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- di Luca Barbara

Il Calcio Catania 1946 è fallito. Piange una città.


La scomparsa di una società gloriosa raccontata da un millennial cresciuto nella Catania di Peppe Mascara e del Cholo Simeone.


Il Catania Calcio 1946 matricola 11700, dal 22 dicembre, non esiste più. La sentenza 263 del Tribunale di Catania, che ha accolto l'istanza presentata dalla procura della Repubblica, condanna definitivamente la squadra della città di Catania. Le cause sono "lo stato debitorio nei confronti di varie entità pubbliche e private" oltre all'acclarata "sussistenza dello stato di insolvenza".

L'esercizio provvisorio, almeno fino al 2 Gennaio, è stato affidato a tre curatori fallimentari. Si tratta dei commercialisti D'Arrigo e Giucastro e dell'avvocato Basile. Sarà compito loro trovare le risorse economiche per provare a "trascinare" il Catania al completamento del campionato di Serie C. Data in cui sarà necessario che venga riscosso il credito di 600mila euro vantato dal Catania verso la Sigi che, proprio in questi giorni, ha dichiarato di voler onorare l'impegno.

Nel frattempo si proverà a cedere il titolo sportivo ad eventuali acquirenti, considerando il bacino di utenza e la fidelizzazione di un importante numero di tifosi (12ª squadra più seguita d'Italia, 5ª squadra per bacino d'utenza del mezzogiorno). Potrebbe già esserci qualche gruppo di Milano con basi ben solide che starebbe pensando di acquistare il titolo. Ovviamente fornendo dovute garanzie, visto che il debito sportivo da saldare sarebbe di quasi 3 milioni di euro (i rimanenti debiti societari di 54 milioni non sarebbero ereditati).

La storica Curva Nord dello stadio Angelo Massimino

Gli ultimi anni del Catania non sono stati di certo sotto la luce dei riflettori. L'aver galleggiato per diversi anni in serie C (esattamente dalla stagione 2015/2016) non ha di certo aumentato la visibilità della squadra. Nessuno, però, potrà togliere ai catanesi il "clamoroso al Cibali" ed i favolosi anni 2000.

I 17 anni di permanenza in serie A del Calcio Catania hanno raccolto veri e propri momenti iconici della storia dello sport italiano. Il 4 Giugno 1961, infatti, gli etnei già salvi ospitavano un'Inter in piena lotta per lo scudetto. Nonostante la salvezza già acquisita ed i bonus proposti dalla società per "rilassarsi" durante quel match (!) i giocatori del Catania, ancora infastiditi dalle parole di Herrera, che all'andata li aveva definiti "una squadra di postelegrafonici" dopo la sconfitta per 5-0, misero tutto l'impegno possibile per portare a casa la partita. Finì 2-0 e la leggenda narra che Sandro Ciotti (forse) esclamò il celeberrimo "CLAMOROSO AL CIBALI!".

5 anni di massima serie tra gli anni '50 e '60, conditi dall'ottimo ottavo posto conquistato per ben tre volte, facendo del Catania una realtà che, apparentemente, avrebbe potuto mantenere agevolmente la categoria. Così non fu e, anche durante l'era Massimino, arrivarono solamente due fugaci promozioni in serie A tra gli anni '70 ed '80.

Angelo Massimino, storico presidente siciliano, a cui è intitolato lo stadio di Catania, il vecchio Cibali, dagli anni 2000. Storica la sua risposta "quanto costa che lo compriamo?" quando gli venne appuntato che "al Catania mancava l'amalgama".

Per la mia generazione, la storia d'amore tra i catanesi e la loro squadra sbocciò definitivamente i primi anni 2000, in coincidenza con la nuova presidenza Gaucci (subentrato a causa della scomparsa di Massimino, deceduto in un indicente stradale). Dopo essere ripartiti dall'eccellenza, aver affrontato con dignità gli anni di Campionato Nazionale Dilettanti e i derby con l'Atletico Catania (squadra che nacque dopo il provvisorio fallimento del Catania con annessa retrocessione nelle categorie non professionistiche), i rossazzurri si trovavano finalmente a poter competere per tornare tra in serie cadetta.

Il 2002 fu l'anno della rinascita: dopo un'annata importante, il Catania si trovò ad affrontare il Taranto del bomber Riganò (che timbrava 30 volte ogni anno) durante i play-off per la promozione. L'andata al Massimino finì 1-0 per gli etnei grazie al gol di Fini. Al ritorno la partita non riuscì a sbloccarsi, 0-0. Promozione in B e delirio catanese.

