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3 min

- di Francesco Grippa

Considerazioni sparse post Mondiali di Scacchi


Magnus Carlsen si conferma re indiscusso della scacchiera. Vince il campionato del mondo e inaugura il suo quinto regno: è il migliore di tutti i tempi?


- Magnus Carlsen V. Il norvegese (stra)vince la sfida mondiale contro Ian Nepomniachtchi, mai davvero in grado di impensierire il campione in carica. È il 5° successo per Carslen, che resterà sul trono degli scacchi per almeno un decennio (il primo successo è datato 2013 contro l’indiano Anand) e si ripresenterà al prossimo appuntamento iridato del 2023. Il norvegese aggiorna per l’ennesima volta il libro dei record; lo fa con irrisoria semplicità e confermando ampiamente i pronostici della vigilia. La candidatura al titolo di GOAT è sempre più prepotente;

- Una memorabile sesta partita fa da spartiacque dell’evento. Dopo le patte dei primi 5 episodi, in cui è il russo ad avere più da recriminare per un paio di occasioni mancate (soprattutto nella seconda partita, una catalana, dove gioca col Nero ritrovandosi con un pedone in più), Carlsen mischia le carte in tavola aprendo per la prima volta col Bianco 1. d4 senza seguire una linea teorica ben precisa. La sfida è un climax di emozioni in cui entrambi si ritrovano a giocare con pochi secondi sul cronometro e si conclude con un finale di donna contro torre, cavallo e due pedoni. Come suggerisce il computer sarebbe teoricamente un’altra patta, ma nonostante un’ottima difesa di Nepo, Carlsen connette magistralmente i suoi pezzi e compie un vero e proprio miracolo convertendo una minima posizione di vantaggio alla 136a mossa. È la partita più lunga della storia del Campionato del Mondo (7 ore e 45 minuti) e rompe definitivamente l’equilibrio;

- Da quel momento in poi Nepo perde gradualmente fiducia e lucidità. Le ultime partite sono un’agonia, col russo che commette due blunder tanto clamorosi quanto decisivi sia nella ottava che nella nona. Sono errori difficilmente giustificabili a questi livelli, che manifestano quanto possa essere psicofisicamente logorante un evento di tale durata e portata mediatica. Solo Carslen sembra immune a ciò che lo circonda ed approfitta senza indugio delle indecisioni dell’avversario. Alla fine bastano 11 delle 14 partite previste per decretare il vincitore: il punteggio finale recita 7½ - 3½, con 7 patte e addirittura 4 vittorie del norvegese;

- A dire il vero questa volta vincono (quasi) tutti. Vince ovviamente Carlsen, che ultimamente aveva mostrato qualche crepa di troppo e che invece si presenta all’appuntamento più importante in forma smagliante, come solo i migliori sanno fare. Vince la federazione, che finalmente dopo anni di lotte interne, scissioni e cambiamenti, sembra aver finalmente trovato una formula vincente, in grado di coinvolgere gli appassionati, senza gravare sui contendenti. Vincono soprattutto gli scacchi, forse l’unico gioco/sport a trarre beneficio dall’era COVID. I servizi di live streaming offerti da Facebook e Twitch sono stati di facile fruibilità e soprattutto hanno garantito una copertura eccellente dell’evento. Il commento tecnico di campioni del calibro di Giri e Caruana ha offerto nuovi spunti e trame di gioco altrimenti ignote, consentendo anche ai meno avvezzi di avvicinarsi al mondo della scacchiera;

- L’unico a perdere è, dispiace dirlo, Ian Nepomniachtchi. E dire che col convincente successo ottenuto mesi prima nel Torneo dei Candidati il russo sembrava aver definitivamente compiuto il salto di qualità. Invece, dopo l’inizio promettente, la differenza di tenuta mentale e di varietà di gioco viene crudelmente a galla: nonostante la linearità del suo gioco (si è affidato quasi esclusivamente alla partita spagnola col Bianco e alla difesa Petrov col Nero) il russo è troppo impreciso, non riuscendo a capitalizzare posizioni di (relativo) vantaggio; gioca quasi a memoria, non approfittando del tempo a disposizione e mostrandosi nervoso ed impaziente; si consegna all’avversario dopo la maratona della sesta partita, senza mostrare cenni di reazione. Si ripresenterà di diritto al prossimo Torneo dei Candidati, sperando che nel frattempo riesca a trarre solo il meglio da quest’esperienza.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Classe ‘97, genuinamente salernitano. Sta per completare il proprio percorso di studi e cerca di conciliare la passione per la fisica con quella per lo sport. Prestato prima al basket e poi al calcio, ma da sempre innamorato del tennis. Adora la musica rap, il cinema thriller e soprattutto leggere e raccontare.

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