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, 24 Dicembre 2021

Girone d'andata: una Top 11 democratica


Una prima parte quasi perfetta di Milan e Napoli, poi l'esplosione dell'Inter. Ma anche le tante realtà, fuori dalle "sette sorelle", che stanno offrendo diversi spunti e testimoniando quanto di buono può offrire il calcio italiano. Una top 11 del girone d'andata di Serie A tentando di prendere tutto il meglio che ci ha mostrato il campionato: undici giocatori, massimo uno per squadra, che a loro modo hanno impresso il loro marchio sul campionato.


Il 3-5-2, sistema di gioco di fronte a cui rabbrividivo fino a pochi anni fa, è indubbiamente uno dei trademark principali presenti nel calcio italiano ed europeo. Data la difficoltà della selezione, tuttavia, ho optato per il 4-3-1-2, modulo ormai conservato e utilizzato in maniera sapiente soltanto dall'Empoli.

Pronti per essere o non essere d'accordo? Partiamo!

IL PACCHETTO ARRETRATO

Tra i pali non può che esserci Mike Maignan. Vuoi per l'eredità gigantesca che si è trovato sulle spalle, vuoi per le prestazioni che ha realizzato nei primi due mesi di campionato prima di infortunarsi, vuoi ancora per la particolare abilità con il pallone tra i piedi che ha permesso al Milan di costruire un'impostazione da dietro pulita e sicura, ma anche di trovare - spesso - Leao in contropiede con dei lanci di 60 metri. 15 milioni spesi benissimo per un portiere che si è confermato, fin da subito, il più forte del campionato.

Come terzino destro ho scelto un fedelissimo alfiere di Andreazzoli come Peter Stojanovic. Ha offerto quantità e giocate di qualità venendo utilizzato in ben diciassette partite su diciannove: nel piacevole contesto di Empoli, i due terzini devono sapere spingere ma anche dialogare con le mezzali di riferimento. Sia lo sloveno sia Marchizza prima e Parisi poi, a sinistra, lo hanno fatto in maniera ottima, mostrando anche buona solidità in fase difensiva.

La coppia centrale: Gleison Bremer e Kalidou Koulibaly, giusto per non far passare nemmeno gli spifferi. Con Juric, il brasiliano si sta attestando come uno dei centrali migliori del campionato. Non solo forza atletica, ma anche tanto dinamismo e abilità nelle chiusure sia sull'uomo che nello spazio come ha dimostrato nell'ultima uscita a San Siro: come ha ben descritto il telecronista di DAZN Riccardo Mancini, Bremer usa diverse modalità di intervento e chiusura a seconda dell'avversario che ha di fronte. Se continua così, a giugno per lui si aprono le porte di una grande squadra.

Questa grande squadra potrebbe proprio essere il Napoli, il cui periodo di flessione è coinciso, guarda caso, con l'assenza di Koulibaly causa infortunio. Dopo un'annata appannata, il centrale senegalese è tornato ad abbinare in maniera perfetta tutte le caratteristiche che lo rendono uno dei centrali più forti in Europa, formando un'ottima coppia con l'insospettabile Rrahmani. Fino al suo infortunio, la squadra di Spalletti comandava la classifica con la difesa meno battuta in Italia.

A sinistra uno dei terzini più interessanti, per età e prospettive di crescita, dell'intero panorama europeo. Il passaggio da terzino a quattro a esterno a tutta fascia adottato da Mihajlovic ha permesso ad Aaron Hickey, classe 2002 (!), di mostrare tutte le sue qualità in fase di spinta e il suo mancino educato. Ma non solo, perchè lo scozzese è in possesso anche di un piede debole notevole, tanto da aver realizzato ben due gol di destro (l'ultimo, splendido, contro il Sassuolo) e da utilizzarlo quando è necessario entrare dentro il campo. Un terzino sfrontato, con l'83.8% (dati FBref.com) di passaggi riusciti nel campionato in corso. E poi guardatelo: potrebbe benissimo far parte dei Peaky Blinders.

IL ROMBO

Sarà per una predilezione particolare per i centrocampisti, ma ho optato per il rombo proprio per limitare le esclusioni e poter includere quattro centrocampisti che hanno dominato in questa prima metà di stagione. Il regista è ormai presente in qualsiasi classifica per rendimento, in Serie A, da almeno due anni: Marcelo Brozovic. Mente della creatura plasmata da Conte e ora perfezionata e "liberata" da Inzaghi, in fase di impostazione si posiziona sulla stessa linea di De Vrij, e poi comincia a duettare con qualunque giocatore si trovi attorno a lui. Mostro non solo di qualità e precisione ma anche di continuità, visto che ha iniziato da titolare tutte le diciannove partite di campionato disputate dall'Inter. A dimostrazione della sua centralità nel sistema nerazzurro, è il giocatore con più passaggi effettuati in campionato: 1380 (dati kickest.it), con Maxime Lopez a inseguire.

