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3 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post Inter-Juventus (2-1 d.t.s.)


Mentre tutti aspettavano i rigori, l’Inter ha vinto la Supercoppa.


- L’Inter vince una Supercoppa dal sapore di un estivo Trofeo Berlusconi (non siamo abituati al calcio italiano su Mediaset) e beffa al fotofinish una Juve con la testa ai rigori dal minuto sessanta di partita. Un po’ troppo presto. La partita di poker di Allegri finisce con la punizione massima, con la squadra imbambolata in attesa dell’ingresso a bordo campo del rigorista Bonucci e pugnalata alle spalle dalla follia di Alex Sandro, autore di uno dei gesti tecnici più incomprensibili mai visti su un campo di calcio;

- È stata una partita più che godibile per almeno un’ora di gioco, più ritmata rispetto alla noiosissima partita di campionato. La Juve si mette senza fiatare da subito in trincea e con l’elmetto respinge gli attacchi incessanti nerazzurri. Passata la tempesta, i bianconeri trovano il gol alla prima sgasata e alzano il baricentro, facendo vedere anche attimi di buon calcio a buoni ritmi. Il rigore a fine primo tempo riporta l’Inter in partita. Nella ripresa Allegri decide poco a poco di murarsi in difesa e Inzaghi si rassegna ai rigori, quasi in soggezione tecnica davanti ad un allenatore che stima molto. I supplementari si giocano a ritmi vacanzieri e nessuno pensa possa succedere qualcosa. La catena della Juventus si spezza a un centimetro dallobiettivo, nel modo più doloroso immaginabile;

- Probabilmente nessun giocatore dell’undici titolare juventino sarebbe titolare nell’Inter. Testimonianza di una prestazione tutto sommato buona della squadra di Allegri che oggi francamente poteva fare poco di più, considerate anche le assenze pesanti. Tanta difesa ordinata, qualche transizione brillante, tanta applicazione e concentrazione. Poco altro. Ad oggi il 4-3-3 si conferma il modulo con cui questa squadra riesce ad esprimere il calcio migliore, con l’elettricitá di McKennie in inserimento, la corsa di Rabiot in copertura (se non ha compiti offensivi è un giocatore che sa stare in campo) e con Bernardeschi e Kulusevski a sgasare. E ma allora che fare di Dybala? L’enigma della Joya continua a tormentare Allegri che anche oggi ribalta la squadra con le sostituzioni, provando a disegnare la Juve sul suo numero dieci. Il risultato è stato modesto. La nave tuttavia era arrivata in porto, fino al black out di Alex Sandro, che conferma la sua discesa negli abissi;

- È stata una delle peggiori partite dell’Inter degli ultimi tempi. La squadra di Inzaghi ha aggredito con ferocia la partita prima di finire incastrata nella tela di Allegri e di trovarsi improvvisamente stanchissima e senza idee. La supremazia evidente tecnica in favore dei nerazzurri si è vista troppo poco, complice una serata sotto ritmo di Barella e Brozovic. Eppure la forza di questa squadra si vede anche da serate così, difficili, fastidiose, piene di pressione. L’Inter ormai ha imparato a dominare i momenti morti delle partite e a far defluire il flusso verso la propria parte. Come le migliori Juventus dell’Allegri I;

- Ci sono tante somiglianze tra questa Inter e la Juve dello scorso ciclo. Le basi messe da Conte, un blocco di giocatori affermati e affamati ma ancora senza vittorie, l’assenza di veri top player, i colpi di mercato a zero, l’arrivo di due allenatori pragmatici e intelligenti come Allegri e Inzaghi, in grado di raccogliere senza protagonismi. L’Inter è sul trampolino di lancio verso un ciclo di anni di vittorie. Buttarla giù dal trono sarà difficile.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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