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6 min

- di Simone Renza

Tra nazionalismo serbo e politica migratoria australiana: la vicenda Djokovic


L'affaire Djokovic sta tenenedo banco in questi primissimi giorni del nuovo anno. Il dibattito è accesissimo anche perchè si innesta sulla tematica principe degli ultimi due anni: il Covid-Sars 19. È infatti noto che il tennista serbo sia "dubbioso" rispetto al vaccino e, più in generale, che sposi teorie negazioniste.


Nonostante fosse noto che per partecipare al primo torneo del Grande Slam in Australia fosse necessaria la vaccinazione, Djokovic, forte di una presunta esenzione validatagli dagli organizzatori del torneo, è arrivato nella ex colonia penale britannica senza colpo ferire. Immediatamente, però, il caso è divenuto politico e la pressione sul Governo locale ha fatto sì che l'Australia prendesse le distanze.

Nota del Ministero della Salute di fne Novembre 2021 riguardo la necessarietà della vaccinazione per poter partecipare al Torneo

Scott Morrison, PM australiano, ha immediatamente affermato che il serbo sarebbe stato rimpatriato col primo volo se la sua esenzione non fosse stata giustificata. “Aspettiamo spiegazioni e prove a sostegno di questa deroga. Non ci saranno regole speciali”. Novak ha fatto ricorso ed è attualmente in un albergo in attesa dell'esito.

Il caso è divampato. Il padre del tennista ha accusato le autorità australiane di "tenere prigioniero" il figlio, aggiungendo che "Se non lo rilasciano entro mezz'ora, li combatteremo per strada". Non pago, ha proseguito affermando che Nole è lo Spartacus dei giorni nostri: ‘"Sarà il liberatore dei popoli oppressi". Infine la madre, giusto per placare gli animi, lo ha paragonato a Gesù Cristo.

https://twitter.com/Eurosport_IT/status/1479368839699865604?s=20

Sul versante politico il presidente serbo, Aleksandar Vucic, ha accusato le autorità australiane di aver “trattato male” Djokovic: “tutta la Serbia è con lui”. Il ministro dello Sport, Vanja Udovicic, ha aggiunto “assurdo e vergognoso! Sono scioccato per il trattamento riservato a Novak, e non posso credere che qualcuno possa trattare il tal modo il miglior tennista del mondo”.  

Fuori dall'Hotel si è radunata parte della comunità ortodossa serba, con tanto di Pope locale, per organizzare una veglia di preghiera.

La vicenda, come si è visto, ha travalicato l'ambito sportivo.

In questa narrazione emergono, infatti, due temi ancor più profondi: il ritorno di fiamma - se così si può dire visto che non si è mai sopita - del nazionalismo serbo e l'emergere, nel dibattito internazionale, delle feroci politiche migratorie australiane.

Il nazionalismo serbo e Novak

La politica serba si sta lanciando in maniera forte nella vicenda di Nole. Dietro però la legittima tutela di un suo concittadino, benchè noto, questa battaglia nasconde un obiettivo ben più ampio.

Djokovic ha sempre rappresentato il volto sorridente del nazionalismo serbo.

L'adesione all'idea della Grande Serbia è cosa nota. Basti ricordare che partecipò ad un evento mondano assieme a Milan Jolovic e Milorad Dodik, e che il primo - per chi non lo sapesse - è l'ex comandante dei ‘Lupi della Drina’, personaggio che ha ripetutamente negato che a Srebrenica, nel 1995, sia avvenuto un genocidio.

Non bastasse, Djokovic ha partecipato al matrimonio di Nemanja Majdov, ex campione serbo di Judo. Nulla di grave, si penserà. Peccato che nel corso di questa cerimonia, Nole viene ripreso mentre canta con Milorad Dodik, lo stesso Milorad Dodik sopracitato, anche lui apertamente e pubblicamente negazionista sul massacro di Srebrenica.

Non sono, però, questi due soli incontri a dare l'idea di cosa pensi Nole sulla politica serba.

Quando la Serbia vinse la Coppa Davis Novak Djokovic alzò le tre dita al cielo, simbolo che rappresenta la croce dell’ortodossia. Per farsi capire: i miliziani le scolpivano per sempre sulle mani dei prigionieri di guerra o dei cadaveri, mozzando le falangi superflue. Esso significa "Dio, patria e famiglia".

Qualche tempo fa, all'Équipe, il tennista serbo dichiarò: "Abbiamo avuto una cattiva fama e un passato tormentato, faccio di tutto per migliorare l'immagine del mio paese. Quando vinco faccio il saluto serbo con tre dita, ma non c'è nulla di politico in questo: è semplicemente un gesto tipicamente serbo, che si fa solo da noi, e per questo lo faccio". 

Fracamente difficile credere ad un'ingenuità così grande di Nole, anche perché più volte lo stesso Srdjan Djokovic, suo padre, lo ha utilizzato per festeggiare le vittorie del figlio

Giusto per dare un ulteriore inquadramento della simbologia: il nome di Ivan Bogdanov vi dice qualcosa? Ottobre del 2010. Genova. Italia-Serbia. Capo degli ultras serbi, durante quella partita fece ripetutamente il simbolo delle tre dita.

