
Considerazioni sparse sul NON calciomercato della Lazio
"La Storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa" K. Marx
- Sono le 17.56 di uno stanco Lunedì di fine Gennaio. La settimana che precede ha visto andare in scena l'avvilente ri-elezione di Sergio Mattarella quale Presidente della Repubblica. Questa entrante annuncia la fine del calcio mercato e l'inizio di Sanremo. Su imbeccata di Mattia Torre, Valerio Aprea, per l'occasione sceneggiatore di Boris, diceva a Renè Ferretti che questo è “un paese di musichette” che suonano incuranti “mentre fuori c’è la morte“. Questa non è solo quella con cui ci confrontiamo da ben due anni dovuta alla nota pandemia virale, ma è stata anche quella della politica (che già non se la passava benissimo, diciamo così) e soprattutto di ogni velleità di rinnovamento in casa Lazio. Noto come le sessioni invernali piacciano poco alle pachidermiche trattative condotte dal duo Tare-Lotito. I costi dei giocatori sono alti e lo spazio di manovra poco. Eppure si era fatto decisamente trapelare altro. Dichiarazioni del Presidente volevano un nuovo corso alle porte. Rinnovi mai ancora giunti, tre acquisizioni di prestazioni sportive non pervenute. C'era da consolidare un percorso. Pavimentare una strada dissestata dalla cornice marcia (ergo: stampa e radio che orbitano attorno alla Lazio) che, travestitasi da peripatetica, rimpiange il tecnico piacentino non perdendo tempo a gettare fango sull'allenatore toscano in carica;
- Se l'ambiente è sempre stato una polveriera, oggi si è trasformato nell'isola di Tonga. Le deflagrazioni sono continue ed incessanti. Stampa romana e non gongola nel poter, finalmente, formulare non ben identificati Je Accuse ed alcuni, secondo una logica non ben nota, chiedono che Sarri faccia un passo indietro così dimostrando presunta mascolinità. Non fosse inutile e fastidiosa questa ipotesi, la motivazione denota pressapochismo intellettuale. Questa entropia, però, ha delle cause. Specifiche, stratificate e note. Ed ha anche due nomi: Lotito e Tare;
- Partiamo da Lotito. Portato alla guida da Storace nel 2004, ha visto il suo nome, sconosciuto, salire alla ribalta delle cronache nazionali. Un egomostro. Accentratore. Attento a conti e bilanci ma al solo scopo di non dover immettere liquidità, poichè semplicemente privo. Negli ultimi anni è sempre stato oggetto di attacchi, più o meno giustificati, dalla stampa o da avversari in Lega o in FIGC. Propugnatore instancabile dei vincoli di spesa, pluriscudettato in ambito finanziario. Eppure, al Gennaio 2022 la Lazio si ritrova con soli 5 milioni da spendere, comprensivi di ingaggi. Il modello di gestione risk-adverse ha esaurito i suoi margini di crescita. I vincoli della Lazio sono due: il primo, di natura economica, impone un rigido equilibrio tra costi e ricavi; il secondo, di tipo finanziario, limita le capacità della proprietà di ricapitalizzare e iniettare liquidità nel club. Cosa significa ciò? Che questo equilibrio tra costi e ricavi permette una mancanza di ricapitalizzazione. Ed i costi sono alti. Occorre limarli. Come? Cedendo e risparmiando su ingaggi onerosissimi. Il noto "indice di liquidità" era bloccato proprio da essi. La Lazio, in questa sessione, ha provato a limarli. L'alternativa? sarebbe stata un finanziamento soci da parte della proprietà (Quali soci? La holding che controlla la maggioranza del capitale azionario della Lazio è la "Lazio Events S.r.l." presieduta da Claudio Lotito, che attualmente ne detiene il 100% (attraverso i tre veicoli "S.n.a.m. Lazio Sud", "Linda" e "Bona Dea") e, proprio tramite "Lazio Events S.r.l.", il 67,035% del capitale azionario della società biancoceleste) Questo avrebbe avuto un costo per Lotito. Come si fa allora a crescere rispettando l'equilibrio? Aumentando i ricavi. Per farlo occorre investire, cosa che la Lazio finora ha fatto molto poco: settore giovanile finalizzato al player trading, marchio, comunicazione, stadio con dei prezzi fuori mercato e, quindi, spesso mezzo vuoto. Dunque, i maggiori investimenti richiederebbero finanziamenti e un cambiamento della propensione al rischio da parte della proprietà. Dopo diciotto anni chi crede che ciò possa avvenire, lo si può dire con franchezza, è uno stolto o un irrimediabile romantico. Ferito nell'orgoglio quest'estate dalla fuga notturna di Inzaghi, ha ingaggiato Maurizio Sarri. Chiunque, quest'estate, ha legittimamente pensato che si stesse facendo un passo verso un miglioramento: aspettativa che, ad oggi, è rimasta frustrata da un Gennaio mortificante;
- Tare invece è il Deus ex machina del mercato da più di un decennio. Ma non solo. Come si diceva, Lotito è un accentratore. Quindi ha ormai battezzato quale suo factotum in società Ighli Tare. La sua storia calcistica è tristemente nota. Quella da Direttore Sportivo, invece, ha visto un periodo di splendore: Immobile, Savic, Luis Alberto, Marusic etc. sono tutte sue intuizioni. Brillanti. Non si può mentire. Ma se la Lazio si è trovata ad avere i suddetti costi di gestione così alti è, soprattutto, colpa sua. Nelle ultime sessioni di mercato ha completamente sbagliato target. Esempio lampante: Vedat Muriqi. Il kosovaro è costato 18 milioni di cartellino oltre all'ingaggio di 2.2 milioni annui sino al 2025. Si aggiungano i Vavro, i Jony, i Durmisi etc etc. Zavorre calcistiche ed economiche che hanno indubbiamente pesato questa finestra e che, con buone probabilità, peseranno nella prossima. Perché ognuno dei succitati giocatori è stato ceduto unicamente a titolo temporaneo. L'operato, considerato complessivamente, è da cassare. Doveroso esigerne, metaforicamente, la testa. Sacrificarlo sull'altare degli dei del pallone potrebbe espiare peccati e portare ad un una redenzione. Per la cronaca, qui sotto, nel dettaglio, il saldo tecnico ed economico dal 2017 ad oggi:

- Il senso di smarrimento e di ira che si respira per le strade, sui social etc è data dal tradimento di un'aspettativa. Si badi bene, però. Nessuno si sarebbe atteso un acquisto cragnottiano. Non esiste un tale grado di locura nel tifoso laziale. Legittimamente, si riponeva fiducia che venisse data la possibilità all'allenatore di poter programmare l'anno prossimo. I dettami tattici che Sarri ha bisogno di inculcare sono da metabolizzare col tempo. Ci si attendeva rinforzi di prospettiva. Si voleva, finalmente e legittimamente, sognare. Perché, in fondo, questo deve essere il Gioco. Deve poter riaccendere fantasia. Il mercato, nella sua banalità, rimane una via di mitopoiesi. Accende i cuori e gli animi. Cosa che, però, il duo Tare-Lotito ha brutalmente spento lasciando dietro di sè sconcerto, smarrimento e ira. Dei tifosi ma anche del Mister. Come disegnato liricamente da Leoncavalo ne "I Pagliacci", la tragedia è compiuta. La farsa è divenuta dramma. Beffardamente: "La commedia è finita!".
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














