, 5 Gennaio 2022

Guida pratica per riconoscere i tuoi santi - La Coppa d'Africa


Molte squadre europee sono in fibrillazione per via dell'imminente inizio della Coppa d'Africa. Il dibattito è accesissimo, ma c'è qualcosa che non torna in questa polemica.


Il punto sollevato da molte dirigenze e allenatori riguarda la pandemia virale in essere. I numeri preoccupano, è vero. La possibilità che la salute dei giocatori possa essere a rischio è un tema valido. Esiste, però, un lato oscuro. Un malcelato retrogusto di neo colonialismo. Una vena di razzismo. Lettura forzata? Tentativo di tirare per la giacchetta temi troppo più grandi del Calcio? Purtroppo no.

Perché nessuna polemica di tale portata venne posta, a questo livello, per Euro 2021 dove le misure sanitarie poste in essere da paesi come Ungheria o Inghilterra, a fronte della curva dei contagi, non erano così stringenti? Ma soprattutto perché non si sollevarono dibattiti di questo tipo prima dell'ultima Copa America? In Brasile c'era (e c'è) una situazione sanitaria che definire allucinante era fare un complimento al governo Bolsonaro. Molte squadre, se ben si ricorda, vennero decimate sin dai ritiri. A ciò si aggiunga che la variante che circolava era la temuta Delta (ben più invasiva, stando agli studi recenti, che quella Omicron) e lo stato delle vaccinazioni era molto più arretrato che ad oggi.

Viceversa, oggi in Camerun - unico paese ospitante la competizione - nessuno sarà ammesso alle partite senza tamponi”, come riferito dal Presidente della CAF Patrice Motsepe, mentre gli organizzatori avevano già annunciato l’obbligo di vaccino e di test per accedere al stadi. Molto di più di quanto si faccia oggi in tutta Europa.

Ma andiamo con ordine.

Il punto sanitario

Leggendo i dati in nostro possesso, ad oggi in Africa, a fronte di una popolazione stimata di circa 27 milioni di persone i casi dichiarati di infezione da Sars Covid 19 sono 109.367. Vale a dire 3.967 ogni milione di persone.

Alla data del 3 Gennaio 2022 i casi sono 0 (fonte: https://ourworldindata.org/coronavirus-data e https://github.com/CSSEGISandData/COVID-19). La raccolta di questi dati può avere, con probabilità, alcune storture per via della difficile situazione delle strutture sanitarie e politiche, specie nelle zone più periferiche del paese. Certo è che il clima, la non interconnettività tra le varie aree del paese etc non permettono al virus di viaggiare come fa, ad esempio, tra Milano-Bergamo-Brescia.

Il punto politico

Il Camerun è decisamente instabile. In ogni suo angolo territoriale. Non una novità nel quadro africano. Come si vedrà questa è ancora retaggio del colonialismo del secolo scorso. Si ricordi che dopo la prima guerra mondiale il paese è stato oggetto di divisione tra Francia e Gran Bretagna. La parte francese, molto più ampia, aveva come capitale Yaoundé, attualmente ancora essa, mentre quella inglese era stata annessa alla Nigeria. Successivamente quelle zone vennero annesse al Camerun.

Nel lato sud ovest del paese, si sta combattendo una guerra civile. Da un lato i secessionisti anglofoni che vorrebbero creare uno stato autonomo chiamato “Ambazonia”. Dall'altro l'esercito regolare. Questa rivolta ha come radice una dichiarata marginalizzazione e discriminazione da parte della maggioranza francofona. La crisi è iniziata quando le forze di sicurezza del Camerun hanno usato una forza eccessiva contro i manifestanti pacifici guidati da insegnanti e avvocati che protestavano contro l'emarginazione percepita dall'istruzione e dai sistemi legali del paese e la loro assimilazione ai sistemi francofoni.

Da allora sono emersi e sono cresciuti gruppi separatisti armati, in cerca di indipendenza, e l'istruzione è diventata presto un campo di battaglia, letterale, primario. Per far meglio capire lo stato dell'arte: Taka Milton, segretario di Stato della “Repubblica Federale Ambazionia”, ha recentemente spedito una lettera alle federazioni dei paesi che si confronteranno nel girone F (Tunisia, Mali, Mauritiana e Gambia), informandoli che il Camerun è in guerra. E non è solo una dichiarazione su carta. I gruppi hanno rivendicato l’esplosione di una bomba il 12 dicembre. La quarta da novembre nel Sud-Ovest.

