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- di Niccolò Frangipani

Lucas Torreira, l'uomo ovunque


La Fiorentina sembra aver finalmente trovato in Lucas Torreira il suo regista e l'uruguayo sembra tornato il giocatore che aveva stregato mezza Europa con la maglia della Sampdoria. Ma non c'è niente di meglio che i numeri per capire l'impatto di Torreira nella nuova Fiorentina di Vincenzo Italiano.


Firenze e l'Uruguay

A chi pensiamo quando ci viene chiesto chi sono stati i più grandi stranieri della storia della Serie A? Sicuramente i più giovani di noi penseranno a Cristiano Ronaldo, Ibrahimovic o Kaka’. Facendo questa domanda ai nostri padri le risposte potrebbero andare dal mitico trio olandese del Milan, passando per Maradona, Platini, Zico e Rumenigge fino ad arrivare al Gre-No-Li o alla coppia leggendaria della Juve formata da Omar Sivori e John Charles. Ma sono quasi sicuro che a nessuno pensando agli stranieri e - in particolare - ai sudamericani che hanno lasciato il segno nel nostro campionato verrà alla mente il nome di Pedro Petrone, il primo straniero nella storia della Fiorentina.

L’Artillero era arrivato sulle sponde dell’Arno nel luglio del 1931, a 26 anni, in quello che oggi potremmo definire come il prime di un calciatore; e oltre a portare con sé una collezione sconfinata di vinili di tango che gli faranno compagnia nella sua casa di via Ponte alle Mosse, in dote ha 116 gol in 108 partite con il Nacional, 21 gol in 19 partite con la nazionale uruguaya, due ori olimpici, due coppe America e il titolo di campione del mondo conquistato nel primo mondiale della storia. Fin dal primo giorno a Firenze tutti si rendono contro che per quanto buona fosse la rosa fino a quel momento l’uruguayo sembra praticare un altro sport, era come se una neopromossa di oggi acquistasse Suarez per rinforzare l’attacco, una cosa mai vista. Tutti sulle rive dell’Arno stravedevano per Perucho - vezzeggiativo con il quale era conosciuto Petrone in patria - e in particolare il marchese Ridolfi, che dopo aver fondato la Fiorentina cinque anni prima aveva affidato le chiavi della squadra a quel fuoriclasse venuto dal mare.

Ma Petrone non è un giocatore come tutti gli altri e questo influisce sulla sua vita dentro e fuori dal campo: oltre ad essere il giocatore più pagato della rosa (circa 2.000 lire al mese, il reddito medio in Italia era di 2.884 lire all’anno) è anche il più stravagante e divo. Gira per Firenze indossando cappelli a tesa larga e ghette, si sposta con la carrozza e, dopo aver segnato il gol che consegnerà la prima vittoria della storia contro la Juventus l’8 gennaio 1933, chiede e ottiene dal presidente una Fiat 508 Balilla dal valore di circa 11.000 lire. Petrone è molto forte, sarà capocannoniere a pari merito con Angelo Schiavo nella stagione 1931/1932 con 25 gol (primo straniero della storia), è molto amato da tutti ma, come tutte le stelle, è restio a prendere ordini o indicazione su come debba giocare.

Nella stagione 1932/1933 il marchese mette in piedi una squadra pronta a interrompere l’egemonia della Juventus iniziata un paio di stagioni prima e, ovviamente, la punta di diamante è l’Artillero di Montevideo. Le prestazioni della squadra sono in linea con le aspettative e anche Petrone non delude le attese. Fino a che, durante la partita casalinga persa 0-1 contro la Triestina, l’allenatore Felsner chiede a Petrone di spostarsi sulla fascia. Pedro ignora l’indicazione dell’allenatore e rimane dov'è, scatenando l’ira del presidente Ridolfi che, terminata la partita, lo sospende a tempo indeterminato e lo multa per 2.000 lire.

Questo è troppo per Pedro, va bene le belle macchine, i soldi e il lusso ma non devono permettersi di dirmi come giocare. Accecato dalla rabbia fa le valige e, dopo aver preso un treno, salpa da Genova per tornare a Montevideo. Tornerà solo una volta a Firenze, molti anni dopo, quando ormai è la fotografia sbiadita di se stesso. 

Firenze e l’Uruguay, due mondi lontanissimi geograficamente, ma uniti per la prima volta quasi cento anni fa dal calcio; abile sarto che con un filo ben tirato sa collegare anche gli angoli più sperduti di mondo. Questo filo ha iniziato a ri tessersi l’ultimo 25 agosto, quando la società viola ha annunciato il tesseramento di Lucas Torreira, che sarebbe stato il sedicesimo uruguayo nella storia della Fiorentina. 

