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, 1 Febbraio 2022

Il viaggio rosanero di Maurizio Zamparini


Nel giorno della scomparsa di Maurizio Zamparini il ricordo, a tinte rosanero, del viaggio dell'ex presidente del Palermo tra gioie, dolori, successi e cadute.


Tutti i viaggi, prima o poi, hanno una conclusione.

Quello di Maurizio Zamparini da presidente del Palermo è finito da tempo, lasciando gioie e dolori, ma oggi nel più triste degli epiloghi si è concluso il suo viaggio nella vita terrena, lasciando in ogni palermitano un vuoto che supera ogni dolore sportivo.

E' difficile raccontare il percorso di Maurizio Zamparini a Palermo. Da un lato si potrebbe fare con quel "C'era una volta..." che apre la mente verso un mondo magico, come la più bella delle favole. Dall'altro, però, le favole, solitamente, hanno un finale diverso. L'unica cosa da fare, quindi, è abbandonare le formule per lasciar parlare la storia, partendo dall'inizio del suo lungo viaggio a tinte rosanero.

"Il ratto di Pergine"

Tutto parte da Pergine Valsugana, paese del medio Trentino dove nell'estate del 2002 andò in ritiro la squadra del Venezia. Da lì, un giorno di fine luglio, in 12 partirono direzione Longarone, un centinaio di chilometri più in là verso il Veneto.

Rossi, Bilica, Conteh, Modesto, Lai, Marasco, Morrone, Ongfiang, Soligo, Santana, Di Napoli e Pippo Maniero. Tutti diretti verso il ritiro di un'altra squadra, la loro nuova squadra: il Palermo. Tutti per seguire lui, Maurizio Zamparini.

"Il ratto di Pergine", lo chiamano. O almeno dalla parte dei veneziani che, dopo l'abbandono del loro presidente per una piazza più importante, portandosi via la colonna portante della loro squadra, hanno lanciato una vera e propria maledizione contro tutta Palermo: "Vedrete, prima o poi scaricherà anche voi". Quel Venezia nel 2005 vide il più triste epilogo per una squadra di calcio ovvero il fallimento, stesso destino purtroppo toccato, anni più tardi, anche al Palermo.

Il ritorno in Serie A

Maurizio Zamparini rileva il Palermo di Franco Sensi portandosi mezzo Venezia e il suo allenatore, Ezio Glerean. A settembre, come primo gesto da presidente, cambia nome allo stadio "La Favorita" per onorarlo alla memoria del più amato numero uno della storia rosanero, Renzo Barbera.

Primo obiettivo dichiarato: la conquista della Serie A. Nel suo primo anno da presidente quella massima serie che manca da trent'anni sfuma all'ultima giornata, nello scontro diretto contro il Lecce, rendendo vano il grande recupero nel ritorno ad opera di Nedo Sonetti. Per necessaria caratterizzazione del personaggio bisogna dire che Glerean durò solo una partita, preludio a quello che si ripeterà costantemente per i 15 anni a venire.

L'estate successiva arrivano Luca Toni ed Eugenio Corini, a febbraio Fabio Grosso e i gemelli Filippini. Dopo l'inizio stentato di Silvio Baldini, attualmente allenatore proprio del Palermo diciott'anni dopo l'ultima volta, il timone della squadra lo prende Francesco Guidolin e il 29 maggio 2004, in un "Renzo Barbera" gremito e festante, il Palermo batte la Triestina e ritorna in paradiso. Zamparini viene elevato a uomo della provvidenza, colui che ha realizzato il sogno più grande dei tifosi rosanero: il Palermo è di nuovo in Serie A.

Trent'anni dopo, di nuovo nel calcio che conta. La città esplode in festeggiamenti, ricoperta di volantini e drappeggi che ancora oggi, a distanza di anni, si possono notare nei mercati e nelle zone più nascoste del centro storico. L'ondata di entusiasmo provocata dalle gesta della compagine di Guidolin è travolgente, e le grandi occasioni necessitano il look giusto.