Per un tarantino di nascita come me, furono giorni di sfottò continui, complici i rapporti non idilliaci tra le due tifoserie (i tifosi del Taranto vantavano un gemellaggio con quelli del Messina). La città era impazzita, il clima era festoso e ci si accingeva ad affrontare il campionato di Serie B con grandi aspirazioni.

Già tra il 2003 ed il 2005 il Catania di Stendardo e Silvestri, di Delvecchio e Caserta, Jeda e soprattutto di Peppe Mascara, lottò per la serie A, senza però riuscire a conquistare i play-off.

Nel frattempo, Luciano Gaucci cedette la società ad Orazio Pulvirenti, proprietario della compagnia Windjet, fallita qualche anno dopo. Proprio durante la campagna acquisti che precedeva la stagione 2005-2006, la società decise di puntare forte alla promozione ed allestì una squadra di tutto rispetto. L'11 dell'esordio si componeva in questo modo:

Il primo 11 del Catania nella stagione 2005-2006. In gol Del Core e De Zerbi.

A parte Pantanelli, dignitosissimo portiere, quasi tutti i titolari avrebbero poi vantato decine di presenze in serie A o avevano già alle spalle un'ottima carriera (vedi Baiocco e Spinesi).

Il 28 Maggio successivo l'atmosfera era indescrivibile. Si giocava Catania-Albinoleffe, era la partita attesa da 23 anni. La partita che avrebbe potuto sancire la nuova promozione in Serie A. La città intera era in fermento. Anche nei club utras, come quello di Piazza Dante, nonostante ci fosse un certo "fastidio" per il ritrovato amore del popolo catanese verso la squadra della propria città, si percepiva un'elettricità diversa.

Quella domenica lo stadio era tutto esaurito. Ovviamente. Come ogni partita casalinga. I biglietti erano introvabili da settimane ma, insieme ad un amico, provammo comunque ad impietosire gli steward ai cancelli. Che, contro ogni regola di agibilità, ci lasciarono entrare ad inizio secondo tempo con le squadre ferme sull'1-1. Bomber Spinesi, con il suo 23mo gol stagionale, aveva portato in vantaggio i rossazzurri, poi pareggiato da Russo.

Ad inizio secondo tempo mister Marino sostituì Orazio Russo con Umberto Del Core. Proprio lui, al 54', capitalizzò un'azione confusa condotta da Caserta. 2-1, il Massimino è una bomba.

La partita non si può più perdere, Mondonico e i suoi ragazzi non hanno intenzione di rovinare la festa ad un'intera città. Il Catania è in serie A dopo quasi un quarto di secolo! Tra via Etnea e piazza Europa possono cominciare i caroselli fino all'alba.

L'invasione di campo al termine di Catania-Albinoleffe, partita che sancì la promozione in serie A degli etnei.

Il primo anno di serie A la rosa viene integrata con Corona, Sottil, Morimoto ed altri elementi interessanti come Biso, che permetteranno al Catania di terminare al 13mo posto. La squadra sembra solida da subito, spiccano le vittorie contro la Lazio, Parma e Samp.

E' anche l'anno del doppio derby siciliano contro Messina e Palermo. E' il Palermo dei campioni del Mondo Barzagli e Zaccardo, in squadra ci sono anche Corini, Bresciano, Di Michele ed Amauri. Nel Messina fanno bella figura il terzino Parisi, Riganò, Di Napoli e Floccari. Il calcio siciliano finalmente sogna, nonostante il Messina alla fine concluderà la competizione ultimo e, quindi, retrocesso.

L'enorme buco nero di Catania, purtroppo, resta il 2 Febbraio del 2007, giorno del derby Catania-Palermo. Le tifoserie si odiano e le buone prestazioni delle due squadre, entrambe vicine alla zona Europa e desiderose di diventare la prima squadra della Sicilia, non fecero altro che elettrizzare ulteriormente l'ambiente. L'avvenimento era così temuto dalla questura che al Massimino vennero schierati 1200 agenti. Solo tre giorni dopo si sarebbe festeggiata Sant'Agata, patrona di Catania, e l'allora sindaco Scapagnini aveva chiesto alla Lega il rinvio della partita, mai ottenuto. Questo innervosì ulteriormente un'ambiente già teso come una corda di violino.