Torreira era stato inseguito dalla Fiorentina per circa quattro sessioni di mercato per coprire quel buco a forma di regista che troppo ha condizionato gli ultimi campionati viola. Con l’arrivo di Vincenzo Italiano sulla panchina i dirigenti hanno riempito il buco con uno dei migliori giocatori disponibili sul mercato.

Ma vediamo perché Torreira è così importante per il sistema di Italiano analizzando il suo contributo in entrambe le fasi di gioco. 

Fase offensiva

Torreira non è quello che potremmo definire “regista classico”, è più un trequartista che gioca davanti alla difesa; infatti quello era il suo ruolo nei Montevideo Wanderers e nelle prime partite con il Pescara in Europa. Ma poi Massimo Oddo ha avuto la brillante intuizione di abbassarlo per sfruttare le ottime letture difensive di Lucas, ma su questo torneremo dopo.

L’indole di trequartista di Lucas traspare soprattutto quando la sua squadra inizia l’azione dal basso: a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare da un regista puro Lucas non si abbassa fra i difensori per iniziare l’azione ma delega questo compito a Martinez Quarta e Milenkovic, non abbandonando mai il centro del campo dove riceve il pallone dai terzini o dalle mezze ali pescate dai centrali. Qui Torreira può mettere in mostra uno dei fondamentali che più passano inosservati del suo gioco: il controllo orientato. In questa porzione di campo Lucas è ottimo nel farsi dare il pallone e, con il minimo dei tocchi possibili, nel pulirlo per far uscire la squadra sugli esterni.

Un dato che ci mostra l’importanza di Torreira in fase di impostazione è il numero di volte che è stato destinatario di un passaggio da parte dei compagni: 469 con una percentuale di ricezione del 96.2%. Se Torreira è preziosissimo quando la palla ce l’hanno i compagni diventa imprescindibile con la palla nei piedi. Dei 643 palloni che Torreira ha toccato fin qui in Serie A 565 si sono convertiti in tentativi di passaggi per i compagni con un percentuale di successo del 89.2% (504 passaggi riusciti su 565). Le squadre di Italiano si sono sempre contraddistinte per compattezza e vicinanza fra i reparti, è grazie a questa impostazione tattica che si spiega l’utilizzo così massiccio da parte di Torreira dei passaggi medi (252/274), circa il 49% dei passaggi totali tentati, la distanza coperta coi passaggi ci da anche un indicatore di quanto vistoso sia Lucas in campo, infatti in questa prima parte di stagione ha effettuato appena 117 passaggi lunghi, il 20% del totale. Prediligendo i passaggi rasoterra per tagliare il campo e mettere in moto gli esterni prendendo in contro tempo la difesa.

Ma facciamo ora un passo indietro, a ciò che avviene prima del passaggio: generalmente Torreira è posizionato spalle alla porta rivale e spesso viene marcato a uomo da un centrocampista avversario. Questo però non gli impedisce di proporsi per ricevere un passaggio e, sfruttando la buona tecnica che ha con entrambi i piedi, di non perdere la palla anche se pressato. E’ riuscito a superare il pressing 67 volte con un passaggio in questo campionato e 3 volte con un dribbling. Una volta superato il diretto marcatore e liberatosi del pallone il lavoro di Lucas non si esaurisce ma continua accompagnando l’azione formando un centrocampo a due con la mezz’ala che non si è buttata in area per un inserimento, sono 106 i tocchi effettuati dalla trequarti offensiva in avanti, su un totale di 643 tocchi (16.45%). 

Negli aspetti del gioco meno parametrabili si può apprezzare ancora meglio l’importanza di Torreira per la Fiorentina, soprattutto perché è il centrocampista che meglio sa dettare i tempi nella rosa a disposizione di Italiano. Non sempre Torreira serve gli esterni o guarda avanti a sé ma, con il favoloso senso tattico di cui è dotato può cercare il difensore che non ha iniziato l’azione o il terzino di riferimento effettuando un passaggio breve, tipo di passaggio che costituisce il 28.6% di quelli effettuati dall’uruguayo, con una precisione del 93.8%. Questo ha portato Torreira alla  costruzione della Fiorentina: l’uscita ritmata, con rapidità e pausa alternate che disorientano il pressing avversario e creano superiorità con un semplice cambio di ritmo. 

Fase difensiva

Come abbiamo visto Torreira è un punto di riferimento per i compagni in fase d’attacco. Quando la squadra di Italiano deve decidere come attaccare le difese avversarie il pallone finisce sempre nei piedi di Lucas che, come un generale in campo, indirizza la palla - e di conseguenza i compagni - verso la zona di campo più favorevole all’attacco. Se Torreira è più vistoso quando la sua squadra ha il possesso non deve passare in secondo piano il lavoro che fa senza palla, quando la squadra deve difendere. In questa fase di gioco Lucas assomiglia di più a un regista classico per compiti ed impostazione tattica.

