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3 min

- di Niccolò Frangipani

Considerazioni sparse post Athletic Club-Real Madrid (0-2)


L'Athletic non riesce a ripetere la partita di giovedì contro il Cholo e cade sotto i colpi di Modric e Benzema.


- Alla vigilia della partita un giornalista aveva punzecchiato Ancelotti facendogli notare come il Real Madrid adottasse uno stile di gioco troppo attendista. In finale, nonostante Ancelotti non si fosse mostrato toccato dalle dichiarazioni della stampa, il Real ha adottato un approccio ben diverso. Sin dal primo minuto ha preso il controllo della partita con delle ottime uscite dal basso in cui Alaba, in mezzo alla difesa, ha apportato tutta la sapienza tattica imparata da Guardiola trovando magistralmente i terzini Lucas Vazquez e Mendy, ottimi nel combinare con Kroos e Modric a metacampo per saltare la prima linea di pressing dell'Athletic;

- Ma il Madrid non è stato ottimo solo in fase di costruzione ma anche in fase difensiva dove Militao e Alaba sono stati molto attivi per limitare Williams e fargli arrivare palloni sempre sporchi o per metterlo in fuorigioco. L'unica volta che l'Athletic è stato pericoloso Alaba ha effettuato una grande parata, non corretta dal VAR (forse nel primo tempo era spento?). Il gol del Madrid è arrivato con una magistrale azione partita da un rinvio corto di Courtois che ha iniziato una serie di cinque passaggi con cui i blancos hanno servito Rodygo molto attivo sulla destra per tutto il primo tempo. Il 2001 brasiliano ancora una volta ha ubriacato Balenziaga prima di servire Modric che ha bucato Unai Simon con la sua conclusione preferita: il tiro a giro da pochi passi dentro l'area;

- E' stato molto interessante il duello tattico proposto dai due allenatori: Ancelotti cercava spasmodicamente la superiorità sulle fasce e Marcelino invece un corridoio centrale dove poter imbucare per Sancet e Iñaki. Inutile dire quale dei due abbia prevalso, però vale la pena sottolineare due cose in casa biancorossa: innanzitutto il ruolo di Muniain che, se nello schema base parte da sinistra, sempre più spesso converge verso il centro del campo trasformandosi in un trequartista e lasciando tutta la fascia al terzino di riferimento - per inciso, molto più sensato farlo con Yuri alle spalle che con Balenziaga - e da lì per cercare combinazioni con le punte o per gestire il possesso insieme ai due mediani. Proprio la mediana è stato il reparto più danneggiato dagli infortuni, infatti Marcelino non ha potuto contare su Unai Vencedor per questa final four. Il classe 2000 è stato, fino all'infortunio contro l'Alaves, uno dei migliori giocatori della stagione e, grazie alla sua abilità nel distribuire palloni, un centrocampista difficilmente rimpiazzabile nell'undici di Marcelino. L'Athletic ha sofferto tremendamente la sua assenza in fase di costruzione e questo ha portato Muniain ad un lavoro extra che lo ha costretto ad uscire all'ottantesimo già in debito di ossigeno;

- Il secondo tempo si apre sulla falsariga del primo con il Madrid che è costantemente al limite dell'area dei biancorossi e che con le combinazioni del suo trio d'attacco. Una di queste combinazioni libera Benzema al limite dell'area, che si aggiusta il pallone e calcia. Il tiro è deviato dalla mano di Yeray in calcio d'angolo, dopo una breve visita allo schermo del VAR (accesso per l'occasione) l'arbitro decide di concedere la massima punizione, giustamente. Dal dischetto si presenta lo stesso Benzema che tira un rigore perfetto, intuito da Unai Simon ma che consegna lo 0-2 alla squadra di Ancelotti. Da questo momento l'Athletic sale ed è pericoloso con il neo entrato Raul Garcia che dopo un paio di tentativi di testa riesce a centrare la porta e il braccio di Militao che gli fanno guadagnare un calcio di rigore;

- Uscito Muniain il battitore designato è proprio Raul Garcia che, nonostante i suoi trentacinque anni, tira un rigore orrendo parato con lo stinco da Courtois che si iscrive alla festa dei blancos. Courtois però è stato molto più del rigore parato, in ogni momento della partita è stato presente, sempre nell'azione e ottimo nel guidare la sua difesa, sopratutto sulle palle inattive, terreno di caccia dell'Athletic. Il portiere belga è il terzo meno battuto della Liga - dietro a Siviglia e Athletic - e ogni giorno che passa si stabilizza nell'élite assoluta nel ruolo. Ma oltre a dare sicurezza in porta è solido anche nella costruzione coi piedi - il primo gol arriva da lui - e nel cementare un reparto che cambia interpreti, spesso, di partita in partita. Il Madrid grazie a lui si aggiudica il primo trofeo dell'anno e grazie al lavoro di Ancelotti può guardare con speranza al resto della stagione, magari cominciando a fare spazio nella bacheca.

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