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, 26 Gennaio 2022

Euzkadi, storia della nazionale basca errante


La storia degli undici calciatori baschi che sfidarono Franco, nel tentativo di difendere l'identità del loro popolo.


La nascita della squadra

Abbiamo bisogno di un aereo!

Per farci cosa esattamente?” 

I Gudari si sono ritirati a Leguito e non sappiamo quanto potrà reggere El Cinturón de Hierro, ci servono altri mezzi per difenderci”.

Questa conversazione - o una molto simile - deve essere stata quella che hanno avuto il lehendakari Agirre e il capo della Dirección de Seguridad, ma per capire meglio abbiamo bisogno di un po’ di contesto.

Siamo nel gennaio 1937 e appena sei mesi prima il generale Francisco Franco ha effettuato un colpo di stato che ha trascinato la Spagna in una guerra civile che vede contrapposti da un lato i repubblicani e dall’altro i nazionalisti, appoggiati da Hitler e Mussolini. A metà fra questi due avvenimenti, per la precisione il 6 ottobre viene approvato lo statuto dei Paesi Baschi e il giorno seguente si può insediare il primo governo della storia di Euskadi, presieduto dal lehendakari Agirre. José Antonio Agirre, che era stato un discreto giocatore dell’Athletic nella prima metà degli anni ’20, però formalmente non governerà mai sui Paesi Baschi nella sua interezza perché non appena il conflitto tocca il nord del paese Álava e Navarra si schierano dalla parte di Franco e la Gipuzkoa capitola dopo una flebile resistenza.

Agirre, la cui autorità vale ormai solo in Biscaglia - unica provincia non ancora conquistata - deve farsi venire un’idea per prolungare il più possibile la resistenza e non far fagocitare tutto il Paese Basco dal Bando Nacional. L’unico modo che il lehendakari avrebbe per non far soccombere la Biscaglia è migliorare le infrastrutture a disposizione dell’esercito basco. Da qui prende piede l’idea di Pro Avión Euzkadi, una raccolta fondi mirata ad acquistare un aeroplano. L’iniziativa ha da subito un’eco mediatica molto importante, grazie soprattutto alla propaganda fatta dai giornali, e ben presto anche lo sport si fa veicolo per diffondere la causa del lehendakari. Sulla scia di quanto organizzato nel frontón principale di Bilbao il 24 gennaio i dirigenti del PNV (Partido Nacionalista Vasco) e dell’ANV (Alianca Nacionalista Vasca) decidono di organizzare una partita di calcio per raccogliere quanti più soldi possibili, dando inconsciamente il via alla storia della nazionale errante di Euskadi

La partita, programmata per il 7 febbraio, fu un successo sotto molteplici punti di vista. San Mámes fu preso d’assalto dai tifosi che riempirono l’impianto bilbaino ben oltre la capienza di 18.000 spettatori. Dal punto di vista tecnico la partita era un’esibizione fra due squadre improvvisate ma i giocatori ci tenevano da morire a far bella figura davanti al pubblico di casa e regalarono ai presenti una partita da 12 gol totali, vinta 7-5 dalla selezione del ANV, e riuscirono a raccogliere ben 40.000 pesetas, cifra ciclopica per l’epoca.

Ma quello che è più importante per la nostra storia è quello che accadde immediatamente dopo il triplice fischio. Agirre venne avvicinato da Melchor Alegria, giornalista con idee socialiste, che propose al lehendakari di rendere quel pomeriggio di San Mámes qualcosa di duraturo e stabile, fondando una squadra basca itinerante. La squadra basca che aveva in mente Alegria avrebbe avuto un duplice scopo: rappresentare il governo basco, sconosciuto fuori dai confini nazionali e raccogliere fondi per le vittime del conflitto e per i niños de guerra. Agirre da il via libera però prima di partire ci sono dei nodi da sciogliere, il primo e più importante è il nome, non si vuole presentare la squadra come una nazionale ma come una squadra di club, per evitare le eventuali sanzioni che la FIFA avrebbe potuto comminare a giocatori che avrebbero affrontato o preso parte alla spedizione. Viene quindi scelto il nome che Sabino Arana aveva coniato per chiamare la terra che gli aveva dato i natali: Euzkadi. La divisa sarebbe stata composta da una maglia verde con pantaloncini bianchi e calzettoni neri.