Ivan Bogdanov a Genova

Questo suo fortissimo legame con il cuore pulsante della politica serba più ortodossa è il motivo fondante per cui vedrete moltissimi altleti e politici serbi appoggiare incondizionatamente Nole. Non si tratta della difesa di un giocatore, ma dell'idea della grandezza etnica e della potenza politica che la Serbia ricopre.

Politiche migratorie australiane e Novak

Non tutti i mali vengono per nuocere, si direbbe. Ebbene, la vicenda di Djokovic ha portato alla ribalta del dibattito mondiale anche la feroce politica migratoria in atto in Australia.

Sin dal 2014, l’Australia ha rimosso, per legge, gran parte dei riferimenti alla Convenzione di Ginevra del 1951, relativa allo status dei rifugiati. La norma afferma, brevemente, che per l’Australia l’obbligo internazionale di non respingimento è “irrilevante” rispetto a un “non-cittadino illegittimo”. Una persona richiedente asilo in Australia non sarà considerata più idonea ad ottenere lo status di rifugiato se: 1) la paura di essere perseguitata non si estenda a tutte le aree del paese di origine; 2) se effettive misure di protezione sono disponibili nel paese di origine e messe a disposizione dal paese stesso, o da organizzazioni internazionali, o non governative; 3) se la persona in questione potrebbe adottare misure ragionevoli per modificare il proprio comportamento in modo da evitare la persecuzione.

Il restringimento, quindi, del campo di applicazione dello status di rifugiato è abnorme.

Nonostante l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e Amnesty International abbiano più volte denunciato le politiche australiane e le condizioni precarie in cui versano i migranti nei centri di detenzione, nel susseguirsi dei governi liberali e laburisti il modello è stato non solo mantenuto, ma anche inasprito.

Un caso è eclatante. Quello di Mehdi Ali. (la storia completa sul The Guardian)

Costretto con la forza in una stanza spartana in un hotel requisito dal governo per detenere i rifugiati da nove anni.

Ho solo cercato di capire come riempire le mie giornate: devo sopravvivere. Se riesco a dormire, dormo il più possibile, altrimenti vado a fumare, guardare film, leggere libri. Ma di solito non faccio niente, mi stendo sul letto. Sto solo sdraiato qui".

Mehdi

Il paradosso? Vive in una delle stanze del Carlton's Park Hotel vicino proprio a Novak Djokovic.

C'è una delusione: tutti mi chiedono di Novak, com'è per lui l'albergo. Ma non chiedono di noi: siamo rinchiusi in questo posto da mesi, da anni. Non ho mai visto così tante telecamere, così tanta attenzione. Spero che Novak Djokovic venga a conoscenza della nostra situazione qui, e spero che ne parli". Ha riferito Mehdi al The Guardian.
Giunto in Australia dall'Iran a solo 15 anni. Persueguitato perchè facente parte della minoranza araba Ahwazi.

Messaggio di Mehdi rilanciato dall'attrice Sarah Snook sul proprio profilo Instagram

Mehdi ha visto i suoi compagni di navigazione in detenzione bruciarsi vivi per la disperazione. È stato picchiato, maltrattato, incarcerato senza motivo.

Nessun capo di imputazione. Nessuna condanna. Ma detenuto, seppur non in un carcere.

Devo trovare il metodo migliore per sopravvivere. A volte, mi sento come se comunicassi con altre persone nella stessa situazione, le loro frustrazioni potrebbero influenzare la mia salute mentale".

Il governo australiano rifiuta di accettare l'offerta della Nuova Zelanda di reinsediare i rifugiati, sostenendo che agirebbe come un "fattore di attrazione", un incentivo per le persone a venire in Australia in barca.

A ottobre e novembre del 2021, il Covid ha travolto i rifugiati e i richiedenti asilo detenuti all'interno dell'hotel. 22 delle 46 persone detenute avevano il Covid.

Il 27 dicembre, i rifugiati detenuti nel Park Hotel, hanno pubblicato foto di vermi trovati nel cibo che veniva loro servito nelle loro stanze. Una settimana prima, è scoppiato un incendio ai piani superiori dell'hotel. Quando i rifugiati sono fuggiti nell'atrio al piano terra sono stati fermati dalle guardie. Alcuni erano in iperventilazione per l'ansia; altri sono stati costretti a urinare nei biberon perché non c'erano i servizi igienici.

Sia l'ONU che Amnesty, attraverso i due tweet - e non solo - qui sotto riportati, stanno cercando di riproporre il tema approfittando del clamore mediatico per fare pressione sul Governo Australiano affinchè riveda le sue politiche aberranti di detenzione arbitraria.

Ancora una volta lo sport ha riproposto tematiche ben più stringenti del singolo episodio di per sè considerato. Riemergono fantasmi. Alcuni ancora vivi seppur invisibili. Quelli di Srebrenica e del Park Hotel. Negati. Nascosti da nazionalismi e difesa cieca di supremazie territoriali. Probabilmente tutto questo clamore non porterà a nulla. Quelle ombre ritorneranno a mimetizzarsi nel buio e Djokovic, invece, tornerà a calcare i campi. Ogni legge è calibrata sulla ricchezza. La conferma di ciò? Nelle dichiarazioni del Ministro degli Interni australiano li dove si afferma che a parità di irregolarità Nole è libero. Il diritto vivrà un bel giorno quando una condizione soggettiva, quale quella dell'essere migrante, senza una condotta criminosa non sarà più oggetto di misura penale.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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