Prima della partita ebbero inizio gli scontri tra le frange violente del tifo. La polizia lanciò diversi lacrimogeni, impedendo alla partita di continuare il suo corso regolare. L'arbitro Farina fu costretto a sospendere la gara per oltre 40'. Il clima è teso oltre ogni limite sopportabile e al termine della partita, vinta 2-1 del Palermo con i gol rosanero di Caracciolo e Di Michele, la situazione diventò incontrollabile. 250 ultras arrivarono allo scontro violento con la polizia. Il risultato fu di 150 feriti tra ultras e poliziotti, oltre alla scomparsa dell'ispettore Filippo Raciti. Fatale fu un colpo ricevuto al fegato.

La città visse un momento di lutto e indignazione verso il movimento ultras catanese. Piazza Duomo era gremita durante i funerali dell'ispettore. La città di Catania era stata colpita al cuore, la squadra era come bloccata, tanto da raccogliere solo 11 punti nelle 16 partite successive.

La salvezza comunque arrivò tranquilla e nel cuore dei tifosi rossoneri cominciarono ad insinuarsi pensieri di una Serie A stabilmente mantenuta anno dopo anno. Dopotutto Catania è una delle città più grandi d'Italia, Pulvirenti sembrava essere in grado di investire e gli osservatori rossazzurri facevano un ottimo lavoro, andando a scovare diversi talenti, soprattutto dal Sud America.

Gli anni successivi furono quelli di Manuel Vargas, devastante terzino sinistro che fece la fortuna anche della Fiorentina, Bizzarri in porta oltre a Biagianti, Izco, Terlizzi, Ledesma e Silvestre. Si va, piano piano, componendo il Catania argentino.

Uno dei momenti più piacevoli da ricordare in assoluto per i tifosi del Catania è senza dubbio la vittoria per 4-0 in casa del Palermo. Quella rosanero era una squadra fantastica, giocatori del calibro di Amelia, Kjaer, Balzaretti, Migliaccio, Bresciano, Simplicio Miccoli e Cavani calcavano il prato della Favorita. Il Catania di Zenga era in rampa di lancio, guidato dalla fantasia di Peppe Mascara che, quel giorno, segnò il gol dell'anno da metà campo. Ci aspettavamo un derby fantastico. Fu così solo per i tifosi del Catania.

L'esultanza di Giuseppe Mascara dopo l'incredibile gol da centrocampo.

Nel frattempo sembrava che Catania fosse il trampolino di lancio ideale di allenatori promettenti. I tifosi catanesi, infatti, possono vantarsi di aver lanciato allenatori del calibro di Zenga, Montella, Mihajlovic e soprattutto il Cholo Simeone, oggi il manager più pagato del pianeta.

Prima della storica annata 2012-2013, il Catania ebbe il tempo di fare un altro, clamoroso, dispetto all'Inter del triplete. Il 12 Marzo 2010, era già il Catania degli argentini e l'allenatore era Sinisa Mihajlovic. Dall'altra parte, c'era la squadra che qualche settimana dopo avrebbe vinto campionato, Coppa Italia e Champions League.

Dopo l'iniziale vantaggio del solito Milito, arrivarono le perle di Maxi Lopez, Mascara (per lui rigore cucchiaio a Julio Cesar) e slalom gigante di Jorge Martinèz. Alzare il volume per godere dell'atmosfera della "bombonera" siciliana.

La stagione dei record fu quella del 2012-2013. In panchina sedeva Rolando Maran, l'ossatura della squadra era già fatta da qualche anno. La squadra titolare che affrontò la Roma all'Olimpico era composta da 6 argentini su 11. In panchina figuravano anche Spolli, Castro e Izco. Insomma, una colonia. Francesco Lodi in regia faceva tutta la differenza del Mondo, oltre ad essere uno dei migliori calciatori da fermo della nostra epoca.

Dopo aver vinto, tra le altre, contro Lazio, Roma, Fiorentina e Sampdoria, il Catania concluse la stagione con 56 punti, all'ottavo posto, appena dietro le romane e la Fiorentina.

Successo mai replicato in futuro, visto che l'anno dopo il Catania finì terz'ultimo, iniziando il suo calvario, culminato il 22 Dicembre con il fallimento della società.

Adesso il Calcio Catania 1946 non esiste più. In 75 anni di alti e bassi, i rossazzurri hanno contribuito a scrivere pagine indelebili della storia del calcio italiano. Adesso il Catania non c'è più, piange tutta la città.

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34 anni, pugliese di nascita, siciliano, ciociaro e ligure d'adozione. Ex pallanuotista, da sempre appassionato di sport in generale ma con una fissazione per il futbòl. Ho visto giocare Ronaldinho contro Romario al Maracanà di Rio de Janeiro nel 1999. Trasmissione sportiva preferita: Tutto il calcio minuto per minuto.

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