Risolti i problemi di carattere extracalcistico si può passare alle convocazioni, Alegria inizialmente scelse come selezionatore Manuel Lopez Llamosas detto “Travieso” che però per ragioni misteriose decide di rimanere a Bilbao e quindi gli subentra Pedro Vallana detto “Periko” che fonda la squadra sul seguente undici. In porta Gregorio Blasco dell’Athletic, che sarebbe il più grande portiere della sua generazione se non fosse contemporaneo di Ricardo Zamora. I tre difensori sono Serafín Aedo e Pedro Areso campioni di Spagna nella stagione 1934/1935 con il Betis e Pablo Barcos del Barakaldo. Il centrocampo, tinto di biancorosso, è composto da Roberto Etxebarria, José Mugerza, Leonardo Zillaurren, Angel Zubieta e Pedro Regueiro del Real Madrid, unico giocatore a non militare nell’Athletic. In attacco Periko può contare su tre autentici fuoriclasse come: Luis Regueiro, fratello di Pedro, Isidro Langara, fuoriclasse del Real Oviedo, che in carriera non indosserà mai la maglia di un club basco e Guillermo Gorostiza, forse la più forte ala della storia del calcio basco fino all’avvento di Txetxu Rojo. 

L'arrivo in Francia

La delegazione è pronta e la data di partenza è fissata per sabato 24 aprile da Bilbao. Però appena arrivati all’aeroporto i membri della spedizione vengono informati che il cielo è pieno di aerei nazionalisti e sarebbe meglio non decollare, ma spunta dal nulla un pilota francese che garantisce che sarebbe stato in grado di portali a Bayonne da dove poi avrebbero proseguito in treno per Parigi. Il gruppo che si imbarca per la Francia però è mutilato dalle assenze dei fratelli Regueiro ed Emilin e una riserva, che raggiungeranno la capitale francese in treno da Madrid. Il viaggio che dovranno intraprendere i tre è disseminato di insidie, dovendo transitare molto vicino alla zona di guerra e con il rischio concreto di essere fermati da truppe nazionaliste. Finalmente il 25 aprile la squadra si ricompone nella sua totalità e Luis Regueiro viene nominato capitano. 

Il tempo di acclimatarsi e Euzkadi scende in campo per il primo match, l’avversario è il Racing Club, campione di Francia in carica. La partita è significativa per ragioni che hanno ben poco a che fare con il calcio ma che sono fondamentali per la nostra storia. La prima è che questa partita sancisce l’inizio di un’amicizia fra la delegazione di Euzkadi e il Racing che li porterà a giocare altre due partite per raccogliere ancora più fondi; la seconda è che, durante la partita, Gernika è stata bombardata e distrutta, è una delle pagine più nere della Guerra Civil e causerà circa 300 morti fra gli abitanti, ma non solo, è un’attacco all’identità basca e questo, a differenza di quanto si possa intuire, contribuisce tantissimo a cimentare lo spirito di gruppo di Euzkadi che continua con una marcia in più e con rinnovata motivazione la spedizione. Euzkadi è molto forte ma sopratutto compatta e unita, questo è visibile fuori dal campo ma ancora più al suo interno dove batte altre due volte il Racing prima di spostarsi a sud. Qui è accolta dall’Olympique Marsiglia, probabilmente la miglior squadra francese dell’epoca, che è stata scelta per tenere alto l’onore del calcio francese e provare almeno a pareggiare con Euzkadi. Nulla da fare, l’OM viene sbaragliato da Euzkadi 5-2 grazie ad una prestazione monstre di Luis Regueiro, autore di una tripletta.

Adesso la partite in Francia sarebbero finite e i baschi dovrebbero spostarsi verso Rotterdam ma, all’ultimo momento, la federazione olandese si tira indietro. Si dice che lo abbia fatto per paura di ripercussioni della FIFA e allora la federazione francese ne approfitta per organizzare una partita contro il Football Club Sète. Nel piccolo stadio nel sud della Francia ci sono tantissimi tifosi che sono accorsi per vedere le gesta di quella squadra di cui si dice meraviglie ma i tifosi più importanti sono posizionati nella tribuna coperta, sono i niños de guerra, ovvero sia dei bambini baschi alloggiati in centri accoglienza per allontanarli dalle zone del conflitto. I giocatori non esitano un attimo a salire in tribuna per salutarli e distribuire qualche foto autografata, è il momento migliore del pomeriggio. 