L'Europa

I primi anni dell'era Zamparini, con il ds Rino Foschi e il tecnico ex Udinese al timone, erano caratterizzati dal "se lo voglio lo prendo". Nel capoluogo arrivano, fra i tanti, gente come Barzagli, Zaccardo, Barone, Mutarelli, Bresciano, Fabio Simplicio, Cassani, Fontana, Amauri e un ragazzetto dall'Uruguay, alto, magro magro, capello lungo, scognito ai più ovvero tale Edinson Cavani.

Se già non fosse bastato, per entrare nel cuore dei tifosi, ritornare nella massima serie dopo un trentennio quello che i ragazzi di Guidolin fanno nella stagione 2004-2005 ha dell'incredibile. Inizio di campionato da capolista, successi con Juventus, Roma e Lazio per 53 punti totali che valgono lo storico accesso in Coppa Uefa.

Dopo la A, quindi, anche l'Europa. Per tre anni consecutivi. Nel capoluogo arrivano Lokomotiv Mosca, Slavia Praga, Schalke 04. E poi la vittoria contro il West Ham di Tévez e Mascherano, Celta Vigo, Fenerbahce, Eintracht Francoforte, Newcastle. Squadre probabilmente neanche mai sognate calcano il prato del "Renzo Barbera". I tifosi acclamano il presidente per avergli dato qualcosa di impensabile anche per il più abile sognatore.

Delio Rossi e la finale di Coppa Italia

Chiuso il capitolo Guidolin a Palermo arriva l'uomo dei record, il capitano che prende il posto del "genio" Corini diventando il primo marcatore della storia del club: Fabrizio Miccoli. Lascia anche Rino Foschi, sostituito da Walter Sabatini che nel suo primo anno porta in Sicilia gente come Nocerino, Hernandez, Kjaer e Liverani.

Poi la stagione 2008-2009. Zamparini sceglie Zenga come allenatore e Sabatini prende un ragazzo dall'Huracan per poco meno di 5 milioni: Javier Pastore. Zenga però dura poco, la squadra non convince e Zamparini chiama al suo posto uno degli allenatori, insieme a Guidolin, più amati della storia rosanero ovvero Delio Rossi.

Per non dimenticare.

Sirigu; Cassani, Kjaer, Bovo, Balzaretti; Nocerino, Liverani, Migliaccio; Pastore; Cavani, Miccoli. La squadra della "quasi Champions League". Neanche una sconfitta in casa, una squadra di una forza indescrivibile che faceva paura anche, o meglio soprattutto, alle grandi. E Pastore, per molti il giocatore più talentuoso mai sbarcato a Palermo, che incantava insieme al capitano e a quel ragazzetto secco secco e magro magro, lo sconosciuto Cavani che mostrava già le stimmate del campione che sarà.

Quinto posto, niente Champions ma è di nuovo Europa e sarà l'anno dell'esodo a Roma. 29 maggio 2011: in 40.000 occupano prima piazza di Spagna e poi lo stadio "Olimpico" per la finale di Coppa Italia persa contro l'Inter post Triplete, e non esiste articolo che possa descrivere appieno le emozioni di quel momento.

Zamparini viene eletto cittadino onorario di Palermo, è per tutti il più grande presidente della storia rosanero. Ma, come le montagne russe, ciò che va su deve prima o poi, inesorabilmente, ritornare giù e nessuno avrebbe mai pensato che il punto più alto della squadra rosa sarebbe coinciso con l'inizio del lento ed inesorabile declino.

La caduta

Immaginate di voler costruire un castello di carta. Riuscite con fatica, rabbia e frustrazione ad impilare una sopra l'altra ogni singola carta da gioco ma basta un soffio di vento, un gesto brusco e il castello va giù. Minuti, forse anche ore per costruirlo e un attimo per distruggerlo.

