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3 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse sull’infortunio di Federico Chiesa


Il tempo per tornare protagonista non manca, senza cadere nella tentazione di rientri anticipati. Forza Federico!


- Quando Federico Chiesa è uscito dal campo dopo una torsione innaturale del ginocchio, la preoccupazione circa la gravità dell’infortunio era palpabile: il responso medico strumentale della mattina seguente ha confermato l’ipotesi peggiore, una lesione al legamento crociato anteriore che necessiterà di intervento chirurgico. La stagione di Chiesa finisce qui, in un cambio di direzione all’apparenza nemmeno troppo nefasto, ma poi rivelatosi fatale per la sua articolazione: gli infortuni fanno parte di una carriera, ma a volte spiace davvero per i momenti in cui arrivano. In bocca al lupo, Federico!;

- Chi non ha pensato subito alla sua assenza nei playoff per la qualificazione mondiale, alzi la mano: peserà eccome, perché già all’Europeo Chiesa aveva dimostrato di essere l’uomo in grado di cambiare la marcia agli azzurri con la sua energia dirompente. Chissà quanto ci starà pensando Roberto Mancini, che da subito lo aveva messo al centro della sua giovane Italia: il nostro CT, in un bel post su Instagram, ha mostrato subito la sua vicinanza dicendo una grande verità, cioè che sarà la voglia di rialzarsi a fare la differenza, qualità che non sembra mancare al giovane figlio d’arte. L’età per tornare protagonista in azzurro non manca, e da subito parte la rincorsa per provare a farcela: in fretta, ma senza esagerare, come vedremo tra poco;

- Anche in casa Juve non c’è da star Allegri: nello scacchiere del tecnico bianconero Chiesa stava assumendo, dopo una partenza discussa, una centralità sempre maggiore. Questa mancanza obbligherà agli straordinari un reparto in realtà non così folto e “pronto” per gli obiettivi che alla Juventus si vogliono raggiungere: Kulusevski appare smarrito, Kaio Jorge deve maturare esperienza, Dybala non si discute ma bisogna tener conto della sua fragilità fisica, ed i due centravanti Morata e Kean non si può dire stiano facendo una stagione memorabile. L’unica vera nota lieta dell’attacco bianconero è un Bernardeschi che appare ritrovato, ma sicuramente tutti quelli elencati qui sopra dovranno dare qualcosa in più per sopperire ad una assenza pesantissima;

- Ma quando torna Chiesa? Direi di dimenticarci da subito i 76 giorni di Roberto Baggio, perché i miracoli esistono, ma il rischio di un rientro anticipato su un atleta così giovane sarebbe una roulette russa. I dati scientifici parlano piuttosto chiaro: il rischio di re-infortunio per un LCA ricostruito è del 9%, e si attesta addirittura al 8% quello del controlaterale (ricordate Zaniolo?). In totale, c'è un rischio di recidiva del 17% nei primi 5 anni. Più si anticipa il rientro, più questo rischio aumenta, in percentuali sensibililmente alte (51% per ogni mese successivo all’intervento), ed alcuni studi sottolineano addirittura come le proprietà meccaniche non si riacquisiscano completamente prima dei 12 mesi. Per farla breve e senza alcun terrorismo medico, è difficile aspettarsi un recupero completo e senza rischi prima di 8 mesi, che possono diventare 6 in caso di una risposta eccezionale: abbiamo avuto più esempi di rientri anticipati che sono costati una recidiva (Florenzi, Milik, Pavoletti), e sarebbe quanto di peggio possa capitare ad un giocatore giovane e “muscolare” come Chiesa. Meglio prendersi il tempo necessario, insomma, perché quello per esser protagonista nella sua seconda parte di carriera non manca;

- Stanti questi dati scientifici, tagliamo la testa al toro: al Mondiale Chiesa dovrebbe esserci. Se da una parte è vero che addirittura potrebbe sfruttare i primi mesi del prossimo campionato per un utile rodaggio, dall’altra è anche vero che i “se” ed i “ma” non mancano. Prima di tutto, che non ci siano intoppi nel percorso di recupero e che i tempi siano rispettati; in secondo luogo, dovrà recuperare anche la sua celebre esplosività, che lo rendeva imprendibile nelle sue progressioni. Infine, il “se” più grande: al Mondiale dovremo arrivarci, con una qualificazione a cui lui non prenderà certamente parte. Ma a questo punto, abbiamo un altro grandissimo motivo per qualificarci: permettere a Chiesa di giocarsi il suo primo mondiale, da protagonista.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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