Unione sovietica, come a casa

Da qui Euzkadi si sposta verso est dove l’attende un tour fra Cecoslovacchia e Polonia, ma purtroppo le partite che disputerà in questi due paesi saranno solamente un paio. Nella prima i baschi si fanno battere 3-6 da una selezione di giocatori praghesi e poi si spostano in Polonia, qui dopo una brillante prestazione contro la “nazionale” della Slesia Euzkadi incontra i primi problemi. La squadra è espressione del governo basco, in conflitto con la Chiesa Cattolica, che invece è supportata da Franco. I polacchi non hanno un attimo di esitazione nel decidere da che parte stare, per loro i nazionalisti sono dalla parte della chiesa e quindi i baschi sono dei senza Dio che vanno boicottati. Euzkadi si vede costretta ad annullare le amichevoli in programma a Varsavia ed a imbarcarsi anzitempo per la Russia, dove troverà ben altra accoglienza.

Il 16 giugno il treno che trasporta Euzkadi arriva a Mosca e la folla che li accoglie è oceanica, i sovietici si riversano in strada per dare il benvenuto ai fratelli baschi in lotta contro il nazionalismo. Tutti voglio un pezzo dei baschi per loro, la delegazione viene invitata a visitare monumenti, a presenziare a prime teatrali e a salutare le redazioni dei giornali socialisti. Fra una stretta di mano e l’altra però Euzkadi viene raggiunta dalla peggiore delle notizie: il 19 giugno Bilbao è caduta. La tragedia va metabolizzata ma è più facile farlo circondati dall’affetto dei sovietici e soprattutto se c’è il campo che chiama, il 24 giugno si scende in campo contro la Lokomotiv Mosca. Euzkadi passeggia sulla squadra dei ferrovieri e tre giorni dopo batte anche la Dinamo prima di far visita a Leningrado dove per la prima volta non vince contro una selezione delle squadre della città. A dire la verità la “selezione” di Leningrado non sarebbe al livello di Euzkadi ma i baschi scendono in campo con i postumi di una serata alcolica e quindi il gap si appiana. Euzkadi rimane imbattuta in Russia e questo fa imbestialire i dirigenti sovietici che pensano che i baschi non possano lasciare la Russia senza una sconfitta. Così vengono indette due partite per salvare l’onore sovietico. Il primo tentativo va male per i russi dato che Euzkadi rifila sette gol alla Dinamo. Va meglio nella seconda partita quando un arbitraggio casalingo aiuta lo Spartak a imporsi per sei a due e lascia partite Euzkadi verso la sua prossima meta.

Prossima fermata: Georgia. Se i baschi erano stupiti dell’accoglienza riservatagli in Unione Sovietica dovettero subito ricredersi una volta arrivati a Tbilisi. Nella capitale georgiana vennero ricevuti come dei capi di stato da un mare di georgiani che sollevò molti dei giocatori sulle spalle per dimostrare tutto il rispetto e la fratellanza che univa questi due popoli. Se in URSS i baschi erano rispettati per una questione politica in Georgia la calda accoglienza la si deve alla Teoria Iafetica elaborata da Nikolai Mann che andava per la maggiore negli anni '30-'40. Questa teoria voleva provare che la lingua georgiana e l'euskera derivassero dallo stesso ceppo ma purtroppo venne smentita durante gli anni ’50 e ad oggi l'euskera rimane l’unica lingua isolata parlata nel continente europeo. Questo i nostri protagonisti non potevano saperlo e conviti di avere con i georgiani un legame storico-linguistico vennero trattati dai padroni di casa come dei fratelli. La gratitudine dei baschi si espresse, ovviamente sui campi di calcio, dove Euzkadi fu protagonista di due ottime prove contro la Dinamo Tbilisi, nelle quali come ulteriore segno di rispetto i guardalinee utilizzarono due ikurriña come bandierine.

