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4 min

- di Niccolò Frangipani

Considerazioni sparse post semifinali di Supercoppa di Spagna


Una competizione che sul lato extracalcistico ha suscitato molte polemiche ma che in campo ha saputo essere all'altezza delle aspettative.


Barcellona-Real Madrid (2-3 d.t.s)

- Il primo clasico di Xavi sulla panchina del Barça coincide con la semifinale della Supercoppa ma l'allenatore catalano non arriva certo impreparato a questo appuntamento, proponendo ottime soluzione tecniche e tattiche. Molto interessante il ruolo assegnato a Gavi che in fase di non possesso andava a pressare insieme a Luuk De Jong l'uscita del pallone quasi a disporsi in un 4-4-2; anche Dani Alves ha beneficiato di questo spostamento di Gavi andando ad occupare la porzione di campo lasciata libera dal numero 30 e proprio da lì ha pennellato un lancio illuminante per Dembelé che ha portato all'1-1. Un'altra proposta intrigante di Xavi è stata la posizione nel quale è stato schierato Ansu Fati al suo ingresso in campo, non più sulla fascia ma in posizione di falso 9, da dove ha segnato il secondo gol del Barça;

- Se il Barcellona ha impostato la partita nel classico stile guardiolesco Ancelotti ha deciso di essere più attendista e ha dando un twist alla partita inserendo nell'undici titolare Marco Asensio sulla fascia, che gli ha garantito un aiuto in più a centrocampo - occupato molto bene dagli uomini di Xavi - e una buona dose di fantasia nel creare occasioni per i due compagni di reparto. Infatti due dei tre gol del Real sono arrivati su azioni di ripartenza nate da errori sciocchi del Barça, che trovatosi con tanti metri di campo da difendere alle spalle dei difensori, non è stato in grado di arginare Vinicius e Rodrygo che insieme a Valverde hanno affossato il Barça.

- La partita è del Real ma Xavi deve essere assolutamente entusiasta di come stanno crescendo i giovani che ha a disposizione. Occorre ricordare che molti di questi giovani sono stati lanciati da Koeman ma solo con Xavi hanno trovato continuità in prima squadra e che è questi saranno i pilastri su cui si reggerà il prossimo ciclo blaugrana. Gavi cresce di partita in partita, Abde e Fati sono una coppia molto ben assortita in attacco e alle loro spalle ha Jutglá, così come Pedri e Nico Gonzalez si completano molto bene a centrocampo. Una menzione d'onore però non può mancare per un'istituzione del Barça come Gerard Piqué che, nonostante i tre gol subiti, non ha commesso una singola sbavatura per 120 minuti e così ha allontanato le critiche relative allo stipendio. Il Real raggiunge la finale e batte Xavi per la prima volta mettendo le cose in chiaro, ma con un progetto del genere il Barça tornerà presto nei posti che gli competono, come quando Xavi guidava la squadra dal centro del campo.

Atletico Madrid-Athletic Club (1-2)

- Se c'è una competizione in cui Marcelino non va mai dato per spacciato è la Supercoppa e nel momento più nero della storia recente dell'Athletic questa legge si conferma quanto mai vera. Il Cholo, alla ricerca disperata di certezze, non snatura il suo gioco e imposta una partita molto fisica contro la squadra basca che però, a differenza di quanto ci si aspetterebbe, abbassa il ritmo e fa prendere il pallino del gioco in mano all'Atletico, pericoloso pochi secondi dopo il fischio iniziale con Joao Felix che si vede annullare un gol per fuorigioco. Il primo tempo è una lunga fase di studio fra i due allenatori che ogni tanto lascia spazio a qualche occasione da gol, come quella di Iñaki Williams innescato da Sancet, annullata da Oblak;

- Il leitmotiv della partita sono stati i calci piazzati. L'1-0 arriva proprio da un calcio d'angolo dove Joao Felix colpisce di testa da posizione improbabile e un goffo rimpallo fra palo e schiena di Unai Simon fa finire la palla in rete. Da questo momento l'Athletic comincia a caricare cercando il pareggio soprattutto con combinazioni sugli esterni dove De Marcos sembra tornato indietro di cinque anni e, combinando con Berenguer prima e Nico Williams poi, crea sempre superiorità numerica. L'Athletic sfrutta benissimo i calci da fermo e dopo un angolo in cui Iñigo Martinez centra in pieno Oblak riesce a pareggiare con Yeray, questa volta dopo una punizione. Da qui in poi è un monologo di Nico Williams, il numero 30 biancorosso è totalmente imprendibile per la difesa dell'Atletico. Nico è semplicemente sensazionale nel farsi dare palla e nel porre al difensore due scelte una volta entrato in area: o mi fai fallo - e quindi rigore - o mi fai andare in porta. Quando arriva in porta all'80º Oblak compie una parata mostruosa ma regala all'Athletic un'altra occasione dalla "mattonella Muniain", il 10 la mette in mezzo e dopo un paio di rimpalli la palla capita proprio sul sinistro di Nico che sta già esultando mentre Oblak prepara il tuffo. Gli ultimi minuti sono più corrida che calcio e c'è spazio anche per un rosso a Gimenez per un fallo assassino su Iñigo Martinez;

- Nonostante il campionato non esaltante l'Athletic arriva alla sua seconda finale in due anni e lo fa senza poter contare su un pezzo chiave per Marcelino come Unai Vencedor ma mettendo in luce la perla più preziosa di Lezama, Nico Williams. L'Atletico, nel mezzo di un periodo che definire nero sarebbe un eufemismo, si dimostra ancora una volta stanco, inconcludente e vuoto a livello di proposta offensiva e in difesa viene salvato solo da Oblak, che evita un parziale ben più pesante. Simeone dovrà ripensare al sistema che ha creato, magari adattandolo al momento che sta vivendo la squadra. Intanto un trofeo è andato e con un Real a +16 in campionato anche la conquista della Liga sembra alquanto utopistica. Ma il Cholo ci ha abituato a non darlo mai per sconfitto.

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