Dall'Olimpo dell'Olimpico alla caduta libera: nei sette anni successivi dell'era Zamparini ne sono successe di tutti i colori, con la confusione a fare da padrona nonché uno sliding doors continuo di allenatori, dirigenti, direttori sportivi e potenziali acquirenti, inchieste giudiziarie, contestazioni e storie da telenovelas.

Prima l'esonero di Pioli senza neanche aver iniziato il campionato, seguito da Devis Mangia e Bortolo Mutti per il sedicesimo posto finale. L'anno successivo dopo ben 5 cambi di allenatore, rivoluzioni societarie e squadra ribaltata come un calzino a gennaio per mano di Pietro Lo Monaco arriva, dopo nove stagioni a livelli altissimi e cinque partecipazioni europee, la retrocessione in Serie B.

Poi la promozione dei record ad opera di Iachini e l'undicesimo posto, nella stagione successiva in A, grazie alle consacrazioni di Dybala, Vazquez e Belotti. L'ennesima rivoluzione: via i big e Iachini, cinque allenatori diversi nella stessa stagione, ammutinamento di giocatori e una retrocessione evitata solo all'ultima giornata. In realtà solo ritardata di un anno perché la Serie B arriva la stagione successiva, in una delle annate peggiori della storia del Palermo nella massima serie. E con il record di otto esoneri in una stagione.

Diciotto cambi di allenatori totali, scelte scriteriate, tanti giocatori decantati come fenomeni e poi caduti nel dimenticatoio. Cambi continui di direttori sportivi e consulenti slavi dalle dubbie origini hanno portato Zamparini al declino, alle fatiche economico, all'amore trasformatosi in odio, alla stanchezza, alla cessione.

Tanti sono stati gli "acquirenti" del Palermo, quante le dominazioni passate dal capoluogo siciliano nel corso dei secoli. Arabi, cinesi, messicani, americani: tante promesse, pochi fatti. Prima i cento milioni di Frank Cascio, poi la presidenza dell'ex iena Paul Baccaglini, l'istanza di fallimento, le accuse di riciclaggio e falso in bilancio, Ponte, Follieri e di nuovo gli americani.

Maurizio Zamparini si dimette dalla carica di presidente del Palermo il 27 febbraio del 2017, dopo quindici anni rosa come il rosolio e nero come l'amaro, ed è rimasto patron fino alla cessione della società ai famosi inglesi che gettò le basi del tracollo rosanero e del fallimento. La maledizione si è compiuta. C'è chi lo ringrazia e chi lo insulta. Chi ricorda i fasti dei tempi che furono e chi non può tollerare le tante prese in giro e le provocazioni.

Il viaggio dell'eroe (?)

Una storia che presenta tutte le stimmate del viaggio dell'eroe delle rappresentazioni classiche: esordio, ascesa, caduta. Se Maurizio Zamparini lo è stato davvero un eroe nel senso classico del termine lo potrà dire soltanto quello che, forse, si può ritenere il vero fattore condizionante dell'intera vicenda ovvero il tempo.

E' vero che il tempo aiuta a lenire le ferite del cuore. Come è altrettanto vero che per un momento, quando una persona viene a mancare, tutte le cose brutte del passato spariscono lasciando spazio solo ai ricordi positivi, alle gioie, alle emozioni dei momenti più belli.

Il più triste degli epiloghi, forse, potrà far capire a molti qual è il vero finale di questa lunga avventura e quella che, per tanto tempo, non si sarebbe mai potuta ritenere una favola forse adesso la diventerà.

Grazie, Presidente.

  • Giornalista pubblicista palermitano classe ’89 laureato in Lingua e Cultura Italiane per Stranieri. Amante di calcio, redattore per la testata sportiva ForzaPalermo.it, nelle sue vene scorre sangue rosa come il rosolio e nero come l’amaro. Gli piace guardare al passato per scrivere del futuro, l’idea del del contesto socio-culturale alla base dell’affascinante mondo del pallone. Ogni tanto ci vuole un animo “vecchio stampo”, non a caso lo chiamano “u prufessuri”.

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