Con due ottimi test nelle gambe e molti attestati di rispetto e stima Euzkadi conclude la sua esperienza in Georgia e torna a Mosca, dove questa volta sarà protagonista al di fuori del terreno di gioco. Per affinità ideologiche l’Unione Sovietica è stata una delle nazioni che più ha aiutato gli esuli baschi, soprattutto i bambini, e proprio a Obninsk - a circa 100 km da Mosca - c’è un centro di accoglienza per niños de guerra. Quando i giocatori lo vengono a sapere vogliono assolutamente visitare il centro e conoscere tutti gli ospiti. La federazione sovietica mette a disposizione un autobus e i giocatori partono entusiasti. Quando arrivano al centro vengono letteralmente sommersi dai bambini che vogliono toccare in carne ed ossa i loro idoli, i giocatori acconsentono, regalano qualche foto autografata e organizzano addirittura una partita arbitrata dal capitano Luis Regueiro. Tra i bambini che quel pomeriggio giocheranno contro Langara, Gorostiza e Areso ci sono anche Francisco Angulo, che poi diventerà il medico dell’Athletic negli anni ’70, Agustín Gomez e Ruperto Sagasti, che giocheranno nella Serie A sovietica negli anni ’40 e ’50. Dopo quel pomeriggio i giocatori baschi rientrano a Mosca ancor più motivati e convinti della loro missione umanitaria ma la tournée in URSS si sta concludendo, urge trovare delle nuove partite da disputare.

Il piano originale sarebbe di ritornare in Francia ma il lehendakari chiede alla squadra di fare tappa in Norvegia e Danimarca, dove la stanno aspettando delle piccole squadre di operai socialisti per giocare un paio di amichevoli, e poi finalmente si potrà tornare in Francia e decidere cosa fare. 

In partenza per il Messico, ma qualcuno si tira indietro

Ritornata nel paese transalpino la delegazione si stabilisce a Barbizon, una cittadina a 60 km da Parigi, ed inizia ad intessere le prime relazione per provare una traversata oceanica, per la precisione in Messico. Ma mentre i dirigenti si impegnano per trovare un finanziatore, sponsor e sistemazioni nel paese azteco due dei giocatori più importanti decidono di abbandonare i compagni. Sono Gorostiza e Roberto Etxebarria. Il primo si allontana dal “ritiro” con la scusa di dover andare a salutare il padre, stimato medico bilbaino stabilitosi a Parigi, e i compagni non obbiettano, anzi lo incoraggiano. Ma quando Gorostiza è lontano già da qualche giorno si rendono conto che Guillermo non tornerà. Tutt’altro, ritornato a Bilbao rinnegherà il suo passato e sarà uno dei volti della propaganda nazionalista che gli farà girare anche un paio di film prima che il suo alcolismo lo porti alla morte nel 1966. Etxeberria invece non tradirà mai veramente la squadra e i suoi ideali. Sposatosi da pochi mesi si ricongiunge alla moglie a Bayonne e da lì valica il confine per tornare a Bilbao, qui farà una vita ritirata senza farsi trasformare in un simbolo nazionalista da sventolare come Gorostiza. Queste due defezioni danno la possibilità ai nazionalisti di provare a tentare di riportare indietro la selekzioa, tanto che Franco manda una delegazione a Barbizon per trattare con i baschi e convincerli a tornare in Spagna. L’uomo su cui si vuole fare leva è Luis Regueiro, abbastanza influente sulle decisioni in merito al futuro della squadra, al punto che viene mandato a trattare con il capitano un cugino di René Petit, ex compagno e mentore di Regueiro nel Real Unión di Irun. Il capitano non fa nemmeno sedere gli emissari del Caudillo e li liquida con un perentorio “que se vayan a la mierda”. 

I giocatori hanno fatto il loro dovere, ora tocca ai dirigenti fare il proprio: trovare il modo di farli arrivare in Messico. Qui spunta un personaggio fondamentale per la nostra storia, Tomas Arana, imprenditore, basco, repubblicano, che garantisce un accordo con le squadre principali di Città del Messico, Euzkadi deve solo preoccuparsi di prendere una nave e arrivare a Veracruz, da lì mi poi si incaricherà di tutto lui.

Ma qui dobbiamo farci una domanda: perché i dirigenti di Euzkadi hanno scelto proprio il Messico? Lo hanno fatto sopratutto spinti dall’esempio del Barcellona, che nel 1936 intraprese una gira in Nordamerica per tirare su qualche soldo da mettere nelle casse societarie ormai vuote; in secondo luogo in Messico c’è una nutrita comunità di esuli baschi, di cui fa parte proprio Arana. Terzo, il governo messicano condanna apertamente le azioni di Francisco Franco e appoggia l’iniziativa basca con un entusiasmo inaspettato. Dopo aver valutato tutti questi fattori la delegazione è pronta e il 20 ottobre 1937 salpa da Le Havre in direzione Nuovo Mondo. 

