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5 min

- di Matteo Orlandi

5 tennisti di cui avete sentito parlare poco ma di cui sentirete parlare nel 2022


Cinque tennisti emergenti, che faranno parlare di loro nel 2022.


1- Jenson Brooksby

Brooksby si è rivelato al mondo agli scorsi US Open. Dopo tre vittorie non banali contro Ymer, Fritz e Karatsev, Brooksby ha mandato ai matti Djokovic per un'ora. L'americano ha giocato un primo set spaziale demolendo il numero uno al mondo con un gioco a tratti inspiegabile, fondato sull'estemporaneità assoluta e mettendo in scena un QI tennistico impressionante. Mentre Djokovic cercava semplicemente di giocare a tennis, il suo avversario sembrava fare qualcosa di diverso. Brooksby è apparso semplicemente il giocatore maggiormente talentuoso con la racchetta in mano, quello dotato di maggiori soluzioni, solidissimo da fondo campo e felino nell'approccio a rete, in grado di indirizzare ovunque la pallina a propria discrezione. Forse non si era mai visto un tennis tanto lontano dall'ortodossia, pieno di sbracciate scoordinate, corse infinite mescolate a estemporanee leziosità, espresso in maniera tanto sfacciata e naturale. Ogni singolo quindici sembrava una storia a parte. Djokovic ha osservato l'avversario in silenzio, come si osserva un animale che non si conosce, in attesa del suo calo, inevitabilmente arrivato. Dopo un secco 6-1, Brooksby è a poco a poco uscito dal campo, sbagliando praticamente qualsiasi cosa, lasciando però a tutti l'impressione di aver visto qualcosa di speciale. Sugli spalti quel giorno era presente Julius Langkilde, uomo d'affari californiano. Langklide si è innamorato dello stile di Brooksby e lo ha scelto come primo testimonial del suo marchio d'occhiali. Una storia indicativa del magnetismo del suo tennis. Le classifiche ATP lo vedono al numero 56, dopo aver iniziato la stagione al numero 314.

L'ATP lo ha premiato come esordiente dell'anno. Jenson non è però un esordiente. Già nel 2019 si era fatto notare battendo Berdych sempre nello Slam di casa, ma un brutto infortunio lo ha tenuto fuori tutto il 2020 bloccandone drasticamente il percorso di crescita. Il 2021 lo ha rivelato e il 2022 dovrà confermarlo. Promette di diventare come minimo uno di quei giocatori culto, capaci di entrare sotto la pelle dell'avversario e di farlo impazzire. Murray lo ha paragonato a Florian Mayer, forse sottostimandolo. Opelka lo vede invece addirittura futuro numero uno al mondo, forse sovrastimandolo.

2- Hugo Gaston

Tra gli addetti ai lavori il nome di Gaston veniva spesso messo in mezzo quasi con dileggio, ad evidenziare la pochezza della scuola attuale francese, timidamente aggrappata alle speranze di crescita di questo ragazzo classe 2000 che con i suoi 173 centimetri sembra fisicamente un piccolo studente fuorisede di economia e commercio, soprattutto se paragonato al gigantismo strabordante di Alcaraz o alla austerità somatica di Sinner.Nonostante un tennis divertente e brillante e un repertorio old style che gli consente di non colpire mai la pallina due volte nello stesso modo, Gaston ha sistematicamente disatteso ogni speranza sul suo conto, sembrando destinato irrimediabilmente a una carriera mediocre e a costringere la Francia a riporre le speranze su qualcuno che arriverà dopo di lui. 

Il gong è stato suonato sul finale, a Parigi Bercy, dove in un torneo gladiatoresco, il nativo di Tolosa ha infiammato la folla vincendo tre partite e spingendosi fino ai quarti di finale. I riflettori sono allora riaccesi sul suo talento. Gaston non ha le stimmate del campionissimo ma potrà regalarci momenti di grande tennis, come ha dimostrato a Milano nelle Next Gen Finals contro Musetti, in una partita distopicamente retrò, come non se ne vedevano da anni. Dotato di una palla corta divina (in una leggendaria partita contro Marchenko nel Challenger di Bergamo mise a segno trentaquattro palle corte vincenti in tre set, c'è il video su Youtube) Gaston potrà fare buone cose soprattutto sulla terra rossa, la superficie più adatta al suo corpo brevilineo. La sua sensibilità di tocco gli consente però di essere pericoloso ovunque. Entrato nei primi settanta del mondo a fine 2021 grazie a un ottimo finale di stagione, la sensazione è che possa migliorare ancora.

