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top 5 allenatori
, 28 Dicembre 2021

La Top 5 degli allenatori del 2021


Chi sono gli allenatori migliori dell’anno solare che sta finendo?


Prologo, che è un poco una premessa, un poco un riepilogo degli esclusi eccellenti, un poco uno Spoiler, quindi se non vi va saltatelo a piè pari: in un anno solare è difficile condensare solo 5 nomi, perché molti sono gli allenatori che hanno ben lavorato, su tutti i livelli, conquistando risultati meritevoli.

Ovviamente le vittorie di competizioni pesanti sono state un criterio decisivo. Flick e Galtier hanno centrato vittorie importanti nei campionati nazionali con Bayern e Lille, ma non li troverete; Unai Emery è oramai un habituè dell’Europa League, ma non lo troverete; molti allenatori stanno ben figurando nella stagione corrente (Ancelotti, Inzaghi), ma restano in attesa di un verdetto, e quindi non li troverete; molti tecnici di realtà minori stanno emergendo con idee innovative (Italiano, De Zerbi), ma per quest’anno non li troverete. Se non avete ancora indovinato andate avanti e tenete bene a mente: l'ordine con cui sono stati selezionati i 5 allenatori è puramente casuale!

5) Diego Simeone

Se qualcuno aveva pensato che il ciclo del Cholo all’Atletico Madrid fosse sul viale del tramonto, è stato smentito dal 2021. I Colchoneros hanno vinto la Liga dopo 7 stagioni (nel 2014 fu proprio la prima vittoria dell’epoca cholista), approfittando del declino del Barcellona e dell’annata poco entusiasmante dei rivali blancos del Real: tuttavia, sarebbe ingeneroso bollare il successo dell’Atletico solo come dipendente dagli altrui fallimenti, perché il ritmo tenuto dalla squadra di Simeone durante tutta la stagione è stato arrembante. C’è chi dice che confermarsi è sempre molto più difficile che vincere la prima volta: ebbene, con questo ritorno alla gloria il Cholo ha raccolto l’ottavo titolo con questo club, raggiungendo un livello di identificazione ed empatia con l’ambiente quasi impossibile da trovare altrove nel calcio attuale. Ci sono abbastanza motivi per dire che il suo posto tra i top 5 del 2021 non può esser in discussione.

4) Antonio Conte

Perché nella prima parte di stagione è stato in grado di rompere quell’egemonia bianconera che durava da 9 anni. C’erano bambini delle elementari nati senza veder altra squadra, che non fosse la Juve, vincere lo scudetto: lui ha preso l’Inter e dopo un anno di conoscenza reciproca lo ha riportato sul tetto della Serie A. Per un’impresa simile serviva uno come Antonio Conte: uno squalo che quando sente l’odore di vittoria, anche in lontananza, azzanna ogni giorno tutto ciò che trova sulla sua strada per andarsela a prendere.

I consueti risultati in Europa faranno storcere il naso: ma quello che sappiamo è che quando un club ingaggia Conte, ha una garanzia pressochè assoluta di alzare il suo livello, grazie al peso del suo nome sul mercato, alla mentalità che è in grado di instillare giorno per giorno, al lavoro quotidiano da martello pneumatico in campo e fuori. Ne sanno qualcosa i tifosi nerazzurri, per cui è passato da nemico giurato ad idolo sportivo: il 2022 ci dirà se anche con i colori del Tottenham saprà ripetersi.

3) Thomas Tuchel

Lo scienziato di Krunbach è il simbolo del concetto sportivo di rivincita: esonerato nel dicembre 2020 dal PSG, Tuchel viene ingaggiato da Abramovich un mese dopo, a fine gennaio 2021 e vince Champions e Supercoppa Europea qualche mese dopo. Ironia della sorte, un fattore chiave dell’esonero parigino fu proprio la mancata vittoria della Champions 2020: Tuchel si è rifatto con gli interessi un anno dopo con i Blues, dimostrando che probabilmente nelle stanze del club parigino, più che alla panchina, si sarebbe dovuto puntar l’indice alla collezione di star capricciose. Nel 2021 il PSG non ha ancora Champions League in bacheca, ma Tuchel sì: ed ironia della sorte, l’ha vinta indossando le scarpe regalategli da Al Khelaifi, presidente sceicco del club francese.

2) Pep Guardiola

Ha perso 1-0 la finale di Champions, imbrigliato anche tatticamente dal Tuchel di cui sopra, ma non è da questi particolari che si giudica un allenatore. Cominciamo intanto col dire che Pep Guardiola è di più:  un visionario, che verrà ricordato per sempre come un innovatore del gioco del calcio, un’iperbole tattica che gli Dei di questo sport ci hanno dato la fortuna di vedere in azione. Ma non siamo qui per celebrarne la grandezza assoluta, quanto l’arguzia dimostrata anche nel 2021 col suo City: sconfitto nella stagione precedente ed accortosi di alcuni limiti strutturali, Pep ha rivoluzionato ancora la sua squadra.

Il City stava scoprendo il problema della coperta corta tra equilibri difensivi e qualità della manovra, ma ancora una volta la mano meticolosa del tecnico catalano ha avuto la meglio: Pep ha tutelato la stabilità difensiva, ma ha ridato brillantezza offensiva con le nuove posizioni ritagliate per Foden, Sterling e il falso nueve alternato per gli inserimenti dei centrocampisti. Così facendo, il City è tornato padrone in Premier e ha vinto la Coppa di Lega: se a qualcuno era venuto qualche dubbio, anche nel 2021 Pep ha fatto emergere tutta la sua aura di fuoriclasse.

1) Roberto Mancini

E pazienza se qualcuno sta storcendo il naso in nome delle ultime difficoltà in ottica qualificazione mondiale. E’ l’allenatore che ha portato la nostra nazionale, che partiva decisamente lontana dai favori del pronostico, sul tetto d’Europa: il Mancio ci ha ridato lustro, ci ha fatto tornare ad essere fieri di esser italiani per un’estate, ci ha ridato le Notti Magiche, e solo noi sappiamo quanto ne avessimo bisogno.

Sul campo ha saputo costruire una identità di squadra fortissima, raccogliendo una nazionale sVenturata e facendole giocare un calcio propositivo e raramente visto alle nostre latitudini: si è affidato alla vecchia guardia di Bonucci e Chiellini, ma ha consacrato talenti come Verratti e Insigne, a cui era sempre mancato un centesimo per fare un euro; ha lanciato giovani rampanti come Chiesa e Locatelli a livello internazionale, e ha dato la spinta decisiva a giocatori cruciali nella fase finale come Jorginho e Donnarumma.

Ma soprattutto, a volte, più di tanti magheggi tattici, c’è bisogno di credere in un progetto fino in fondo e dare fiducia a chi ti accompagnerà nel viaggio: esattamente quello che lui è stato in grado di fare, da quando era l’unico a pensare che ce l’avremmo fatta fino a quando ha abbracciato in lacrime Gianluca Vialli sul prato di Wembley, con il nostro inno che suonava e la coppa alzata al cielo, in una immagine che non scorderemo mai.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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