Argentina amara

Dopo varie tappe a New York e Cuba, finalmente, la selekzioa arriva a Città del Messico. Qui, quasi come se ci fosse un effetto a palla di neve, i messicani, estasiati, tributano un’accoglienza caldissima ai baschi, grazie anche al lavoro di “propaganda” che i giornali avevano fatto nelle settimane precedenti, e li scortano fra due ali di folla al loro hotel, l’Hotel Coliseo di Calle Bolivar. Appena il tempo di sistemarsi e si deve subito scendere in campo, l’avversario designato è l’America. I baschi, che pagano un po’ l’emozione e l’altura non vanno oltre un 2-2 ma, non appena prendono confidenza iniziano una serie di sei partite senza sconfitte, tre delle quali contro la nazionale messicana. Euzkadi domina, riempie gli stadi, diverte e si diverte tanto che attira su di sé l’interesse della federazione argentina che vuole testare il suo livello contro gli invincibili baschi opponendogli le cinque migliori squadre del campionato - Independiente, Racing, Boca, River e San Lorenzo - ma purtroppo quelle partite non si giocheranno mai. 

Infatti, la FIFA questa volta decide di muoversi per ostacolare Euzkadi e lo fa sopratutto per un motivo: il ruolo dell’Argentina nel mondo del calcio e l’importanza che lo sport ha nel paese. Finché i baschi volevano disputare partite in Messico la FIFA poteva anche chiudere un occhio, certa del fatto che difficilmente sarebbero arrivate notizie delle partite in Europa, ma quando la delegazione si sposta in Sudamerica la FIFA teme che l’eco mediatico di cui gode il calcio in Argentina possa valicare l’Oceano e farsi sentire anche nel vecchio Continente, per questo coadiuvata dalla AFA convince, o meglio obbliga, tutte le squadra affiliate a farsi indietro e a non scendere in campo contro una nazionale ritenuta illegale. 

Euzkadi è abbandonata a se stessa e non ha altra scelta che vagare per due mesi da una città all’altra per trovare una squadra disposta ad affrontarla, ma proprio questi due mesi la squadra perde altri tre elementi fondamentali. Il primo è "Periko", che dopo aver rubato qualche soldo dalla cassa comune attraversa il Rio della Plata e si stabilisce a Montevideo; il secondo è Ignacio Agirrezabala, già subentrato a Gorostiza, che decide di abbandonare il calcio per rimanere a Buenos Aires e lavorare come ingegnere e il terzo è Areso, che viene messo sotto contratto dal Club Atletico Tigre. La delegazione non sa più che fare, i soldi stanno finendo, gli avversari non si trovano e i giocatori hanno bisogno di giocare per non perdere la condizione. L’unica soluzione plausibile sembra provare a tornare in Messico, “sì, se tutti sono d’accordo torneremo dove ci hanno accolto come fratelli” pensano i dirigenti. I giocatori fanno le valige e il 12 maggio salpano da Valparaiso dopo un’amichevole vinta 4-2 contro i Santiago Wanderers che rimarrà l’unica partita giocata in Sudamerica dalla nazionale verde.

Prima di tornare nel paese azteco Euzkadi fa tappa a Cuba, dove la federazione locale ha organizzato una serie di partite contro le migliori selezioni dell’isola come antipasto ad una sfida al meglio delle tre partite contro la Nazionale che sta disputando i Mondiali in Francia. La nazionale cubana reduce dai mondiali è un buon test per i baschi che però stanno già pensando al loro ritorno in Messico che si concretizza il 3 agosto quando sbarcano a Veracruz. Quando tornano a Città del Messico i baschi vengono accolti come se a ritornare fossero dei messicani. Che i baschi siano molto amati non c’è dubbio ma oltre alle motivazioni che abbiamo visto in precedenza adesso se ne aggiunge un’altra “istituzionale”. Prima di partire per l’Argentina i dirigenti baschi, foraggiati dai dirigenti locali, avevano chiesto alla Federazione Messicana l’affiliazione, ottenuta poi l’8 dicembre 1937. Questa richiesta era stata utilizzata come una sorta di contro potere nei confronti della FIFA che così non avrebbe potuto squalificare Euzkadi anche qualora avesse giocato fuori dal Messico. Come abbiamo visto le aspettative dei baschi furono disattese e la FIFA impedì ugualmente lo svolgimento della gira in Sudamerica però l’affiliazione li aveva certamente portati ad una sorta di ingresso ufficiale nel calcio messicano, ma ciò che aveva in mente Euzkadi andava addirittura oltre e avrebbe scritto una pagina di storia del campionato messicano.