(Photo by MARTIN BUREAU/AFP via Getty Images)

3- Tallon Griekspoor

Sarà sfuggito ai più, ma Griekspoor vince tutte le partite in cui scende in campo da settembre. L'ultimo a batterlo è stato Djokovic, a New York. Da allora Griekspoor ha vinto tutti i Challenger cui ha partecipato, raggiungendo il surreale numero di otto Challenger vinti in soli cinque mesi. L'olandese classe 1996 è lievitato in classifica raggiungendo la top 70 e in questo 2022 si misurerà definitivamente con il tennis dei grandi.

È già partito bene a Melbourne, nel torneo di preparazione agli Australian Open, vincendo due partite prima di arrendersi ad un dolore al piede che gli ha impedito di fronteggiare Nadal, in una sfida che sarebbe stata quanto meno interessante. Forse un ritiro che si rivela anche un modo per mantenere aperta in qualche senso una striscia di cui si inizia a parlare sempre con più curiosità. Dotato di un tennis solido ma privo di picchi di talento, Griekspoor è un terraiolo che mira a consolidarsi al centro del tennis mondiale dopo parecchi anni di gavetta. Scopriremo presto se ci sarà un posto al tavola anche per lui, o se è da considerarsi come un imbucato al tavolo dei vip.

4- Botic van de Zandschulp

Un altro olandese in lista, senza correre alcun rischio di passare per campanilisti. Un anno più grande di Griekspoor, Botic (lo ha detto lui stesso “Chiamatemi per nome, il mio cognome è troppo difficile") a differenza del suo connazionale non ha costruito la sua classifica con un lento lavorio lungo i Challenger sparsi in tutta Europa, ma con un solo roboante exploit. Il quarto di finale conquistato a New York lo ha reso il terzo giocatore di sempre ad arrivare nei primo otto dello Slam americano partendo dalle qualificazioni, per un totale di sette match consecutivi vinti; un'enormità, considerando che ha trovato sul suo percorso anche giocatori quotati come Ruud e Schwartzman. 

Dotato di una quelle facce inespressive per cui stenti a credere che si tratti davvero di uno sportivo professionista, Botic è un giocatore dinoccolato e schematico, che fa del servizio l'arma principale, dotato di una sopraffina gestione dei colpi di volo a rete, con il tipico fisico da sparviero temibile sui campi in erba. L'exploit americano sta avendo delle code interessanti. Ha battuto Rublev a San Pietroburgo, raggiunto i quarti a Stoccolma e nel primo torneo del 2022 ha avuto la meglio di due buoni giocatori come McDonald e Mannarino prima di cedere solo 7-5 al terzo da Dimitrov dopo una partita pirotecnica. Insomma, potrebbe non essere un fuoco di paglia.

5- Holger Rune

Senza girarci troppo intorno, Rune sembra proprio un bel matto. Sguardo assatanato, nervosismo sempre alle stelle, sguardi presuntuosi e provocatori di sfida, continue chiaccherate con sé stesso tra un punto e l'altro. A New York è entrato in campo con una borsa dell'Ikea, senza apparenti ragioni. In un' intervista ha dichiarato che crede di poter battere il record dei tredici Roland Garros di Nadal, una frase che non direbbe mai nessuna persona ragionevole. Rune rientra in quella categoria di sportivi cui lo sport sembra stare stretto. Il suo Instagram è pieno di spunti di riflessione e merita un vero plauso per essere di fatto l'unico tennista ad essersi apertamente scagliato contro la scelta dell'ATP di congelare le classifiche per due anni in seguito allo scoppio della pandemia, condizionando molto tutti i giocatori giovani come lui, vogliosi di scalare il ranking e bloccati da punteggi acquisiti ormai circa ventiquattro mesi fa. 

Ogni volta che Rune apre bocca, in generale, sembra in grado di esprimere concetti raffinati e non banali, una dote che non fa mai male ad un giovane sportivo che ambisce all'eccellenza. In campo Rune, mostra un tennis pulito e brillante. Formidabile in risposta, il danese sembra privo di una dote principale evidente, ma è già solido in ogni fondamentale, con tanti margini di crescita lampanti. Da quattro anni si allena all'accademia di Mouratoglu che parla di lui come un predestinato senza punti deboli. Deve mettere su qualche chilo e crescere soprattutto nella gestione mentale delle partite dove a tratti si spegne come un lampione. Qualche addetto ai lavori ne parla come un piccolo Djokovic. 


Questo articolo è uscito in anteprima su Catenaccio, la newsletter di Sportellate.it.

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È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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