Gli esterni offensivi che in fase di possesso giocano molto alti, quasi sulla linea degli attaccanti, e gli altri, i due centrocampisti e i tre difensori centrali, che si schierano ordinatamente in posizioni di marcature preventive. Quasi un manifesto del modo di intendere il calcio del tecnico leccese. Certo poi a questo sistema giova molto che la punta centrale in questione sia Harry Kane, che oltre alle straordinarie doti in fase realizzativa sa creare gioco con piedi dolcissimi e letture da trequartista (vedere assist del 1-2 proprio a Leicester).

Per quanto riguarda la prima costruzione, nel nuovo Tottenham un ruolo chiave nel sistema è ricoperto dal centrale della difesa a 3, che spesso è Dier ma a volte anche Davinson Sanchez. Quando questo è in possesso della palla, i due centrali di centrocampo si abbassano per far alzare i "braccini" della difesa a 3 che a loro volta, a catena, spostano in avanti i due esterni che vanno ad attaccare la difesa avversaria. Conte in rosa non ha un vero e proprio play e questo accorgimento serve proprio per far cominciare l'azione al giocatore con più qualità nei piedi e più visione di gioco.

In condizioni di non possesso, la squadra tiene linee compatte per puntare al recupero palla e ad attuare immediate transizioni offensive, per sfruttare la velocità e la classe di Son e Lucas Moura. Il sistema in questa fase di gioco si adatta e diventa un 5-2-2-1, con i quinti che si schierano in linea coi 3 difensori (se sei un esterno, dopo una stagione intera con Conte hai le carte in regola per andare a medaglia nei 10000 piani) e i due centrali di centrocampo che lavorano da ”sentinelle” sulle linee di passaggio avversarie.

In generale, si ha la netta sensazione di una squadra diversa in tutte le situazioni di gioco. Gli Spurs di inizio stagione erano una formazione lenta, prevedibile e, nonostante il grande potenziale offensivo, avevano tanti problemi a trasformare il possesso palla in occasioni da gol. Ora invece il nuovo sistema assicura un attacco alla difesa avversaria più diretto e efficace, sfruttando cosi nel migliore dei modi le caratteristiche di uno dei tandem offensivi (Kane-Son) migliori d'Europa.
Un aiut(ino) dal mercato invernale
Conte ha fatto poi delle scelte definitive su alcuni elementi della rosa, escludendo dal progetto giocatori che nelle precedenti gestioni erano considerati a tutti gli effetti dei titolari. Ndombele, perno del centrocampo di Mourinho e anche di quello di Nuno Espirito Santo, è finito fuori squadra ed è stato caldamente consigliato di cercarsi un'altra sistemazione. Stessa sorte è toccata a Dele Alli, che nelle ultime ore ha trovato nuova sistemazione all'Everton. Se aggiungiamo anche la partenza di Lo Celso, ceduto al Villareal di Emery, è giusto affermare che la nuova dirigenza abbia lavorato bene in uscita, creando spazio per gli arrivi di giocatori più funzionali al nuovo progetto tecnico.
Sfumato Adama Traorè, che ha preferito raggiungere Barcellona, il Tottenham ha infatti ingaggiato dalla Juve, nelle ultime ore di mercato, Rodrigo Bentancur e Dejan Kulusevski. Il primo si giocherà il posto con Winks per affiancare Hojbjerg nei due di centrocampo e sicuramente tornerà utile nelle rotazioni (e sono curioso di come potrà crescere in fase offensiva sotto la guida di Conte). Lo svedese invece, nonostante la giovane età, è già ad uno snodo fondamentale per la sua carriera: il nuovo sistema tattico potrebbe essere perfetto per le sue caratteristiche, ma dovrà mostrare un netto cambio di attitudine e di atteggiamento rispetto a quanto mostrato nell'ultimo anno e mezzo.
4 mesi decisivi, per tutti.
Sarà nella prossima sessione di mercato, quella estiva, che capiremo davvero che direzione vorrà prendere il club. In questa ultima parte di stagione, intanto, Il Tottenham si giocherà comunque degli obiettivi importanti. Dopo la sosta, la squadra tornerà in campo per il quarto turno di Fa Cup, ripartendo all'assalto di un trofeo che manca in bacheca ormai dal 2008. Per farlo, dovrà recuperare al più presto Cristian Romero, che nel suo ruolo ha dimostrato anche in maglia Spurs di avere pochi rivali in Europa, e soprattutto Son, che sotto la guida di Conte può e deve compiere l'ultimo step per diventare uno dei top player mondiali.
In campionato poi, nella corsa all'ultimo posto Champions disponibile, i bianchi del nord di Londra partono sicuramente un gradino avanti a tutti (ripeto, impensabile solo a Novembre) sia per la situazione attuale della classifica, sia per il fatto di non avere impegni europei che porteranno via energie a tante avversarie. Ma soprattutto, come abbiamo visto, partiranno davanti a tutti perché a guidarli ci sarà uno degli allenatori più vincenti della storia recente. Il problema sarà riuscire a meritarselo.
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