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, 15 Gennaio 2022

Considerazioni sparse post Sampdoria-Torino (1-2)


La rivoluzione di Juric non si arresta neanche a Marassi: e se puntasse all'Europa?

- Sampdoria e Torino arrivano a Marassi nel mezzo di un cammino ben differente: i padroni di casa non sono troppo lontani dalle zone pericolose, mentre i granata stanno disputando, sotto la guida di Juric, un’annata ben più soddisfacente delle ultime. Nel computo delle sfide stagionali, però, le due squadre si erano spartite la posta: se all’andata di campionato i granata avevano dominato, erano stati i blucerchiati a passare il turno in Coppa Italia. Oggi il Torino passa per 2-1, ed il risultato è meritato per il dominio espresso nel secondo tempo: la Samp non ha demeritato e ha anche fallito le occasioni per il pareggio, ma ancora una volta non è riuscita a capitalizzare un buon inizio di gara e metter punti nel sacco;

- Se al “calcio heavy metal” del Torino siamo abituati, la Sampdoria ha risposto con le medesime armi: ne è nata una partita maschia e tosta, ricca di duelli rusticani in mezzo al campo che ne hanno compromesso i contenuti tecnici ma esaltato le virtù agonistiche. L’icona di questa battaglia è Thorsby, che si immola e gioca sanguinante con una fasciatura sul capo per buona parte del match, in cui i doriani hanno accettato, impavidi, l'agone : per i granata questa interpretazione del match è semplicemente “their cup of tea”, ed alla lunga, quando le fatiche della lotta si fanno sentire, fanno vedere infatti di essere più collaudati su questa situazione, portando a casa 3 punti d’oro;

- Il Torino, per dirla con una citazione in voga, “non si è disunito”, mantenendo il proprio stile e la propria integrità: poteva farlo dopo essere andato in svantaggio per via della mezza papera di Milinkovic Savic, apparso decisamente appannato post-assenza da Covid (ha rischiato anche il bis nel secondo tempo). Invece, la banda di Juric ha rimesso in piedi la partita grazie ai propri quinti Vojvoda e Singo, autori per la seconda volta consecutiva di una combinazione con cambio di gioco che ha portato al gol: proprio il kosovaro e l’ivoriano, anche al di là di questo, sono stati la chiave dell’intero match. Il gol partita è stato però dell’ex Praet (curiosamente, un buco nella rete della porta di Marassi e la non esultanza del belga hanno fatto dubitare molti della realizzazione): in una giornata non certo da “fantasisti”, è stato comunque uno di loro a far la differenza. Sì, il Capuano di Sorrentino sarebbe decisamente soddisfatto della performance del cast granata;

- La Samp aveva un copione ben preciso: fare lo stesso gioco aggressivo del Torino e sfruttare con giocate di prima la qualità dei propri attaccanti. In effetti Caputo, Candreva e Gabbiadini hanno fatto bene questo mestiere, facendo saltare spesso la prima pressione granata e confezionando il gol del vantaggio. Quando però il baricentro blucerchiato si è abbassato, il centrocampo ha dimostrato di non avere la qualità sufficiente per reimpostare: l’acquisto di Rincon, proprio dal Toro, è sicuramente utile per dare battaglia e spezzar le trame altrui ma va svincolato da compiti di regia. L’anima messa oggi in campo però può tornare utilissima per il futuro prossimo;

- Il Toro sembrava finora leggermente incompiuto rispetto a quanto mostrava, proprio per la mancanza di punti in trasferta: se nel loro stadio i granata avevano una media da Champions, fuori casa avevano vinto una sola gara. Per questo l’importanza di questa vittoria è enorme: dal punto di vista morale, perché ha mostrato una crescita anche a livello di personalità, e dal più pratico punto di vista della classifica, perché con questi tre punti il Torino va provvisoriamente a -1 dalla zona Europa (e deve recuperare una gara con l’Atalanta). Il Torino oggi è a +14 dalla stagione scorsa, e serviva questa vittoria per conclamare il cambio di marcia ulteriormente: la rivoluzione Juric è servita, dedicato a chi dice che l’allenatore non conta.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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