Generalmente Italiano chiede all’uruguayo di giocare sulle linee di passaggio e quasi mai infatti vediamo Torreira impegnato a marcare uomo su uomo, cosa che fanno molto bene Milenkovic e Martinez Quarta alle sue spalle. Se la squadra avversaria decide di optare per una costruzione dal basso non è raro che Torreira sia il primo a pressare l’uscita del pallone aggiungendosi a Vlahovic e occludendo le linee di passaggio ai centrali avversari, se invece l’azione diventa pericolosa più vicina alla porta viola Lucas si posiziona in mezzo, ma qualche metro avanti ai due difensori e agisce da vero e proprio schermo, chiudendo le linee di passaggio. In entrambi i casi Torreira è fondamentale per difendere il corridoio centrale di campo potendo contare su un sistema difensivo che lo valorizza e sulla cattiveria con cui si avventa sul pallone.

Per un centrocampista che presidia quella zona di campo è molto importante saper legge dove finirà un passaggio ma anche avere il coraggio di affrontare in uno contro uno l’avversario diretto, qui Lucas è uno dei migliori della squadra avendo subito appena 8 dribbling su 18 tentativi (55.6% di dribbling fermati). Quando il pallone vaga davanti all’area di rigore un buon difendente deve capire quando e come intervenire per non mandare fuori giri i compagni di reparto, Torreira difende questa zona di campo utilizzando sia i contrasti in piedi, 14 vinti su 24 tentati (58.3% di successo), sia lavorando sulle linee di passaggio, fin qui in campionato è a quota 18 intercettazioni.

Nonostante la sua ruvidità in fase difensiva è molto difficile che il nome di Torreira appaia sul referto arbitrale, per un giocatore che fa della difesa una parte preponderante del suo gioco 2 ammonizioni e 13 falli commessi sono un’inezia, soprattutto pensando al bottino che porta in dote quando si tratta di subirli i falli, 18 volte fin qui è stato fermato con un intervento falloso.

La fase difensiva pretesa da Italiano deve iniziare il più vicino possibile alla porta rivale, anche in questo caso Torreira è fondamentale per l’allenatore che lo impiega come attaccante aggiunto per andare a prendere a uomo il regista avversario che si abbassa fra i centrali a costruire dal basso.

Questo è stato uno dei temi tattici di Fiorentina-Milan, con Torreira francobollato a Tonali. Italiano chiede molto ai centrocampisti di correre in avanti per recuperare il pallone, infatti tra i primi quattro giocatori per pressing tentati troviamo tre centrocampisti: Bonaventura (54 successi su 197 tentativi), Duncan (46/169), Vlahovic (41/153) e Torreira (41/151). Se il pallone viene recuperato alto Lucas non esita un attimo nel servire il tridente d’attacco, accompagnato da una delle due mezze ali che si inserisce in area; se invece il recupero avviene vicino alla propria porta Torreira preferisce ordinare la squadra prima di attaccare magari effettuando anche delle U con i componenti della difesa, per poi uscire, sempre con un occhio agli esterni. 

Il più grande punto debole di Torreira in difesa è l’altezza, ma lo staff di Vincenzo Italiano ha saputo mascherare questa sua debolezza utilizzandolo come una sorta di battitore libero sui calci d’angolo. Mentre la squadra avversaria posiziona il pallone per battere Lucas si disinteressa completamente dell’azione per posizionarsi nel cerchio di centrocampo, ovviamente coi piedi all’interno della sua metà campo costringendo la squadra avversaria a saltare con un uomo in meno. Se il pallone è preda della difesa i compagni sono abilissimi nel pescarlo per innescare un uno contro uno, quasi letale a Milan, Spezia e Bologna. Un altro punto debole di Torreira è la gestione fisica durante la partita, e ciò lo costringe a uscire spesso in anticipo per avere qualche minuto di riposo ma, con il diradarsi degli impegni con la nazionale Lucas potrebbe giocare sempre più partite interne da qui a fine campionato. 

Torreira è evoluto: dalla seconda punta arrivata dall’Uruguay, al ruba palloni di Genova, fino al regista di trama che sta diventando a Firenze.

Questa evoluzione di Lucas sta andando pari passo con quella della Fiorentina, che lo ha voluto e ora lo ha messo stabilmente al centro del villaggio, tanto che si parla di un riscatto imminente. Per ora Italiano si gode il suo generale in campo, sperando che sia un punto di partenza per costruire una squadra per tornare in Europa, ma prima Lucas deve conquistare l’accesso al mondiale in Qatar con La Celeste. Per dare seguito alle imprese di Petrone e compagni.

(tutti i dati presenti nell'articolo sono aggiornati a Bologna-Fiorentina del 5 dicembre 2021)

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