Il ritorno in Messico, la nascita del Club Deportivo Euzkadi e la dissoluzione

Il piano iniziale era quello di disputare quante più partite possibili contro le migliori squadre del paese, come successo nel primo tour messicano, ma questa volta c’era un’incombenza che impediva ad Euzkadi di giocare “ad oltranza” in Messico, l’inizio della Liga Mayor 1938/1939. Per ora i dirigenti baschi si sarebbero accontentati di sfidare una Top 11 dei migliori giocatori del paese e poi avrebbero valutato la situazione. Ma il quadro si ribalta quando interviene la federazione messicana che propone ad Euzkadi di trasformarsi in una squadra di club per partecipare all’imminente campionato. In fin dei conti Euzkadi aveva già disputato un numero considerevole di partite contro le squadre di Città del Messico raccogliendo sempre una buona risposta mediatica e poi la partecipazione alla Liga Mayor avrebbe garantito delle entrare più basse ma più costanti rispetto ad un altro tour in un altro paese, che tra l’altro andava ancora trovato. Quindi i dirigenti, dopo essersi consultati coi giocatori, dicono sì e il 9 novembre 1938 viene creato il Club Deportivo Euzkadi che prenderà parte alla Liga Mayor 1938/1939 contro Necaxa, España, Asturias, America, Atlante e Marte.

Fin dalla loro iscrizione i baschi appaiono come gli assoluti favoriti per la vittoria finale ma tutti i pronostici e le congetture devono vedersela con la prova del campo, fissata per il 27 novembre, giorno del debutto in campionato. La partita contro l’America, che si disputa alle dieci di mattina in un Parque Necaxa gremito, è tirata fino a dieci minuti dal termine quando Isidro Langara completa il suo show personale mettendo a segno una tripletta che regala la prima vittoria ad Euzkadi per 3-2. Poi arrivano le sfide contro Atlante e Marte che Euzkadi vince entrambe per 7-1 e può concentrarsi sulla pausa natalizia ancora imbattuta. Ma lo stop del campionato è tutt’altro che sereno per i baschi che il 23 dicembre vengono raggiunti dalla notizia che Franco ha dato l’ordine di iniziare l’offensiva contro la Catalogna, dove per altro è rifugiato il lehendakari Agirre, e che ha intenzione di occuparla usando tutta la sua potenza di fuoco. Ma, nonostante Franco lanciato verso la conquista dell’intero territorio, il lehendakari non ha intenzione di fermare Euzkadi e quindi i baschi completeranno il campionato a qualsiasi condizione.

