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, 29 Gennaio 2022

Tutti gli inganni di Zlatan Ibrahimovic


Come Loki nei film e nei fumetti della Marvel, anche Zlatan Ibrahimovic ha basato tutta la sua carriera su continui inganni e colpi di scena, ottenendo di volta in volta risultati diversi.


L’esplosione del Marvel Cinematic Universe ha portato alla ribalta un grande supervillain della storia dei fumetti, che con la sua versione cinematografica è diventato uno dei più discussi personaggi creati dalla Casa delle idee. Si tratta di Loki, fratellastro di Thor e primo nemico degli Avengers sul grande schermo. La storia fumettistica del dio dell’inganno è lunga e proficua, ma è la sua versione cinematografica, incarnata da uno spettacolare Tom Hiddleston, che ha definitivamente consacrato il personaggio. Loki è uno di quei classici cattivi da amare, un personaggio dalle mille sfumature, che trama continuamente, inganna, agisce. È l’essenza dell’imprevedibilità e la sua natura estremamente ingannevole è ciò che ha finito per fare presa sugli spettatori e renderlo uno dei villain più amati dell’MCU.

Il ruolo di cattivo in effetti non rappresenta in pieno Loki. Il dio dell’inganno ha tantissime sfumature, passa da una parte all’altra della barricata con incredibile rapidità. Con lui crollano le canoniche distinzioni tra buoni e cattivi, in nome di un più utilitaristico conveniente o sconveniente. Nonostante i continui inganni, che hanno causato tantissimi dolori come la morte della madre di Thor o quella dell’agente dello Shield Phil Coulson, Loki rimane un personaggio amatissimo.

Un’aura simile, nel mondo del calcio, circonda Zlatan Ibrahimovic. Uno dei giocatori più polarizzanti che ci siano, anche lui un calcolatore che nella sua carriera si è spesso reso protagonista di inganni e voltafaccia, finendo talvolta per beffare anche sé stesso. Se vogliamo identificare un dio dell’inganno nel mondo del calcio non possiamo non trovarlo nel fenomeno svedese. Uno che non si è mai fatto scrupoli a ingannare le sue precedenti squadre, finendo però talvolta anche per beffare sé stesso, ma vincendo in astuzia alla fine anche un temibile nemico come il tempo.

Il primo grande inganno di Ibrahimovic

Sono diversi gli inganni macchinati da Zlatan Ibrahimovic durante la sua carriera. Il primo, che rappresenta una sorta di manifesto della sua natura cinica, è quello che orchestra ai danni della Juventus. La società che lo ha preso dall’Ajax e lanciato nel grande calcio si ritrova all’improvviso, nell’estate del 2006, in Serie B, colpita dallo scandalo Calciopoli.

La cadetteria mal si sposa con il talento dello svedese, che giustamente sceglie di lasciare Torino, passando però tra le fila dei nemici storici. Il 10 agosto 2006 Zlatan Ibrahimovic diventa un nuovo giocatore dell’Inter, trasferendosi dalla squadra che aveva appena terminato di dominare in Italia a quella destinata a raccoglierne l’eredità.

In nerazzurro il talento di Zlatan Ibrahimovic esplode definitivamente. Lo svedese conquista a Milano tre campionati e due supercoppe italiane, mettendo la firma su tutti i successi dei nerazzurri. In particolare sul campionato 2007-2008, con la doppietta decisiva all’ultima giornata contro il Parma.

Tante vittorie, ma per Ibrahimovic manca l’affermazione europea e, a questo punto, Zlatan si mette in moto per ordire un nuovo inganno che riesca a esaudire il proprio desiderio. Proprio come Loki, Ibra pensa poco al bene comune, ma cerca la migliore strada per se, che nell’estate del 2009 porta in direzione Barcellona.

Ibrahimovic vittima del suo stesso inganno

Dominante in Italia, l’Inter in cerca dell’affermazione anche a livello europeo aveva accolto in panchina José Mourinho al posto di Roberto Mancini un anno prima. Lo svedese però non ha la pazienza di attendere la maturazione dei nerazzurri sotto la guida del portoghese e decide di accettare la corte del Barcellona, che la tanto agognata Champions League l’aveva vinta qualche mese prima all’Olimpico di Roma contro il Manchester United.

Con un’operazione destinata a entrare nella storia del calcio, il 27 luglio 2009 Ibrahimovic diventa un nuovo giocatore del Barcellona, in cambio di 49 milioni e il cartellino di Samuel Eto’o. Con questa mossa, però, lo svedese finirà semplicemente per ingannare sé stesso. Anche a Loki è capitato spesso nella sua lunga storia editoriale di rimanere incastrato nelle sue intricate trame, divenendo sostanzialmente lui la vittima dei propri inganni. A Ibra a Barcellona succede la stessa cosa.

Quell’anno è proprio l’Inter a vincere la Champions League, superando in semifinale proprio il Barcellona di Ibrahimovic. All’andata a Milano i catalani perdono 3-1, con lo svedese che al 17’ del secondo tempo viene sostituito da Abidal. Al ritorno al Camp Nou invece finisce 1-0 per i catalani, e anche qui lo svedese è poco più che un fantasma, sostituito un minuto dopo rispetto alla gara di San Siro da Bojan.

