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4 min

- di Riccardo Verruso

Considerazioni sparse 10a puntata seconda stagione "Cachemire Podcast"


Meglio scoparsi un opossum o un reduce del processo di Norimberga? Domanda certamente complessa, ma l'importante è che non avvenga sul luogo di lavoro: sentiamo però cosa ne pensano Ferrario e Ravenna nell'ultima puntata del 2021 di Cachemire.


- Con enorme ritardo rispetto alle solite tempistiche di pubblicazione - non che quelle precedenti fossero particolarmente regolari - torniamo a commentare il podcast più morbido d'Italia. Venerdì 17 dicembre è andata in onda l'ultima puntata del 2021 di Cachemire Podcast con un format inedito: sì, perchè alla scrittura dell'episodio ha contribuito anche il pubblico da casa, il quale, rispondendo alle storie Instagram dell'account ufficiale del programma, ha potuto condividere le personali esperienze sul tema della puntata. L'esigenza di dover dipendere necessariamente da un elemento narrativo non di propria produzione - seppure attentamente selezionato - avrebbe potuto sicuramente far correre il rischio di influenzare negativamente il ritmo dell'intero show. Fortunatamente, il pericolo è stato scampato grazie ai numerosi momenti di improvvisazione che la lettura delle domande forniva - nonostante i continui tagli alla regia di Tahir - e alla genuina spontaneità dell'ospite, rivelatosi un notevole valore aggiunto per l'economia generale della puntata. Lo stesso parere, però, è difficile da sostenere se si pensa alla qualità dei suoi monologhi da standup comedian, ma questa è ovviamente un'opinione personale;

- Dopo qualche ammiccamento all'incombente periodo di feste natalizie e alla promozione del "docu-film" sul tour estivo di Cachemire, la puntata ufficialmente inizia, annunciando il tema principale: sentimenti, relazioni e posta del cuore. Sarò onesto: nella prima parte della puntata, quando ancora non viene presentato l'ospite, non si ride. Praticamente quasi mai, anzi, diciamo che al massimo si sorride, perché comunque si assiste ad un continuo e simpatico susseguirsi di testimonianze del passato dei due comici, che ricordano al pubblico e ai colleghi in studio molti aneddoti assurdi e imbarazzanti del loro passato amoroso - primi amori, peggiori regali donati e ricevuti. Da segnalare il dubbio gusto estetico del giovanissimo Ferrario nella scelta delle scarpe da donna. L'episodio, che inizia in maniera decisamente nostalgica, continua poi con una carrellata di coppie iconiche che o avremmo voluto non si fossero lasciate mai - come Fiorello e Anna Falchi - o che ci hanno ispirato da piccoli - tipo Brad Pitt e Jennifer Aniston - o, ancora meglio, le male assortite - come Aida Yespica e Francesco Facchinetti. Grande rivelazione della puntata è scoprire che Jerry Calà, nel giorno del matrimonio con Mara Venier, avrebbe tradito la futura sposa con un (forse) travestito in bagno: doppia libidine per lui, per citarlo;

- Finalmente viene presentato l'ospite di questa puntata: Michela Giraud, nota standup comedian romana, divenuta famosa ai più grazie alla partecipazione alla prima edizione italiana di "LOL - Chi ride è fuori", capace di resistere nel programma più di Luca Ravenna - decisamente non un'impresa. La sua presenza è anche occasione per fare un po' di promozione al suo programma su Real Time "C'era una volta l'amore", uno di quegli show sui quali spesso ci interroghiamo il motivo della loro esistenza. Il programma, però, serve ad innescare una rapida discussione sul nuovo reality targato Prime Video "The Ferragnez" e, soprattutto, una bella imitazione di Silvia Toffanin da parte del solito Edoardo Ferrario. Dopo un intenso approfondimento sul curriculum ficae di Fabrizio Corona - clamoroso guilty pleasure della fidanzata di Ravenna -, si entra nel vivo della puntata con la lettura e risposta ai "problemi di cuore" del pubblico di Cachemire Podcast. Come detto, l'analisi delle domande poste da alcuni ascoltatori del programma è certamente secondaria, ma funge da benzina per mandare on fire il duo comico con le loro doti di improvvisazione, i quali, già dalla prima domanda, portano a tavola la specialità della casa: la strepitosa imitazione dei napoletani;

- La puntata per buona parte è quindi un continuo ping-pong tra le lettura delle domande - più o meno interessanti - e le risposte tra il serio e il faceto dell'ospite: ripetendo quanto detto all'inizio, la Giraud riesce a sorprendere anche i più scettici - come il sottoscritto -, risultando notevolmente simpatica e strappando diverse risate, soprattutto quando racconta gli aneddoti che coinvolgono il suo ragazzo Riccardo Cotumaccio, costantemente preso di mira da Ferrario e Ravenna. Tra la decina di contributi da casa portati all'attenzione in studio emergono non tanto i problemi di cuore, quanto quelli mentali del pubblico, come la coppia che, durante gli amplessi sessuali, usa come sottofondo le puntate del podcast oppure il ragazzo che, talvolta, si ritrovare a cagare in corridoio. A livello di gag c'è certamente da segnalare, trattando l'argomento delle relazioni in ambiente lavorativo, la bella immagine surreale del contadino che parla di policy aziendali in una stalla. Tuttavia, il momento più memorabile della puntata è l'imitazione e riproduzione - fedelissima - di uno dei tanti deliri che accadono quotidianamente all'interno di uno dei Podcast più ascoltati in Italia: la Zanzara. Ferrario, con la solita naturalezza che lo contraddistingue, giganteggia per oltre un minuto, regalandoci una versione neanche troppo surreale di un Cruciani che nobilita la zoofilia;

- La puntata si conclude con altre domande, non particolarmente degne di nota, e discussioni tra le persone in studio su esperienze amorose pregresse e le varie fasi di innamoramento. Delude Tahir che, in un clima che fa invidia alle più omertose famiglie di Corleone, taglia tutte le sue confessioni più intime, lasciando invece grande spazio alla facilità con cui Carmelo riesce a creare del forte imbarazzo ogni qualvolta apre bocca. Infine, mostrandosi il trio di comici particolarmente ispirato, vengono infilate una serie di battute niente male su AIDS, Pacciani, montanari e si conclude, come da copione, con un'altra specialità della casa: l'imitazione delle vecchie romane da parte di Ferrario e Ravenna. Ultima considerazione finale: perchè Ravenna, con una certa nonchalance, cita sempre nomi e cognomi dei suoi nemici di gioventù o ex fiamme? Mi fa impazzire.

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