Questo conflitto si protrae dal 2016 e, ad oggi, sono morte oltre 3.000 persone e mezzo milione e più sono state costrette a migrare.

Human Rights Watch sul tema afferma che questa guerra sta distruggendo il futuro prima di tutto culturale delle zone: "Ripetuti, infatti, sono gli attacchi armati a studenti, insegnanti e scuole nelle regioni anglofone del Camerun". I gruppi di norma uccidono, picchiano, rapiscono, minacciano e terrorizzano studenti e insegnanti. Le famiglie vengono intimidite affinché tengano i loro figli fuori dalla scuola e gli edifici scolastici bruciati, distrutti, danneggiati e saccheggiati. più di 700.000 persone sono attualmente senza un'istruzione.

Altro dramma che sta vivendo il Camerun è la mole di profughi che marciano verso confinante Ciad per via delle guerre agro-pastorali per l'accaparramento dell'acqua. Questo conflitto sta causando un esodo di 15 mila persone e svariate morti e violenze per via dei combattimenti tra esercito regolare e milizie locali. Alcuni funzionari dell’Unhcr descrivono questi combattimenti come "il peggior caso di violenza etnica degli ultimi anni".

Se ciò non fosse ancora sufficiente a inquadrare la profonda instabilità del paese, nel confine tra Nigeria e lo stesso Camerun si assiste a continui attacchi dei due gruppi jihadisti di Boko Haram e dello Stato Islamico dell’Africa occidentale (Iswap).

Un recente rapporto dell’International Crisis Group ha evidenziato "l’incapacità nel riuscire a trovare soluzioni efficaci" da parte del governo di Paul Biya, dittatore al potere dal 1982 e il cui regime sta provocando, anch'esso, sparizioni e morti.

Grande è la confusione sotto il cielo del paese atlantico. Di certo potrà parere occasione ghiotta per ciascuno dei gruppi armati di portare alla ribalta nazionale le proprie istanze e mettere in crisi il governo di Biya attraverso, magari, azioni eclatanti.

Il punto calcistico

"Esiste mai un torneo più mancato di rispetto della Coppa d'Africa?". Ciò che afferma Ian Wright (ex leggenda dell'Arsenal) in un video pubblicato sui social media, e rilanciato da Samuel Eto'o (ex attaccante di Barcellona e Inter nonchè attuale presidente della Federazione Calcistica del Camerun) che prosegue: "Non c'è onore più grande che rappresentare il tuo Paese. La copertura mediatica è completamente tinta di razzismo. Abbiamo giocato i nostri Europei in 10 paesi nel bel mezzo di una pandemia e non c'è stato alcun problema. Ma il Camerun, un singolo paese che ospita un torneo, è un problema. Ai giocatori viene chiesto se onoreranno le convocazioni nelle loro squadre nazionali. Immagina se quello fosse un giocatore inglese che rappresenta i Tre Leoni. Riesci a immaginare il furore?"

https://twitter.com/SamuelEtoo/status/1476530187563061258?s=20

Ma non solo lui. Anche Patrice Vieria (altra leggenda dei gunners e allenatore del Cristal Palace) si è espresso sul tema: "Rispetto e capisco la passione e l'importanza per i giocatori di andare a rappresentare il proprio paese, quindi non impedirò mai a nessun giocatore di andare a giocare la Coppa d'Africa. Molti dei migliori giocatori in Europa in questo momento sono africani. Se li amiamo a livello di club, perché non possiamo amarli a livello internazionale come le loro controparti in tutto il mondo? Perché questo torneo riceve costantemente così tante critiche?".

Ma non solo allenatori o commentatori. Sébastien Haller, punta dell'Ajax e della Costa d'Avorio, ha rincarato in una intervista al giornale olandese De Telegraaf nella quale gli veniva chiesto se avesse partecipato alla competizione: "Una domanda del genere mostra la mancanza di rispetto per l’Africa. Questa domanda verrebbe mai posta a un giocatore europeo prima che si svolgano i Campionati Europei? Certo che parteciperò alla Coppa d’Africa!".

