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, , 31 Gennaio 2022

Considerazioni sparse post Australian Open 2022


"21 vittoria, grande baldoria". Il tennis ci sta regalando un'epoca sportiva irripetibile.


- Quando, dopo uno sfiancante stillicidio di controverse decisioni opposte, il nome di Novak Djokovic è stato definitivamente escluso dal tabellone degli Australian Open 2022, la possibilità che sarebbe stato proprio questo Slam a rompere quell'equilibrio perfetto che regolava i tre pilastri di un'epoca sportiva in un'equidistanza quasi mistica sembrava decisamente troppo remota per essere presa in considerazione. É stato invece Rafael Nadal a salire quel gradino e a portarsi un passetto più vicino all'Olimpo, toccando quota 21, al comando di una classifica che non aveva mai guidato da solo, grazie ad un capolavoro sportivo che va ben oltre l'epica finale vinta in rimonta contro Daniil Medvedev: il guizzo di un campione che a quasi 36 anni veniva da una stagione giocata solo per metà (e passata a curarsi per l'altra) e che nessuno avrebbe potuto ragionevolmente indicare come il favorito del torneo (ricordando per certi versi il titolo vinto da Federer nel 2017). Dopo 13 anni dall'ultimo successo in Australia, per Rafa sembra che il tempo non sia mai passato: il maiorchino si ribella al miglior prodotto della Next Gen e scrive un altro capitolo di una saga che forse non ci rendiamo nemmeno conto di quanto siamo fortunati a poter leggere;

- Come Giulio Cesare ci insegna, per rendere grande un'impresa ci vuole un grande avversario da battere e non serve certo una narrazione distorta per poter tornare ad affermare lo status di Daniil Medvedev. Il russo è senza dubbio il più forte giocatore nato negli anni '90 e, se può avere anche delle colpe nell'aver dissipato un vantaggio di due set in una finale tanto importante, il suo percorso e persino la partita persa al cospetto di una leggenda vivente come Nadal, non fanno altro che confermare il livello di un tennista che legittimamente oggi siede tra i migliori al mondo. Lui stesso era stato l'equilibratore nella drammatica notte di Flushing Meadows, battendo Djokovic atteso all'appuntamento della sua carriera, e non certo per caso è stato di nuovo lui l'avversario da superare per far scrivere la storia a Nadal. Il suo stile apatico e indolente potrebbe non creare sempre grande empatia con il pubblico, ma Daniil è uno vero ed oggi sembra un candidato più credibile di Zverev (vera delusione del torneo) o Tsitsipas a prendersi il tennis del futuro;

- Ma come sono andate le cose per le nostre truppe azzurre? Bene, per fare un bilancio approssimativo, almeno per le nostre punte di diamante. Per Matteo Berrettini questo torneo è l'ennesima conferma di quanto il romano valga le prime posizioni del ranking ATP e sia una solida certezza del tennis nostrano, che da decenni non aveva un protagonista così credibile: primo italiano in semifinale agli Australian Open, Berrettini è anche il primo tennista nato negli anni '90 a raggiungere i quarti di finale in tutti i tornei dello Slam, a testimoniare la sua attitudine a competere sui grandi palcoscenici. Novak Djokovic e Rafa Nadal sono gli unici due giocatori in grado di eliminare Matteo negli ultimi quattro tornei major disputati: provate voi a fargliene una colpa. Esce con una batosta Jannik Sinner, il cui torneo è però comunque decisamente positivo e serve a rilevare un altro passo importante nel suo fondamentale processo di maturazione: la sconfitta con Tsitsipas pone fine ad una striscia di 10 vittorie consecutive, ottenute con autorità non banale per un atleta della sua età. Jannik continua a crescere e lo ha mostrato anche in Australia. Piccola delusione da Lorenzo Sonego, che poteva sfruttare un po' meglio il lato di tabellone lasciato sguarnito dall'assenza di Djokovic;

- Se il teatro di un altro pezzo di storia è stata la Rod Laver Arena di Melbourne, il suo pubblico non si è nemmeno lontanamente rivelato all'altezza dello spettacolo a cui ha avuto il privilegio di assistere. Che il tennis non sia più un passatempo per signorotti dell'alta borghesia è ormai un concetto assimilato, e nessuno pretende di trovare ovunque la composta sacralità dell'All England Club, ma francamente certi comportamenti stridono veramente con il contesto e diventa quasi noioso dover sottolineare l'inappropriata partecipazione di alcuni spettatori, forse non sufficientemente consapevoli della loro fortuna. A costo di sembrare antipatico (cosa della quale non sembra preoccuparsi più di tanto) è stato Daniil Medvedev il primo a farlo presente, al termine del match vinto contro l'eroe di casa Kyrgios, a cui ha fatto eco anche lo stesso Berrettini, che si è comprensibilmente tolto qualche sassolino dopo aver eliminato Gael Monfils. A nulla è valso però, a giudicare dalla grottesca cornice che ha accompagnato una così bella finale in campo;

- Il pubblico australiano ha avuto comunque alcune gioie anche dai suoi rappresentanti: su tutti Ashleigh Barty, unica vera certezza nella grande e imprevedibile roulette del tennis femminile, che vive un momento storico di quasi totale anarchia post-Williams. Mentre, come ormai consuetudine, cadono imperterrite tutte le teste di serie, l'australiana tiene la barra dritta e sbaraglia senza il minimo sforzo la timida concorrenza che trova sulla sua strada, dimostrando, ancor più della sua prima posizione nella classifica mondiale, come in questo momento sia senza dubbio la migliore tennista al mondo. Infine anche il torneo di doppio fa sorridere gli spettatori di casa, e con loro in realtà un po' tutti quanti, grazie al totalmente inaspettato successo di una coppia alla quale, fin dal primo match, è stato impossibile non voler bene: sono Nick Kyrgios e Thanasi Kokkinakis a mettere la firma sullo Slam e, in particolare il successo di quest'ultimo, che tanto ha combattuto tra infortuni e depressione, è un'altra delle belle storie che queste settimane australiane ci hanno saputo raccontare.

  • Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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