L’esperienza di Ibrahimovic al Barcellona si rivela abbastanza controversa. Nonostante 22 gol stagionali e la vittoria del campionato, lo svedese non entra nel cuore dei tifosi catalani, soprattutto a causa del difficile rapporto con Guardiola. Dopo una sola stagione lascia la Spagna, per tornare a Milano, stavolta però per vestire la maglia rossonera.

Ibrahimovic presentato dal Barcellona

Il difficile rapporto con la patria

Definire Ibrahimovic un eroe nazionale è abbastanza riduttivo. Per distacco, Zlatan è il giocatore più forte della storia della Svezia, ma con la sua selezione ha sempre avuto un rapporto particolare. Un po’ come Loki, che ad Asgard si è sentito spesso un pesce fuor d’acqua, ma da una parte è comprensibile perché le sue aspirazioni di grandezza sono state continuamente frustrate dalla presenza di Thor, fratello maggiore ed erede al trono di Asgard. Ibra invece non ha mai avuto rivali per il ruolo di leader della Svezia, eppure raramente ne ha assunto i gradi.

Il rapporto difficile con la propria patria è dovuto probabilmente anche alle origini dei due nostri protagonisti. Loki in realtà è stato adottato da Odino, non è un asgardiano ma un Gigante dei ghiacci di Jotunheim. Per ciò che riguarda Ibra, le sue radici slave lo hanno sempre fatto sentire un estraneo, facendogli saggiare la diffidenza, l’esclusione, il razzismo.

Insomma, il rapporto tra Ibrahimovic e la Svezia ha vissuto un’altalena di emozioni e Zlatan non ha risparmiato nemmeno alla sua Nazionale i propri inganni. Il primo risale al 2009, quando Ibra annuncia il proprio ritiro dopo la mancata qualificazione al Mondiale del 2010. La scelta dello svedese dura poco, già nel luglio 2010 fa ritorno e viene anche nominato capitano dalla squadra. Una spinta che porta la Svezia a qualificarsi agli Europei del 2012, dove però la selezione scandinava viene eliminata al primo turno, e a quelli del 2016, che terminano con lo stesso epilogo. A questo punto, arriva il secondo inganno, con Ibra che come sette anni prima annuncia il proprio addio alla Nazionale, ma la sua decisione stavolta dura di più.

Non è però definitiva, perché con l’ennesimo colpo di scena nel marzo 2021 Ibra annuncia il proprio ritorno in Nazionale. Un colpo di classe, perché di lì a qualche mese la Svezia avrebbe giocato gli Europei, spostati proprio all’estate 2021 a causa della pandemia. Il destino però si ritorce contro il gigante svedese, che s’infortuna e deve saltare la kermesse estiva. Cala il sipario su un gioco di inganni che, comunque, ha portato Ibra a diventare il miglior marcatore all-time della Svezia.

Ibrahimovic con la maglia della nazionale

La vittoria definitiva

Il grande inganno però compiuto da Ibrahimovic è ai danni di uno dei più grandi demoni che attanagliano l’umanità: il tempo. Il trasferimento in America nel 2018 sembrava un po’ la grande uscita di scena del fenomeno svedese, quantomeno dai radar del calcio che conta. Nella parte finale della sua esperienza al Manchester United si infortuna al legamento crociato del ginocchio destro, dopo qualche mese dal ritorno in campo passa ai Los Angeles Galaxy: tutto sembra portare verso un progressivo e inevitabile declino.

Regole che valgono per gli uomini normali, non per le divinità. Con l’ennesimo colpo di scena della sua carriera, il 27 dicembre 2019 Zlatan Ibrahimovic fa ritorno al Milan, per provare a portare esperienza in una rosa ricca di giovani e per risolvere il problema centravanti che ormai da anni attanaglia la Milano rossonera. Tra lo scetticismo generale, più di qualche perplessità, ma anche un po’ di obbligata speranza, Ibrahimovic stravolge i rossoneri, contribuendo alla rinascita dei meneghini, che dal 2020 iniziano a tornare ai vertici del calcio italiano.

Ibrahimovic esulta con la maglia del Milan

Nonostante qualche noia fisica di troppo, attribuibile ai suoi 39 anni, Ibrahimovic risulta ancora decisivo per il Milan, collezionando in un anno e mezzo 28 gol in 47 gare. Numeri straordinari per un giocatore che, nell’immaginario collettivo, aveva già intrapreso la via del prepensionamento. La coda della carriera di Ibrahimovic ha contribuito in maniera sostanziale a sigillare quell’aura da divinità onnipotente di cui lo svedese si circonda fin dai suoi esordi. Il suo ultimo inganno è anche quello definitivo, perché vincendo il tempo Ibra ha finalmente raggiunto il suo obiettivo di svestire i panni del semplice i calciatori e assumere i crismi della semidivinità.


  • Romano, vivo di calcio e di citazioni pop. Musica, cinema, arte e letteratura, ancora meglio se tutto insieme. Scrivo di tutto ciò che mi circonda.

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