Con le mezzali ci garantiamo una dose di inserimenti e gol senza soluzione di sosta. A destra Davide Frattesi, a sinistra Mario Pasalic. Non è una sorpresa per chi lo aveva già osservato nel mondiale U-20 e nella sua passata stagione al Monza, ma anche i più distratti si sono ora accorti del valore del centrocampista ventiduenne scuola Roma. Dopo un buon inizio di stagione in un centrocampo a due, Dionisi ha modificato il sistema del Sassuolo passando spesso a un centrocampo a tre, valorizzando così la principale dote di Frattesi: l'inserimento nelle aree avversarie. Sono già quattro i gol realizzati in campionato, dopo gli otto realizzati nella scorsa annata di B. A tutto questo abbina un'ottima dose di dinamismo, quantità ma anche una crescente sapienza nel gestire tanti palloni nella propria metà campo, in un Sassuolo votato all'impostazione da dietro. Non sbaglia chi lo paragona a un primo Marchisio.

Il croato si è dimostrato, invece, il trequartista più concreto e continuo rispetto a tutti gli altri trequartisti in possesso di Gasperini. Pessina, Ilicic, Malinovskyi, Miranchuk: chi per un motivo, chi per un altro, tutti e quattro hanno offerto luci e ombre, proprio come faceva il croato anche nelle sue due ultime stagioni bergamasche, dove infatti non aveva mai totalizzato un alto minutaggio - anche per via di alcuni infortuni -. L'highlight stagionale è senza dubbio la tripletta siglata con il Venezia. Seppur meno qualitativo dei colleghi di reparto di piede mancino, la sua maggior concretezza, fisicità e abilità di buttarsi negli spazi ha permesso a Pasalic di ritagliarsi un ruolo di primo piano nella stagione dell'Atalanta: sette reti e cinque assist sono uno score parziale sensazionale.

Sulla trequarti Antonin Barak. Nel contesto creato da Tudor, alle spalle di Simeone (o Kalinic) sia Caprari che Barak hanno inanellato una serie di prestazioni di alto livello. Più in appoggio alla punta il fantasista ex-Sampdoria, più libero di svariare e legarsi al centrocampo il trequartista ceco, Barak in questa stagione sembra aver capito come poter sfruttare a pieno le proprie doti fisiche e atletiche, migliorando sensibilmente nella gestione dei palloni e nei movimenti lungo l'arco offensivo. Anche in questo caso, i numeri sono soltanto la conferma delle sue prestazioni: cinque gol e tre assist in quindici presenze.

IL DUO OFFENSIVO

Due slot sono sempre troppo pochi, e in questo senso lo sbarramento del poter scegliere soltanto un giocatore per squadra ha permesso di non includere attaccanti che hanno comunque realizzato una prima parte di stagione di alto livello: dal duo nerazzurro formato da Dzeko e Lautaro Martinez alla rivelazione Beto, passando per Zapata, Simeone, Ibrahimovic, Osimhen fino a quando è stato presente, Leao, Scamacca, Immobile, Pinamonti.

La prima scelta è ricaduta su un fedelissimo di Maurizio Sarri: Pedro. In mezzo alle prestazioni altalenanti della squadra, alle difficoltà di Luis Alberto, ad alcune pause di Milinkovic-Savic e Felipe Anderson, e all'interno di una struttura sarriana da perfezionare anche per via di diversi giocatori non inclini alla filosofia del tecnico, Pedro è stato il giocatore offensivo più continuo e decisivo della Lazio. Il suo rendimento è ancor più da sottolineare in seguito al modo con cui è stato scartato da Mourinho, al suo arrivo sulla panchina giallorossa: in poche settimane e anche in maniera poco prevedibile, vista la parabola che stava prendendo la sua carriera, Pedro è diventato una delle garanzie della Lazio sulla fascia destra, libero di svariare sul fronte offensivo anche grazie alla sua abilità di utilizzare destro e sinistro. Da diverso tempo non si dimostrava così decisivo e concreto, così leader: sette gol e tre assist, molti di questi decisivi ai fini del risultato.

Al suo fianco non può che esserci il capocannoniere del campionato, Dusan Vlahovic. Dopo le primissime partite, in cui la Fiorentina non riusciva a trovare la sua punta di riferimento con i giusti movimenti codificati, come ammesso dallo stesso Vincenzo Italiano, il centravanti serbo non si è più fermato. Sedici gol in diciannove presenze, otto gol consecutivi in sei partite tra Milan e Sassuolo, trentatré gol nell'anno solare 2021. Il tutto, a soli 21 anni: da giugno dovrà logicamente misurarsi con un calcio di livello più alto, e questo passaggio non sempre è scontato, ma Dusan sembra avere tutto - la cattiveria, il gol nel sangue, la mentalità, i movimenti da '9' navigato - per poter essere uno degli attaccanti di riferimento dei prossimi anni.

E voi, seguendo il criterio utilizzato, chi avreste scelto?

  • 26 anni a base di fùtbol, racchette e capitali del mondo. Contro gli anglicismi inutili.

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