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3 min

- di Daniele Abate

Considerazioni sparse post Brooklyn Nets-Indiana Pacers (129-121)


Nella serata del ritorno di Kyrie Irving sul parquet, è il solito Kevin Durant a portare a casa la partita contro dei Pacers che ancora non sanno cosa vogliono fare da grandi, tenuti a galla dal totem Sabonis e da uno Stephenson in grande lustro.


Kyrie irving torna a calcare il parquet al fianco di Harden e Durant in una sfida professionale dopo 3 mesi di assenza forzata causa il rifiuto di vaccinarsi. Nonostante le appena 8 gare giocate dai tre l’anno precedente, l’immagine e l’idea che questi giocatori sono capaci di trasmettere ai propri avversari riesce a dare animo a una partita che altrimenti non avrebbe avuto molto da dire. Indiana invece, affronta questa sfida senza avere ancora ben chiaro quale sia la strada da percorrere nel breve periodo, alternando una prima metà di gara come una squadra che potrebbe puntare (e perché no?) a un posto nei play-in, sgretolandosi sul finale quando il solito Durant decide che è il momento di portare a casa la partita;

- Da una parte Brooklyn arriva alla sfida con tre sconfitte consecutive alle spalle, e approccia il match concedendo molto nella prima metà di gara, non riuscendo a trovare una difesa da applicare per i continui tiri dall’arco degli avversari, o le incursioni presso il ferro che troppo poco spesso incontrano una resistenza adeguata. Indiana invece ha alle spalle 5 sconfitte consecutive, e fino all’intervallo sembra intenzionata a interrompere questa striscia negativa, anche grazie a uno Stephenson tornato e in grande serata, dove solo nel primo tempo riesce a infilare 20 punti (a fine serata saranno 30) a Brooklyn, incapaci di costruire una difesa ad hoc per fermare l’ala;

- In un momento cosi particolare per l’NBA, dove molte squadre sono state costrette a rimodellare tutti i roster dovendosi adattare ai protocolli Covid imposti dalla lega a inizio anno, a fare la differenza nella partita è stato l’approccio di due giocatori che, ad inizio stagione, erano fuori da tutte le dinamiche di campo. Il rientro di Irving, che da oggi potrà far parte dei Brooklyn solo durante le gare in trasferta, e l’arrivo di Stephenson a Indiana con un 10-day contract, tornato alla base per la terza volta, sono state le due figure più interessanti da seguire durante la partita, perché hanno mostrato a tutti la classe di cui sono dotati, facendo sorgere il dubbio se non fosse il caso di richiamarli già prima;

- Gli Indiana Pacers continuano nel loro momento negativo, nonostante le premesse all’inizio della stagione parlassero di un lavoro lungo e minuzioso da parte di Rick Carlisle, i risultati (o almeno un accenno) sembrano ben lontani da quelle che erano le idee iniziali. Sabonis resta un giocatore di valore assoluto, ottimo nel dare ordine quando la partita richiede un ritmo più lento e elaborato, e allo stesso tempo capace di realizzare quando l’attacco della sua squadra inizia ad ingolfarsi. Le assenze forzate di giocatori come Duarte, McConnell, Lamb e LeVert sicuramente sono da considerarsi un fattore determinante in questa striscia di sconfitte, ma non è una scusante valida nello spiegare come mai la squadra esca da 9 sconfitte nelle ultime 11 partite;

- La vittoria di Brooklyn è da considerarsi più dovuta ai demeriti di Indiana, capace di sciupare un vantaggio di 13 punti accumulato nella metà di gara (che in realtà toccherà anche i +20 punti di vantaggio), e di non riuscire a reggere con la dovuta lucidità le continue incursioni dei Big Three di Brooklyn, finendo inesorabilmente per cedere, soprattutto quando Durant si traveste da supereroe e ai 20 punti del primo tempo, ne infila altri 19, chiudendo con 39 punti e l’impressione che si stia cucendo a mano il titolo di MVP. Il rientro di Irving (sempre da considerarsi un giocatore part time) consente a Nash di poter far rifiatare sia Durant che Harden, visibilmente non all’altezza, ma capace comunque di dare il suo contributo alla causa. Irving chiude con 22 punti il suo esordio stagionale, lasciando intravedere sprazzi di grande basket, gli stessi che solo un giocatore del suo talento riesce a regalare. L’impressione è che dopo questo esordio, Brooklyn sia tornata a fare molta paura al resto della lega per la corsa al titolo.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato l’1 Luglio 1995. Rossonero di terza generazione, riuscito nell’impresa di non vedere una vittoria del Milan a San Siro. Scrittore fuori tempo. Terzultimo romantico. Vorrebbe sedersi a tavola con Hemingway e Irving. Crede nell’arte in tutte le sue forme. Ritiene che qualunque cosa riesca a dare un’emozione vada raccontata.

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