Queste dichiarazioni sono seguite ad un caso abbastanza eclatante, tra i tanti veti che i giocatori africani stanno ricevendo. Il caso è scoppiato nel Watford. La squadra inglese di proprietà della famiglia Pozzo, ha deciso, unilateralmente, di non far partire Ismaila Sarr col Senegal. Stando al club "Ismaïla Sarr suffered a knee ligament injury on 20 November in the match against Manchester United and has not been fit to play for Watford since". A seguito, però, di ulteriori accertamenti effettuati successivamente, parrebbe, invece, che sarebbe un infortunio del tutto superabile e che permetterebbe al calciatore di partecipare regolarmente alla competizione.

"Il club inglese Watford ha notificato sulla base di argomenti spuri la sua decisione di bloccare il giocatore, che ha espresso il desiderio di unirsi alla selezione senegalese per la Coppa delle Nazioni", ha affermato una dichiarazione firmata dal segretario generale della Federcalcio senegalese, Victor Seh Cisse che ha aggiunto: “L'Africa, il suo calcio e i suoi calciatori meritano lo stesso rispetto accordato ad altri continenti, confederazioni e calciatori. La FSF intraprenderà tutte le azioni necessarie per garantire che il diritto fondamentale dei suoi calciatori di giocare per il proprio paese sia rispettato". Ed infatti, non molto tempo dopo, la stessa Federazione ha pubblicato un comunicato nel quale afferma: “Attraverso una mail ricevuta in data 31 dicembre 2021, il Watford ha notificato – sulla base di argomenti tanto pretestuosi quanto falsi – la decisione di bloccare il giocatore Ismaila Sarr, il quale invece ha espresso la sua volontà di raggiungere la nostra nazionale in vista della Coppa d’Africa. Abbiamo risposto immediatamente, per confermare il mantenimento della convocazione del giocatore e l’obbligo del club di liberarlo non oltre il 3 gennaio, in conformità alla circolare derogatoria della FIFA. Inoltre, abbiamo informato la nostra decisione di consultare le istanze competenti della FIFA in caso di persistenza del Watford nel suo rifiuto deliberato di liberare il giocatore. Ci teniamo ad esprimere, tramite questo comunicato, la nostra profonda condanna nei confronti del comportamento irrispettoso, obbrobrioso e discriminatorio dei dirigenti del Watford. Stanno cercando con tutti i mezzi di impedire a un giocatore di giocare con la propria nazionale".

Ma in casa Watford non è l'unico caso. Essa ha già rifiutato di consentire all'attaccante nigeriano Emmanuel Dennis di unirsi al suo paese, affermando che la Federcalcio nigeriana non lo ha convocato in tempo, mancando il termine per informare il club della sua selezione.

La marginalità che viene data al massimo torneo continentale africano deriva, come visto, da una cultura europea legata ad un malcelato neo-colonialismo e razzismo. Nessuna preoccupazione per l'instabilità politica ma solo una pressione sul tema caldo in Europa, il Covid che, visti i dati e le misure approntate, parrebbe più che altro di facciata. Premere sul lato emozionale del pubblico bianco per giustificare la proprietà sui corpi. Possiamo dirlo, il calcio di quel continente è considerato minore. Gli stadi fatiscenti. I loro campionati disprezzabili. Diciamocelo, è un passatempo tutto loro. Una scusa per tornare a casa. L'Africa, del resto, torna comoda perchè è un terreno dove pescare forza lavoro calcistica a basso costo. Dove ogni funzionario è corruttibile. I governi sono spesso fantocci ed al soldo delle multinazionali europee ma anche cinesi in una danza tipicamente neo coloniale. Lì dove l'influenza viene esercitata non con l'occupazione militare ma attraverso la dipendenza economica.

In questo quadro è difficile che qualche giocatore abbia a lamentarsi se viene portato in Europa senza alcuna garanzia. Gli si offre una prospettiva di vita migliore. Poi se va male, amen! Avrà gustato per un po' il comfort europeo, fortunato, nonostante tutto! Se poi gli va bene dovrà ricordarsi di essere comunque di proprietà del club. La sua voce, salvo non diventi Manè o Salah, avrà pur sempre scarso valore a differenza di quella di altri suoi colleghi.

Una lettura forzata? La risposta è in un'altra domanda: perché, come scritto in apertura, nessuno ha polemizzato contro le convocazioni per la Copa America dell'anno scorso pur disputandosi in uno scenario sanitario disastroso in Brasile. In quel frangente la salute dei giocatori non aveva lo stesso valore? Oppure, come di evidenza, le motivazioni sono ben altre?

  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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