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, 4 Gennaio 2022

Considerazioni sparse sul passaggio di Lorenzo Insigne al Toronto FC


La notizia non è ancora ufficiale, ma ormai sembra impossibile che si possa tornare indietro: a giugno, Lorenzo Insigne prenderà casa a Toronto e andrà a percepire uno stipendio base di 11.5 milioni di dollari, con la possibilità di salire a 15 coi bonus.


- Il primo spunto di riflessione sulla faccenda è il rinnovo, perché é inevitabile chiedersi se il trattamento riservato ad Insigne dalla società, disposta ad offrirgli soltanto un contratto al ribasso, non sia stato immeritato. Se è vero che il numero 24 dei partenopei ha sulla coscienza il famoso "ammutinamento" del 2019, mai perdonatogli dal presidente De Laurentiis, parliamo sempre di un calciatore che è stato protagonista per dieci stagioni e che aveva persino rinunciato al suo legame con Mino Raiola per proseguire l'avventura nelle file azzurre. Una scelta più unica che rara, ma di fatto inutile ai fini del risultato finale;

- É proprio nella crepa formatasi tra il giocatore e il presidente che la dirigenza del Toronto ha potuto infilarsi, perché se il rinnovo fosse arrivato nei tempi e nei modi giusti, molto probabilmente, non ci sarebbe stata offerta valida per spostare Insigne dalla sua Napoli. Ora è semplice parlare di scelta economica, ma parliamo di un giocatore che ha compiuto ormai trent'anni, arrivando al culmine della propria carriera con la vittoria dell'Europeo e la cui collocazione tattica è estremamente vincolante, pertanto non sarebbe stato facile trovare una sistemazione in qualche club importante del nostro campionato o, più in generale, dei principali campionati continentali;

- La scelta dunque era tutta qui: prendersi un uovo enorme oggi, non fatto soltando di vile danaro, ma anche di vita in una città che offre una qualità altissima e possibilità praticamente infinite per la sua famiglia e i suoi figli o attendere una gallina sportiva domani, magari sperando addirittura in una sirena spagnola, col rischio di trovarsi con le piume in mano a militare in qualche club di livello pari o inferiore a quello di provenienza, per poche centinaia di migliaia di euro in più?;

- In tutto questo non c'è da dimenticare la nazionale, con un mondiale in Qatar da giocare (si spera) a fine anno, che in qualunque caso vedrà Insigne correre il rischio di non disputarlo o quantomeno non da protagonista. Andare via a giugno permetterà al calciatore di rimanere lontano dal calcio ad alto livello soltanto per sei mesi, prima della rassegna, ma è altrettanto vero che il calendario sfalsato della MLS rispetto al calcio europeo non gli permetterà di rifiatare fino a fine ottobre, dopodiché avrà meno di un mese per riposare e rimettersi in forma per essere a disposizione di Mancini. Basterà? Stiamo parlando di un brevilineo, ma restano forti dubbi sulla risposta;

- Piccola nota a margine, necessaria per evitare le speculazioni che qualcuno sta già provando a fare: Spalletti non c'entra nulla, come non c'entrava con l'addio di Icardi all'Inter. Se c'è una colpa dell'allenatore del Napoli, è quella di essere capitato più di una volta in squadre in cui la situazione del capitano era instabile, nel caso di Totti a causa della carriera del "Pupone" ormai sul viale del tramonto e, nei due successivi, per motivi differenti tra loro. Una maledizione che il tecnico di Certaldo si porta dietro proprio dai tempi della Roma, che qualche superstizioso potrebbe interpetare come una "macumba" dell'ex-capitano giallorosso...

  • Matteo Tencaioli. Classe 1980, da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo. Ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.

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