“Il lehendakari ha detto di proseguire e noi proseguiremo” pensa la delegazione, che si prepara ad affrontare la partita più difficile del calendario contro il Necaxa. Le due squadre si conoscono e si rispettano molto ma questo non gli impedisce di mettere in campo una partita molto ruvida, dominata dall’irruenza e dai contrasti al limite. I baschi, fiaccati anche da un amichevole giocata pochi giorni prima, chiudono il primo tempo sotto due a zero ma sono bravi a non demoralizzarsi e a pareggiare in apertura di ripresa con Regueiro e Langara. Poi, però la condizione migliore del Necaxa viene fuori e altri tre gol confezionano la prima sconfitta per Euzkadi. Punti nell’orgoglio i baschi si concentrano sulle prossime due partite in programma, due derby, che li vedranno contrapposti all’Asturias e all’España, squadre fondate da emigranti spagnoli. Euzkadi si impone contro gli asturiani per 5-4 nella più bella partita del torneo e rulla l’España 5-1, mettendo in chiaro che una sconfitta non li avrebbe esclusi dalla lotta per il titolo. Ma due colpi abbastanza pesanti rischiano di minare il futuro della spedizione. Il 26 gennaio mentre Euzkadi è in campo Franco entra a Barcellona e di lì a pochi giorni occupa tutta la Catalogna costringendo il lehendakari a rifugiarsi in Spagna. Nel frattempo Euzkadi ha battuto 4-1 l’Atlante e le prestazioni di Zubieta sono state talmente eccelse da fargli recapitare un offerta da 10.000 pesos a stagione dal San Lorenzo de Almagro. Il centrocampista dell’Athletic rilancia a 30.000 convinto che gli argentini non accetteranno mai ma quando arriva la risposta da Boedo si vede costretto suo malincuore a partite per l’Argentina e a lasciare i compagni di squadra. Qualche giorno dopo, per la precisione il 28 marzo, è Madrid a cadere e l’indomani le ultime città repubblicane vengono occupate dai nazionalisti, è la fine. Il primo aprile, alla radio Franco annuncia così la fine della guerra: “En el día de hoy, cautivo y desarmado el Ejército Rojo, han alcanzados las tropas nacionales sus últimos objetivos militares. La guerra ha terminado”

I giocatori baschi si sentono crollare il mondo addosso ma memori della promessa fatta al lehendakari raccolgono le forze per disputare l’ultima giornata del campionato decisiva per l’assegnazione del titolo. Euzkadi - a parti punti con l’Asturias - dovrà vincere contro l’España per portarsi a casa il trofeo. Per altro la partita contrappone anche i due giocatori in lotta per il titolo di capocannoniere, Miguel Gual e Isidro Langara. L’attaccante messicano ci tiene tantissimo al primato e lo dimostra mettendo a segno una doppietta per risponde a Langara che aveva aperto le marcature. Da qui in poi la partita sarà un monologo dei messicani, che segneranno altre sei volte, fissando il punteggio sul 7-2 che condanna Euzkadi al secondo posto. 

Il campionato è finito ma Euzkadi non si muove dal Messico, o almeno non lo fa nella sua interezza. Infatti, dopo la partita con l’España Isidro Langara saluta i compagni per raggiungere Zubieta al San Lorenzo. I rapporti tra i compagni e Isidro, però, rimarranno sempre fraterni tanto che i baschi rimasti in Messico seguiranno sui giornali il debutto del bomber di Pasaia in Argentina contro il River Plate. Ovviamente, in quell’epoca, le notizie arrivavano spesso rarefatte dalla distanza, e a Città del Messico giunge voce che Langara abbia segnato quattro gol al debutto. I compagni faticano a crederci visto che Langara non era al 100% e aveva dovuto sopportare il viaggio dal Messico e quindi gli inviano un telegramma per sapere quanti gol abbia segnato, Isidro risponde: “Marqué cuatro goles, abrazos” facendo capire agli ex compagni quanto forte e determinate fosse in qualunque contesto il loro ex numero nove.

Intanto si sta avvicinando il 19 di luglio, data in cui terminerà l’accordo fra Euzkadi e federazione messicana e ogni premessa con cui era stata fondata la squadra sembra sempre più disattesa al punto che, ad inizio luglio, Zillaurren, Emilín e Iraragorri raggiungono Zubieta e Langara in Argentina. 

E’ finita, in agosto il lehendakari manda una lettera con cui scioglie la squadra e fa recapitare 10.000 pesetas ad ogni membro, l’ultima partita giocata da Euzkadi è un’amichevole contro l’Atletico Corrales, squadra paraguaya in tour in Messico. Nessun giocatore torna in Spagna e anzi molti vengono messi sotto contratto dalle squadre messicane. Nessuno dei giocatori sa che non metterà mai più piede su un campo da calcio spagnolo per cinquanta anni, quando il governo basco organizzerà un homenaje prima di Athletic-Real Sociedad a San Mámes. Sono presenti tutti i superstiti della spedizione e sarà proprio Luis Regueiro a dare il calcio di inizio, terminando una partita iniziata quasi mezzo secolo prima su quello stesso campo.

  • Classe 99, come Darwin Nuñez. Tifoso della Fiorentina, dell’Athletic Club ed ossessionato dalla Doce. Apprezza il mate, un buon regista davanti alla difesa e tutto ciò che venga dal Rio de la Plata

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